Le start-up femminili e giovanili al VI Salone GammaDonna

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salone-gammadonnaQuando l’inventiva è a caccia di finanziamenti concreti.
Il nostro speciale dal Salone di Torino

Si è svolto il 1° e il 2 ottobre a Torino il sesto Salone dell’imprenditoria femminile e giovanile “GammaDonna”, evento pensato con la finalità di presentare nuove idee, strategie e tendenze del mondo aziendale, funzionali alla creazione delle imprese di oggi e domani.
Due le sedi dell’evento: un primo momento, di presentazione e anteprima del Salone, si è tenuto il 1° ottobre al teatro Regio di Torino. In questa occasione Valentina Parenti, Amministratore delegato dell’agenzia di comunicazione “Valentina Communication”, ha tracciato, in un’intervista a cura di Donna in Affari – media partner dell’evento insieme a tanti altri media nazionali – le tappe salienti del percorso di GammaDonna.

La giornata centrale del Salone è stata quella del 2 ottobre, al Campus torinese Luigi Einaudi. Una occasione per discutere di come rinnovare il modo di pensare e fare impresa, a partire dalle testimonianze di imprenditrici, imprenditori, giornalisti ed esperti di tematiche aziendali.
Tra gli appuntamenti della giornata, la sessione di apertura “Nuovi modelli di business: i protagonisti si raccontano”, nel corso della quale sono state presentate sei case history protagoniste della neo-imprenditorialità selezionate in seguito ad una indagine dell’Osservatorio GammaDonna. Storie d’impresa nate dalle idee di cinque imprenditrici e un imprenditore di età compresa tra i 28 ed i 33 anni, definiti nel corso del Salone “portatori sani del gene del cambiamento” imprenditoriale.
Conosciamoli meglio.

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Walter Dabbico, torinese ‘doc’, ha 28 anni ed è l’amministratore delegato di GNAMMO, il più grande portale italiano dedicato al social eating. Con questo sito, Walter ha dato la possibilità, ad amanti di cucina e professionisti, di organizzare eventi culturali nelle proprie abitazioni o in altre location, per poi condividerle sulla piattaforma “gnammo.com”.
Erica Arena, ventinovenne catanese, è la co-fondatrice di Orange Fiber, start-up che sviluppa tessuti per la moda recuperando scarti e prodotti dell’industria degli agrumi.
Giulia Sateriale, 33 anni, bolognese, è l’Amministratore delegato di Social Seed, azienda che favorisce percorsi di innovazione sociale, offrendo servizi di accelerazione e mentoring per startup a vocazione sociale e imprese sociali già esistenti.
Stessa età, ma diversa provenienza, per Francesca Romana Gigli, romana, amministratrice di Leeloo, società interamente coniugata al femminile che si occupa di informazione e comunicazione a 360 gradi, incentrando la propria azione sullo studio di prodotti comunicativi con finalità sociali ed ambientali.
Nel parterre rientrano, anche, Lucia Dal Negro e Valeria Castellino. La prima, trentenne veronese, è la fondatrice di DE-LAB, attività volta a realizzare progetti strategici per le imprese, comunicazione sociale e consulenze sul business inclusivo. Valeria Castellino, infine, 32 anni di Cagliari, si occupa di information tecnology: tra i prodotti di punta c’è PromUpped, un’applicazione che consente di individuare gli operatori commerciali, turistici e culturali che offrono servizi e promozioni. Da una parte permette ai consumatori di usufruire di servizi a prezzi scontati ovunque si trovino, dall’altra consente ai gestori di pubblicizzare in modo autonomo le proprie offerte e raggiungere il pubblico anche in lingua straniera.

Imprenditrici e imprenditori che ce la stanno facendo, insomma, ma che non nascondono le difficoltà di fare business. I partecipanti al Salone concordano sul peso della burocrazia italiana, che spesso sa porre limiti di ogni tipo. Interpellati a rispondere alla domanda “cosa chiedereste per rinnovare il modo di fare impresa?” il panorama imprenditoriale che si è confrontato a Torino risponde dicento “capitali intelligenti e pazienti”, “detassazione degli utili investiti in ricerca e crescita”, “rispetto delle normative europee in materia di ambiente”, “procedure burocratiche più snelle e linguaggi più semplici”, “più formazione mirata accessibile on demand”. Sembra inoltre importante la partecipazione attiva delle istituzioni pubbliche, fino ad ora, secondo gli addetti ai lavori, incapaci di offrire supporto a livello di operatività e di formazione.
A partire da questi punti critici GammaDonna elaborerà, in vista della settima edizione del Salone, nell’autunno 2015, una serie di proposte di intervento, concrete e condivise, sul fronte burocratico, formativo, fiscale, da sottoporre agli enti competenti del sistema economico ed istituzionale.

(Le immagini di questo articolo sono state gentilmente concesse dalla fotografa Sabrina Gazzola)