La cultura del territorio

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mariangela-giustidi Mariangela Giusti, Docente di pedagogia interculturale all’Università di Milano Bicocca

I movimenti nelle periferie delle grandi città di questi ultime settimane sono documentati da tante trasmissioni televisive. E’ una cosa positiva perché in questo modo le questioni che sembrerebbero circoscritte a un ristretto territorio diventano d’interesse comune, come è giusto che sia. 

Le persone che vediamo prendere la parola davanti ai microfoni dei giornalisti o davanti alle telecamere sono le più diverse: madri di famiglia, ragazzi ventenni, persone anziane, uomini sulla cinquantina esasperati e insofferenti. Dalle loro rimostranze emerge con molta frequenza il riferimento alla mancanza di decoro del territorio dove essi vivono, che è diventato negli ultimi anni sempre più terra di nessuno. Ribadiscono la necessità di usufruire di spazi sociali all’aperto (piazzette, giardini pubblici sicuri) che c’erano un tempo -trenta/quarant’anni fa- e che ora sono spariti. Le persone dichiarano che due fenomeni sono andati in parallelo: da una parte la perdita progressiva di tanti piccoli negozi vicinali; dall’altra il senso di abbandono che si è andato sempre più diffondendo. Ciò consente di fare una riflessone che va oltre gli aspetti sociali e interessa la formazione. Le persone che rivendicano il diritto a vivere i propri spazi di vita in sicurezza e decoro affermano al contempo la significatività della cultura del territorio, un complesso insieme di valori condivisi e di comportamenti insegnati e appresi, che vengono trasmessi, spesso inconsciamente, da una generazione all’altra.

piazzaCiascuno è plasmato e formato dalla propria cultura, che comprende forme di comportamento verbali e non verbali, valori e credenze cementati dentro di noi, dei quali spesso non siamo nemmeno consapevoli. Questi valori e idee profonde spiegano quello che vediamo e come lo vediamo, ciò che diciamo e come lo diciamo quello che decidiamo e come lo decidiamo, fornendoci quegli “occhiali culturali” attraverso i quali guardiamo il mondo. La cultura è complessa e stratificata, s’interseca certo con la cultura accademica e scolastica, ma comprende tanti riferimenti a elementi veicolati dallo sport, dal mondo del commercio, dalla musica, ecc. La presenza dei negozi caratterizzava in positivo i quartieri e le città medie e piccole. Se la crisi economica e la mancanza di sicurezza (frequenza di furti, danneggiamenti…) hanno come risultato che i negozi chiudono uno dopo l’altro, la questione non riguarda solo i proprietari di quei negozi, riguarda il decoro, le abitudini, la vita stessa di un quartiere, di una strada, di una piazza. Le persone che arrivano da Paesi diversi e decidono di vivere in un altro (in questo caso, l’Italia) se non hanno gli strumenti per la buona convivenza gli deve essere insegnata, prima che si arrivi a fatti gravidevono essere formati. Nel mondo di oggi persone appartenenti a culture differenti devono essere formate per interagire in modo pacifico, col rispetto verso le persone e gli spazi fisici nei quali (per scelta o per caso) si trovano a vivere. Ogni individuo è il risultato di influenze diverse. Il problema è che sono di più le influenze negative che si trasmettono da persona a persona che quelle positive. La “cultura del territorio” è un tratto caratteristico della cultura europea, che non è presente nella culture di altri popoli e che è difficile da far capire.