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Turismo digitale: il futuro è donna, ma occorre formazione

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turismo-digitaleAlla Fiera del Levante di Bari si è parlato di turismo digitale e di come colmare il gender digital divide, che impedisce alle donne che vogliono fare impresa di “spiccare il volo” in questo settore

di Amelia Vescovi

Sempre più italiani scelgono on line la meta delle loro vacanze. E una nutrita percentuale delle imprese turistiche, dal bed&breakfast all’agriturismo, dal ristorante al negozio di prodotti tipici, sono diretti da donne.

L’equazione è semplice: il turismo digitale è donna, o meglio, dovrebbe esserlo. Lo sarebbe se le aziende che si occupano di turismo sfruttassero pienamente le potenzialità offerte da internet. Di fatto molte, troppe imprese in Italia sono ancora digitaldivise, e non per assenza di connettività quanto per incapacità di utilizzare le risorse della rete. E il cliente, abituato ormai alla gestione on line delle proprie vacanze, predilige le aziende che si propongono in rete attraverso diverse modalità di promozione, ignorando il mondo sommerso di offerte vantaggiose che ancora viaggiano su canali non supportati dalle nuove tecnologie.

Colmare il gender digital divide, che impedisce alle donne che vogliono fare impresa di spiccare il volo, è l’obiettivo di Wister (Women for intelligent and smart territories), una rete, nata nel 2012, composta da 500 fra imprenditrici, comunicatrici, sociologhe, giuriste, che si sono incontrate per produrre innovazione al femminile e riqualificare il territorio. A partire da corsi di formazione dedicati alle donne che desiderano informarsi sul corretto uso della rete, per avviare start up, ottimizzare la produzione di aziende già esistenti, o anche semplicemente migliorare la qualità della vita.

Conoscere il web per far crescere la propria impresa: e quando si tratta di un’azienda turistica, si moltiplicano le opportunità di promuovere un prodotto attraverso internet. Diventa allora fondamentale saper utilizzare le nuove tecnologie, e attivare una vera e propria strategia digitale ad hoc per il turismo. Di questo si è parlato all’ultima edizione della Fiera del Levante, a Bari, nel corso del convegno “Il Turismo Digitale per la valorizzazione dei territori”, organizzato da Wister e da Stati Generali dell’Innovazione (Sgi).

“Con le competenze digitali” ha affermato nel corso del convegno Annalisa Fauzzi, destination maker ed esperta di Fondi europei per Turismo e Cultura “si dà concretezza all’experience e alle azioni di networking. Con queste competenze si crea valore e si attraggono flussi turistici”.
Durante il convegno sono emersi temi legati alla gestione dati ed all’importanza del feedback, all’esigenza di organizzare in maniera pianificata i dati al fine di renderli fruibili senza vincoli tecnologici, alla necessità di captare le tendenze della domanda on line. Perchè ora il turista che si collega, con le sue scelte e le sue azioni, modifica continuamente il maketing delle offerte: postando critiche o apprezzamenti sulle strutture turistiche sperimentate, creando community e gruppi relativi ad una meta turistica o semplicemente una specialità locale. Coniugare turismo e internet è quindi fondamentale per creare innovazione e promuovere l’occupazione femminile in questo settore. Per questo occorre avviare corsi di formazione specifici atti a profilare nuove competenze che creino una diversificazione dell’offerta.

“A livello italiano il turismo” ha spiegato Cristiano Radaelli, commissario straordinario dell’Agenzia Italiana del Turismo “copre circa l’11% del PIL dando impiego a 3 milioni di lavoratori. È un vero e proprio motore in grado di aumentare il prodotto interno lordo e creare ulteriore occupazione. Sotto questo aspetto il marketing turistico, anche quello digitale, è un mezzo per arrivare a questo fine, ma anche le modalità delle tecniche di mercato sono importanti ed in Italia si sta cambiando, lasciando la pubblicità generica a favore di un modo molto più aggressivo e competitivo. Stiamo ad esempio mettendo a punto una turist-card italiana, una carta dei servizi turistici rivolta agli stranieri e la stiamo sviluppando anche come applicazione per gli smartphone, così da avere riscontro dei gusti dei turisti e permetterci una promozione mirata anche sulle attività future. A livello regionale ci sono realtà, come la Puglia, che si sono mosse con anticipo, determinazione e visione sull’importanza del turismo”.

flavia-marzanoAd illustrarci più dettagliatamente lo stato dell’arte del digitale declinato al femminile è Flavia Marzano, Presidente di Wister, che abbiamo intervistato.

Come si posiziona indicativamente l’Italia nella classifica del gender digital divide?
Purtroppo l’OCSE nel suo Rapporto sul Global Gender Gap (allegato in chiusura di articolo) ci posiziona al 71mo posto e non si tratta solo di digital divide di genere ma di moltissimi altri parametri che non ci fanno davvero onore. In particolare i criteri valutati sono: partecipazione economica e opportunità, risultati formativi, salute e sopravvivenza, potere di rappresentanza politica.
Alcuni tra i primi in classifica sono “ovvi” come i primi quattro (Islanda, Finlandia, Norvegia, Svezia), ma prima di noi, molte decine prima di noi ci sono anche paesi che spesso valutiamo, erroneamente, non attenti a queste problematiche. La strada è ancora molto, troppo lunga. Dobbiamo essere tutti coinvolti, uomini e donne, politici e cittadini, scuole e imprese, tutti insomma per risalire la china di questa triste classifica.

Quali sono le principali cause del gender digital divide?
Prima di tutto l’educazione, quella che si riceve a scuola e a casa fin da piccoli.
Lo diceva già nel 1973 Elena Gianini Belotti con il suo libro “Dalla parte delle bambine” in cui ben descriveva l’influenza dei condizionamenti sociali nella formazione del ruolo femminile fin dai primi anni di vita. E’ evidente che se faccio giocare un bambino con il meccano o con una bambola le possibilità di apprendimento cambiano così come la visione su mondi non tanto tecnologici quanto di creatività e abilità che nel futuro faranno sì che si appassioni a materie scientifiche o meno.A questo si aggiungono condizionamenti culturali che fanno pensare che il mestiere di tecnico sia un mestiere da uomo mentre alla donna spettano più mestieri di “cura”.
Anche in questo contesto bisogna quindi intervenire dal basso e fin dalla più tenera età.

Turismo digitale: le donne sono ancora fanalino di coda?
Sul turismo le donne sono molto presenti a tutti i livelli, spesso anche manageriali, ma manca la parte relativa alle competenze digitali e non solo da parte delle donne. Qui è essenziale che vengano intraprese attività di formazione al digitale a tutti i livelli socio-culturali.

Quali opportunità di occupazione offre alle donne il turismo digitale?
In realtà alle donne come agli uomini il digitale porta ulteriori opportunità di business.
Non solo le informazioni turistiche sono molti più facilmente reperibili, ma è più facile farsi conoscere e in maniera attiva coinvolgere potenziali clienti. In questo, come nei social network, le donne sono molto più attive. Questa è un’occasione che non può e non deve essere perduta.

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