Giovani calabresi “verso il lavoro 2.0”

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mano-su-computerL’89,7% degli studenti calabresi di età compresa tra i 16 e i 18 anni ritiene che navigare sul web correttamente aumenti la possibilità di trovare lavoro e che i nativi digitali abbiano competenze e conoscenze che, nel lungo periodo, saranno sempre più richieste dalle aziende

di Dominella Trunfio

È quanto emerge dalla ricerca «Verso il Lavoro 2.0. Creare valore con le competenze in rete» realizzata dal Censis con il contributo della Regione Calabria, presentata a Roma da Andrea Toma, responsabile del settore Formazione e Innovazione del Censis e discussa, tra gli altri, da Pippo Pagano, membro della Commissione Lavoro del Senato, Mario Caligiuri, assessore alla Cultura della Regione Calabria e Giuseppe Roma, Direttore Generale del Censis.

Un’indagine condotta su un campione di 800 studenti interrogati su diversi scenari: tecnologie e lavoro futuro, competenze digitali e opportunità professionali, sfide dell’innovazione, pro e contro del lavoro in rete, start up calabresi e imprenditoria.
«Abbiamo intervistato» ha spiegato Andrea Toma «giovani calabresi all’ultimo anno delle superiori e ne è emerso un quadro molto interessante. In quanto nativi digitali i ragazzi, infatti, hanno sviluppato inconsapevolmente delle abilità che potranno essere ben spese nel mercato del lavoro futuro, non a caso l’83,6% di loro, è convinto che il web e il suo utilizzo creerà nuovi profili professionali».


Ascolta qui l’intervista audio ad Andrea Toma 


Secondo quanto emerso dalla ricerca, perfino le modalità di occupazione cambieranno in positivo: il 72,1% pensa, infatti, che sarà più facile fare impresa grazie ai minori oneri di investimento iniziali, il 74,1% che si lavorerà meglio anche da casa riuscendo a conciliare di più vita privata e professionale. Una ventata di ottimismo offuscata da una discreta maggioranza di intervistati, il 53,4%, che sostiene che sarà più difficile conservare il lavoro poiché, la rapidità del processo innovatore, accelererà l’invecchiamento delle competenze. Tuttavia, nel breve periodo, quest’ultimo dato non sembra preoccupare gli studenti, il 51,5% esprime, infatti, il desiderio di continuare a studiare dopo la scuola superiore e solo il 26,7% di voler iniziare a lavorare.

Altro tassello della ricerca presentata da Toma, il rapporto con le applicazioni informatiche e la rete. Il 90% degli intervistati ha in tasca uno smartphone, l’ 82,8% ha un pc fisso o portatile e il 44,9% possiede un tablet. Il diffuso possesso di apparecchiatura elettronica si sposa con l’accesso alla rete: il 73,4% naviga almeno un’ora al giorno e il 19,5% è sempre connesso.
«Il 97%» ha continuato Toma «utilizza i social network come Facebook e Twitter in maniera corretta. Una dimestichezza che permette poi di saper elaborare file audio e video, di caricarli su Youtube, di sviluppare competenze come graphic design».

La ricerca ha poi analizzato il mondo delle start up calabresi, un fenomeno in continua crescita.
«La Calabria» ha aggiunto il responsabile Formazione e Innovazione Censis «può vantare un tessuto di start up solido e ambizioso. Secondo Infocamere è la regione italiana in cui quest’anno si è rilevato il maggiore incremento in termini percentuali (+263%)».
Molti degli start upper vengono da esperienze all’estero, sono in contatto con realtà simili alle loro al di fuori dei confini nazionali, intrattengono talvolta partnership con grandi aziende multinazionali, ma è in Calabria che hanno deciso di dare sbocco alle loro idee di business. Micro, smart e sharing sono i tre caratteri che in estrema sintesi possono meglio riassumere i connotati delle start up studiate in Calabria. «Oltre alla dimensione contenuta e alla forma flessibile, al forte dinamismo e l’inesauribile slancio innovativo che le contraddistingue» ha concluso Toma «è stato sorprendente realizzare quanto tutte le realtà studiate collaborino tra loro, sviluppino progetti e commesse in comune, condividano problemi e soluzioni e si sostengano reciprocamente, anche al di là delle comuni logiche di mercato».