Usare le energie rinnovabili per la propria azienda

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agnese-cecchiniCome e quando è consigliato, il parere di un esperto  
di Agnese Cecchini, Direttore editoriale Gruppo Italia Energia

L’approccio alle fonti energetiche rinnovabili ha subito diverse correnti di pensiero negli ultimi anni. Dalla corsa all’oro dei primi incentivi, alle proteste disinnamorate degli investitori del boom, al sospetto misto a reticenza data dalla fredda valutazione costo/beneficio, fino ad arrivare oggi ad una ripresa della fiducia grazie alle potenzialità e ai risparmi messi in campo dall’efficienza energetica. Restando nel campo del solare, termico o fotovoltaico, i parametri da valutare sono diversi, ne parliamo con un esperto del settore Simone Quaratino, Direttore della Business Unit Componenti di Solon S.p.A.
In questo contesto come muoversi per scegliere se e come implementare una o più generazione da rinnovabile?

I parametri da valutare sono legati alla tipologia di azienda. Se sono un consumatore di energia nelle ore diurne posso pensare di abbattere di un 60-70%% i miei consumi con un impianto fotovoltaico e valutarne l’investimento. Altrimenti, se l’utilizzo della stessa avviene nelle ore notturne, ha poco senso impegnarmi in un simile investimento. Pertanto, con un autoconsumo del 60-70 % ho un ritorno dell’investimento in circa 6/7 anni. Considerate che un impianto garantisce una produzione ottimale per oltre 20 anni, e che la sua perdita di efficienza è meno dell’1% all’anno.

Pensando al fotovoltaico quale potrebbe essere un impianto standard che permetta ad una azienda di provvedere al proprio fabbisogno base? Di che range di costi stiamo parlando?
Fermo restando che, per definire quale impianto sia più idoneo al proprio fabbisogno, si parte sempre da una analisi dei consumi della propria bolletta elettrica. Considerato che 1 kWp di fotovoltaico copre mediamente una superficie del tetto di circa 8mq2 e che lo stesso può produrre annualmente, a seconda dell’area geografica, dai 1000kW/h (al nord Italia) fino 1600 kW/h (al Sud Italia), l’impianto ideale corrisponde al rapporto tra fabbisogno e producibilità. A seconda della taglia dell’impianto e degli eventuali costi correlati all’installazione, possiamo parlare di una spesa che si aggira tra 1.500€ e i 1.800€ a kWp
Per strutture di potenza fino a 20 kWp oggi è disponibile uno strumento statale di incentivazione che corrisponde all’erogazione per cinque anni di certificati bianchi da parte del GSE (Gestore Servizi Energetici).

Mentre rispetto al solare termico quali sono le prospettive di costi e consumi ideali?
Il solare termico è una fonte rinnovabile che gode degli incentivi del conto termico, erogati sempre dal GSE. Tali incentivi rispondono a parametri diversi e ci consentono di recuperare fino a circa il 40% dell’investimento.
L’installazione ideale è per utenze che impiegano acqua calda sanitaria a bassa temperatura come nel caso delle strutture ospedaliere e alberghiere oppure per usi industriali nel settore dell’alimentare (pastifici, produzione di acque, biscotti, salumifici, ecc). Per questa tipologia di impianti il prezzo si aggira intorno agli 800 € a mq2 di pannelli.
Sia per utenze industriali che per le strutture adibite all’ospitalità, un’altra tecnologia che si sta diffondendo è quella della cogenerazione, dove c’è un uso contemporaneo di energia termica ed energia elettrica . Tecnologia applicabile anche in ambito residenziale.

A quali altri costi si va incontro con questi impianti, intesi come fotovoltaico e termico? Mi riferisco a eventuali spese di manutenzione…
Sia l’impianto solare termico che fotovoltaico sono tecnologie statiche che non hanno particolari esigenze di manutenzione, se non quella di periodici check-up e pulizia dei pannelli. Stiamo parlando di interventi che valgono circa di 30/50 €/kWp all’anno per il fotovoltaico a circa 50 € a metro quadrato per il solare termico.