Riforma del mercato del lavoro

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senatoI punti principali del disegno di legge delega approvato al Senato e ora alla Camera per la seconda lettura 

di Agnese Fedeli

Revisione degli ammortizzatori sociali, aggiornamento e ridimensionamento delle forme contrattuali con incentivi verso il tempo indeterminato, ma anche nuove norme che puntano alla conciliazione del tempo di lavoro e di vita e al sostegno alla maternità. Tanti i principi che rientrano nella Disegno di Legge delega su “Deleghe al Governo in materia di riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, nonché in materia di riordino della disciplina dei rapporti di lavoro e dell’attività ispettiva e di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro” appena approvato dal Senato e ora all’analisi della Camera. 

Vediamone i punti principali, in attesa dei decreti delegati che dovrà scrivere il Governo Renzi una volta approvata in via definitiva la legge delega.

Cos’è un disegno di legge delega. Non è un “Decreto Legge”, che viene promulgato in casi di necessità e di urgenza. Si tratta di un testo approvato dal Parlamento che delega il Governo ad esercitare la funzione legislativa, tipica delle Camere, su un determinato argomento. L’atto emanato dal Governo in base alla legge di delega è detto “decreto legislativo” o “delegato”, mentre la legge delega in sé è una legge ordinaria approvata dal Parlamento attraverso il normale iter procedurale. In seguito all’approvazione della legge delega, il Governo procede con la scrittura dei decreti delegati.
Dal punto di vista formale e di contenuto, una legge delega non ha propriamente un contenuto normativo, ma è formato da un oggetto definito – in questo caso ammortizzatori sociali, disciplina dei rapporti di lavoro e conciliazione – un tempo massimo entro il quale emanare i decreti delegati e una serie di principi e criteri direttivi.

Il testo approvato dal Senato. Non sono mancate le polemiche e le accuse tanto all’interno della maggioranza quanto con le minoranze e i sindacati, specialmente in merito al tema di una revisione o di un superamento dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Il testo del Disegno di Legge delega però è stato votato e approvato dal Senato e ora passa all’esame della Camera e delle sue Commissioni.
Tra gli obiettivi dichiarati del Disegno di Legge delega, il Governo definisce la semplificazione delle procedure amministrative e la riduzione degli oneri non salariali del lavoro, ossia sgravi fiscali per assunzioni e costo del lavoro a tutto tondo. I tempi? In apertura si legge che il Governo è delegato ad adottare uno o più decreti legislativi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge stessa in merito al riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali, tenuto conto delle peculiarità dei diversi settori produttivi. Tra gli altri principi direttivi in questa materia, anche l’estensione dell’ASpI ai co.co.co e piani di formazione per quanti si trovano in disoccupazione.

Sei mesi dall’entrata in vigore della legge delega anche per la stesura di uno o più decreti finalizzati al riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive. Tra i criteri cardine di questa sezione della legge anche la razionalizzazione degli incentivi all’assunzione già esistenti e dei fondi per l’autoimpiego e l’autoimprenditorialità. Molto spazio è dedicato alla nascita di una Agenzia nazionale per l’occupazione, che sarà partecipata da Stato, Regioni e Province autonome e che dovrebbe avere, tra l’altro, competenze gestionali in materia di servizi per l’impiego, politiche attive e ASpI.

Identici tempi sono previsti anche definire uno o più decreti contenenti disposizioni di semplificazione e razionalizzazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese. E’ in questa parte che nella legge delega potrebbe far capolino il riferimento all’articolo 18, in maniera non del tutto esplicita: tra i principi guida infatti si legge che il Governo si atterrà alla razionalizzazione e alla semplificazione delle procedure e degli adempimenti, “anche mediante abrogazione di norme”, connessi con la costituzione e la gestione del rapporto di lavoro.
Interessanti, tra gli altri criteri relativi a questa sezione, sempre nell’ottica di una maggiore semplificazione nella gestione dei rapporti di lavoro, il divieto per le pubbliche amministrazioni di richiedere dati dei quali esse siano già in possesso, l’abolizione della tenuta di documenti cartacei e l’individuazione di modalità organizzative gestionali per svolgere esclusivamente in via telematica tutti gli adempimenti di carattere amministrativo connessi con la costituzione, gestione e cessazione del rapporto di lavoro.

Si arriva così alla parte del testo di legge dedicata alle modalità che il Governo intende identificare e attuare per rafforzare le opportunità di ingresso nel mondo del lavoro a quanti sono in cerca di un impiego. Tra i criteri che guideranno il Governo, quando la legge delega avrà concluso il suo iter, ci sono l’analisi di tutte le forme contrattuali esistenti in vista di una modifica o soperamento di quelle forme incoerenti con il tessuto occupazione attuale, ma soprattutto la promozione del contratto a tempo indeterminato come forma privilegiata di contratto di lavoro. Il tempo indeterminato sarà più appetibile per i datori di lavoro perché il Governo intende renderlo più conveniente rispetto ad altre forme contrattuali. Si prevede inoltre l’inserimento del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all’anzianità di servizio per i nuovi assunti.

In chiusura, un’ampia sezione del testo di legge delega si occupa del sostegno alla genitorialità e, più in generale, alla conciliazione vita-lavoro. Entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge s’intende definire uno o più decreti delegati che facciano una ricognizione delle categorie di donne lavoratrici attualmente beneficiarie dell’indennità di maternità nella prospettiva di estenderla gradualmente a tutte le lavoratrici. Sarà introdotta una tax credit per incentivare il lavoro femminile per le donne lavoratrici autonome con figli minori o disabili e che si trovino al di sotto di una certa soglia di reddito, ancora da definire. Si prevede anche la possibilità per i lavoratori di cedere giorni di riposo aggiuntivi ai loro colleghi genitori di figli minori che necessitano di particolari cure e di presenza.

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