I nuovi finanziamenti rosa al centro del Workshop organizzato da Donna in Affari

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daniela-molinaPuntare sull’universo femminile conviene all’economia italiana. Daniela Molina: “Le donne hanno una marcia in più”. A breve online il video dell’evento

di Daria Contrada

Finanziamenti di ultima generazione e organizzazione del business plan. Donna in Affari, giornale online specializzato in lavoro, formazione e imprenditoria femminile, lo scorso 22 ottobre ha organizzato un workshop per dare un supporto alle numerose donne che hanno avviato o hanno intenzione di avviare una propria impresa.

Aprendo il seminario il direttore responsabile del periodico, Daniela Molina, ha evidenziato che “in questi tempi di crisi ormai perdurante si è scoperto che le donne hanno un asso nella manica e rappresentano una risorsa in più per uscire dalla crisi”. Creatività, capacità organizzativa, senso di responsabilità verso l’ambiente e la società, resistenza e capacità di affrontare la crisi sono alcuni degli ingredienti che l’universo femminile mette in campo meglio dei colleghi di sesso maschile. Se i tre elementi base dell’imprenditoria sono “l’idea, lo spirito d’iniziativa e i capitali da investire”, Molina ha spiegato che “esistono numerose opportunità per avere capitali: bandi, concorsi, premi, fondi di garanzia, ma spesso domanda e offerta non si incontrano. Noi siamo certi di aver bisogno di quei finanziamenti” e il workshop vuole proprio “rispondere a qualche domanda, risolvere qualche dubbio”.

Per la rappresentante dell’assessore allo Sviluppo economico della Regione Lazio, Francesca Rosati, “una collaborazione stretta con gli enti pubblici può costituire un valido aiuto per le imprese in generale, e per quelle femminili in particolare”. Tra le misure di sostegno, Rosati ha citato il microcredito regionale, “uno strumento destinato ai soggetti deboli, tra cui le donne, che negli anni ha aiutato molto ad avviare le attività”. Dati Unioncamere alla mano, il tasso di natalità delle imprese femminili nella Regione Lazio ha avuto una crescita maggiore rispetto ad altre Regioni, anche più virtuose, segno che il microcredito regionale rappresenta “un’azione mirata che ha dato dei risultati”.

maria-lustri“In Italia non c’è una policy per l’imprenditoria femminile”. La denuncia è arrivata dal funzionario della Direzione Generale per gli incentivi alle imprese e componente del Comitato Unico di Garanzia del ministero dello Sviluppo Economico, Maria Lustrì, che ha lanciato un appello “alle istituzioni e ai media: bisogna farsi presente presso gli organi politici per introdurre qualcosa di specifico nelle programmazioni economiche europee e regionali 2014-2020”. Lustrì ha mostrato come il termine ‘imprenditoria femminile’ non abbia una definizione univoca: in Italia, ad esempio, secondo l’articolo 2 della legge 215 del 1992, un’impresa è rosa se il titolare è donna ed è costituita in misura non inferiore al 60 percento da colleghe: una definizione “non più attuale. Addirittura nel calcolo delle imprese femminili non sono inserite le libere professioniste”. Tra i nuovi finanziamenti prettamente femminili, oltre al Fondo di Garanzia, che è “uno strumento che funziona e che può essere utilizzato”: ‘Donne in start-up’ per l’avvio della libera professione, ‘Investiamo nelle donne’ per lo sviluppo della libera professione e ‘Donne in ripresa’ per supportare le lavoratrici che per effetto della crisi attraversano una momentanea situazione di difficoltà.

Per il settore Comunicazione e stampa della Rappresentanza italiana della Commissione europea, Gianna Li Calzi ha parlato di come fare comunicazione relativamente alle offerte al cittadino, soprattutto sui finanziamenti europei: “mi piacerebbe innanzitutto proporre l’eliminazione della dicotomia imprenditoria femminile e maschile. L’Unione europea non fa tutte queste distinzioni, ma sente con forza l’importanza di questo tema”. Dopo aver distinto i Fondi europei in diretti e strutturali, Li Calzi si è soffermata sul primo dei due canali di sovvenzionamento, menzionando nuove linee di finanziamento agevolato: i programmi Horizon 2020 e Cosme, che offrono una grossa opportunità di sostegno agli investimenti in innovazione, ricerca e internazionalizzazione a beneficio della competitività.

Le imprese femminili “hanno affrontato meglio la crisi, assicurando in maniera migliore il risparmio” creditizio. Parola del rappresentante dell’ufficio Crediti dell’Associazione bancaria italiana, Francesca Macioci, che ha sottolineato che “in Abi non ci sono finanziamenti di genere, abbiamo già superato la dicotomia”. Macioci ha cercato di dimostrare che “le banche non hanno un atteggiamento ostile nei confronti delle donne. I problemi sono la cultura finanziaria, la fiducia dei confronti delle banche, la paura di sentirsi dire di ‘no'”. Tra gli interventi posti in atto, “le moratorie, cinque convenzioni con la Cassa Depositi e Prestiti per le piccole e medie imprese, il plafond Progetti investimenti Italia” e alcune misure a favore delle imprese a prevalente partecipazione femminile, tra cui un protocollo d’intesa a sostegno dell’accesso al credito nelle diverse fasi del ciclo di vita delle imprese, contenuto nel Fondo di Garanzia.

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“Per quanto fortemente colpite dalla crisi” ha affermato il presidente del Terziario Donna di Confcommercio, Patrizia Di Dio, “le donne non solo hanno mostrato negli ultimi anni una capacità di resistenza maggiore rispetto agli uomini, limitando gli effetti negativi sul sistema imprenditoriale, ma si sono dimostrate anche più in grado di intercettare gli spazi di innovazione, di cambiamento e di crescita offerti dal terziario facendo della crisi un’occasione per rimettersi in gioco e trasformarla in una vera e propria opportunità”. Secondo i dati dell’Osservatorio Confcommercio-Censis sull’evoluzione dell’imprenditorialità femminile nel terziario tra il 2009 e il 2013, il terziario femminile si conferma il settore più coraggioso: la quota di donne imprenditrici rimane invariata dal 2009 ad oggi (-0,3 percento contro il -10,7 percento dell’agricoltura e il -9,5 percento dell’industria) e cresce il suo peso sul totale dell’economia passando dal 66,6 al 69 percento. “Puntare sulle donne conviene all’Italia e alla sua economia”, ha precisato Di Dio.

Parlare di impresa femminile “non ha senso: il mercato non ha genere”, ha chiosato la rappresentante dell’ufficio promozione dell’area Finanza e Impresa di Invitalia, Beatrice Pernarella, che durante l’incontro ha messo a disposizione le proprie competenze per fornire un supporto “vero, pratico e concreto”. Rivolgendosi alle imprenditrici presenti in sala, Pernarella ha affermato che “fare impresa non è facile per niente: il linguaggio è complesso e c’è bisogno di consulenza. Noi gestiamo un portafoglio di incentivi vicini alla finanza etica, i cui principali progetti sono ‘Auto-impiego’, ‘Smart&Start’, ‘Autoimprenditorialità'”.

L’imprenditoria è “una fonte di lavoro, non soltanto perché è una forma di autoimpiego e perché può offrire direttamente dei posti di lavoro, ma anche perché fa lavorare l’indotto mettendo in circolazione denaro, movimentando l’economia” ha aggiunto il direttore Molina. “È la stessa Unione europea a chiedere agli Stati membri di stimolare l’imprenditorialità femminile. Le donne hanno un quid in più” e sanno affrontare la crisi economica meglio dei loro colleghi uomini.
È da qui che dobbiamo ripartire.