Parchi nazionali: opportunità di crescita per le imprese giovanili e femminili

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economia-parchi-nazionaliLa conferma arriva dai numeri, quelli del Rapporto ‘L’economia reale nei parchi nazionali e nelle aree naturali protette’, elaborato nell’ambito delle attività previste dalla Convenzione stipulata tra il Ministero dell’Ambiente e Unioncamere in tema di conservazione della biodiversità e sviluppo di economia sostenibile nelle aree protette. Noemi Roccatani

 

“Abbiamo un monopolio naturale nel mondo e dobbiamo fare in modo che contribuisca all’economia del paese. Il mio ministero è impegnato a dare il proprio contributo negli obiettivi del governo, che sono combattere la crisi e creare occupazione, e i parchi possono rappresentare la leva per il raggiungimento di questi obiettivi”. Così il ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti in occasione della presentazione del Rapporto  “Coniugare la conservazione della natura e la crescita di un’economia che pone l’ambiente come cardine del suo sviluppo rappresenta un passo oggi quanto mai necessario”.

In un contesto economico negativo, il valore aggiunto prodotto dalle imprese nei parchi è diminuito dello 0,6% a fronte di un calo, nel resto d’Italia, dell’ 1,8%. Ma se le imprese del  Nord e del Centro sono in armonia con l’ambiente dei Parchi, per quelle del Sud è vero il contrario: le imprese che lavorano nei parchi meridionali sono in difficoltà rispetto alle altre. Ma il Meridione ha Parchi, risorse e imprese, una rete che attende solo di essere valorizzata attraverso un indifferibile aggiornamento della cultura amministrativa locale. “Il dovere della politica è individuare misure di sostegno indirizzate a tutelare la vera ricchezza dell’Italia: risorse ambientali, beni storici archeologici e paesaggistici, le biodiversità”,  ha specificato il presidente della Commissione Ambiente del Senato Giuseppe Francesco Maria Marinello. Per Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera, “lo Studio chiude simbolicamente vent’anni di discussione sulla presunto contrasto fra economia e Parchi. Per troppi anni è esistita una visione negativa delle aree tutelate che invece oggi si rivelano soggetto importantissimo per l’economia reale del Paese. Nella realtà di oggi i Parchi sono luoghi dove si fa impresa: i dati dicono che le cose sono cambiate e da oggi è possibile considerare i Parchi come occasioni di economia per l’intero Paese.”  La conferma è arrivata da Ferruccio Dardanello, Presidente di Unioncamere, per il quale “le aree protette costituiscono un grande laboratorio di nuove pratiche innovative e ecocompatibili un polmone verde che, negli ultimi anni, è al centro di un interessante risveglio socioeconomico”.

Il rapporto mette a confronto il complesso delle aree ricadenti nei parchi nazionali e un raggruppamento di comuni a modesta presenza naturalistica – ma con caratteristiche economiche e localizzative simili a quelle delle aree naturali protette – per verificare il valore aggiunto pro-capite, ovvero un “effetto parco” in termini di capacità di generare valore da parte delle imprese. È stato così creato un elenco di comuni “not natural capital based” omogeneo con quelli dei parchi nazionali – definiti come comuni ‘natural capital based‘: in termini di valore aggiunto pro-capite, se la differenza fra comuni ricadenti nelle aree dei parchi nazionali e la media italiana è di quasi 8.000 euro a favore di quest’ultimo insieme, la forbice si restringe a circa 1.800 euro se confrontiamo i due gruppi sopra definiti.

I parchi occupano un’area di 15mila chilometri quadrati, pari al 5% del territorio italiani, un’area vasta quanto la Calabria. Il tasso di imprese giovanili è del 13,1% contro l’11,1% nazionale, mentre quelle femminili sono il 26,8% contro il 23,6%. Uno degli elementi che salta agli occhi, fra i numerosi dati del rapporto è la propensione dei giovani under 30 a trasferirsi (o spesso a tornare) nei comuni inseriti nelle aree protette: si tratta di un’inversione di tendenza quasi epocale, dal momento che i territori dei Parchi soffrono da tempo di spopolamento. Proprio il ‘processo di ritorno’ dei giovani, spiega il rapporto, ha arrestato lo spopolamento del territorio, con una presenza di under 30 del 31,2%, superiore alla media nazionale che è del 29,4 con punte del 38% in alcune aree del Meridione come il Vesuvio e il Gargano. E più interessante ancora è il fatto che i giovani vedono nei parchi e nelle aree protette un luogo in cui impiantare nuove attività imprenditoriali: il tutto si traduce in una densità imprenditoriale di 9,7 imprese ogni 100 abitanti, inferiore sì ma di molto poco rispetto al 10,2 della media nazionale con molti parchi capaci di andare oltre questa soglia (Cinque Terre, Monti Sibillini, Abruzzo Lazio e Molise tanto per citare tre realtà del Nord, del Centro e del Mezzogiorno). Ai 23 parchi, spiega il documento, si aggiungono i 2299 siti della rete Natura 2000, aree destinate alla protezione della biodiversità, che invece occupano 58mila chilometri quadrati e sono presenti in tutte le provincie, con una maggiore presenza al Sud. A completare il quadro anche 27mila aree marine protette e due parchi sommersi, dove operano quasi 52mila delle 180mila imprese dell’economia del mare.

 

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