La riforma delle Camere di Commercio

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claudio-gagliardiPresentati gli aggiornamenti sull’avanzamento del processo di “autoriforma” e una ricerca commissionata da Unioncamere sul sentiment dell’opinione pubblica in merito alla funzionalità del sistema camerale

di Agnese Fedeli

Cosa pensa l’opinione pubblica dell’utilità e della funzionalità delle Camere di Commercio? E a che punto è la riforma del sistema camerale nazionale? Sono alcuni interrogativi dei quali si è discusso nel corso di un convegno nazionale organizzato di recente a Padova. 

Come base di partenza per il dibattito sono stati presentati i dati di una indagine SWG realizzata per Unioncamere nazionale sul sentiment della cittadinanza nei confronti delle Camere di Commercio e sullo stato d’animo e il clima del nostro Paese a tutto tondo. Tre le sezioni dell’indagine: una prima parte sullo “scenario” attuale, una legata al Nord Est e al suo rapporto con le Camere di Commercio e una dedicata alle prospettive future del sistema camerale.

4.000 i cittadini intervistati in occasione dell’indagine. L’85% di loro pensa che il Paese stia regredendo (il dato si à ribaltato rispetto al 1999, quando il 76% degli italiani riteneva che il Paese si stesse moderninzzando); il 39% del campione si ritiene parte del ceto medio (era il 70% nel 2002). Alla domanda sulle emozioni che si sentono in questo momento in merito alla situazione attuale il 49% del campione risponde “disgusto”, il 42% rabbia, il 26% tristezza. Il Paese, in sostanza, sta vivendo una crisi strutturale della fiducia che si riscontra anche nell’opinione nei confronti dei professionisti: in una scala da 1 a 10, solo i medici ottengono la sufficienza; tutti gli altri, manager, politici, giornalisti, dirigenti delle associazioni di categoria, stanno nell’insufficienza.

scenari-camere-commercioDovendo dire quali sono i valori che possono consentire all’Italia di ripartire, la risposta prevalente è, al 51%, “l’onestà”: non gli investimenti, lo sviluppo o la crescita, ma un valore etico.

Passando all’opinione e alla conoscenza delle Camere di Commercio (campione esclusivamente del Nord Est) c’è da dire che il 99% dei residenti al Nord Est sanno cosa sono le Camere, per il 71% di loro sono enti importanti per lo sviluppo economico del territorio e per il 69% di loro per lo sviluppo e la nascita di nuove imprese. Di fatto, l’opionione del campione nordestino rispecchia quella che è la mission del sistema camerale: il sostegno alle nuove imprese.
Alla domanda su “chi sono gli attori della crescita?” i cittadini del Nord Est risponono i Comuni (41%), le Camere di Commercio (36%) e le Regioni (34%). Al quesito relativo a quali sono i tagli da fare, gli intervistati rispondono i Comuni, tramite accorpamenti, le Prefetture e, al 14%, le Camere di Commercio.

Come dovrebbero evolvere le Camere di Commercio per rispondere alle esigenze del territorio? Le Camere vengono descritte dai cittadini intervistati come “angeli custodi” dell’impresa e degli imprenditori. Quello che viene chiesto alle Camere è tutelare l’impresa e le persone dall’eccesso di burocrazia. Dovrebbe essere un ente sempre più al servizio delle imprese, specie delle più piccole: essere una specie di culla per le PMI, per far crescere il territorio. I cittadini vorrebbero che le Camere fossero più “amiche”, “protagoniste”, “propositive”, “vitali” e “strategiche” tramite semplificazione, sostegno per le imprese che vogliono innovare e un occhio di riguardo alle imprese a guida femminile e giovanile.

Questo dunque lo scenario e lo stato d’animo degli italiani nei confronti dell’attualità e del sistema camerale. Ma a che punto siamo con il processo di autoriforma delle Camere di Commercio? Gli ultimi aggiornamenti sono stati presentati dal Segretario generale di Unioncamere, Claudio Gagliardi che ha affermato che “i primi passi di questa riforma sono stati avviati nel 2012. Nel corso dell’assemblea di Venezia si parlò di ‘ineludibilità di un percorso di riforma’ per la primissima volta”.
Nel dicembre 2012 le Camere di Commercio hanno consegnato al Governo una serie di proposte, messe a disposizione del Parlamento: alcune di queste proposte sono state tradotte in emendamento alla Legge di Stabilità del 2012, ma la legislatura si è conclusa anzitempo e il tema è stato rinviato. “Da quel momento” ha spiegato Gagliardi “le Camere hanno cominciato a ragionare in termini di autoriforma per avviare una serie di modifiche a livello organizzativo al suono dello slogan ‘fare di più con meno’. Nell’aprile del 2014 è stata eleborata una serie di proposte e di punti sui quali lavorare”. La prima questione all’ordine del giorno è una riorganizzazione complessiva del sistema che possa valorizzare l’esperienza e le risorse delle Camere e attuare al tempo stesso nuovi principi di modernizzazione del sistema: si tratta di riorganizzare la rete camerale sul territorio sapendo che il valore della vicinanza alle imprese, e dunque di vicinaza al territorio, è “il” valore percepito dalla rete delle aziende.

Dunque il valore della prossimità al proprio territorio è imprenscindibile, ma è vero anche che i territori stanno cambiando, diventando in tanti casi “aree metropolitane”. “Il ragionamento legato alle aree vaste” ha proseguito Gagliardi “non può non portarci a ripensare alla nostra presenza sul territorio. L’idea che abbiamo proposto prima in assemblea, sottoposto a Governo e Parlamento poi e che è stata riconfermata il 30 ottobre scorso dall’ultima assemblea di Unioncamere, dando anche una serie di parametri è questa: la rete delle Camere dovrà arrivare ad avere una dimensione ottimale di un bacino d’imprese di 80mila unità, per un totale di non più di 60 enti, a fronte delle 105 attuali”. Tra le opzioni che le Camere di Commercio stanno portando avanti in quest’ottica, c’è anche quella delle fusioni: così è successo per le Camere di Venezia e Rovigo che, dopo aver deliberato di fondersi, hanno ricevuto un ok ufficiale dal Mise e dalla Conferenza delle Regioni ed entro pochi mesi avranno un unico nuovo Consiglio.

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Favorite dunque le aggregazioni di Camere di Commercio: “In parlamento una legge ha ridotto il diritto annuale delle Camere del 35%, una riduzione che crescerà poi del 40 e del 50%” ha detto ancora Gagliardi. “Questo significa che una serie di Camere di Commercio avrà delle difficoltà strutturali reali nel prossimi anni. A questo proposito abbiamo deciso di utilizzare il fondo di perequazione per favorire le fusioni: potranno accedere a questo fondo esclusivamente le Camere che decideranno di aggregarsi”.

Sono intervenuti al convegno inoltre il Presidente della Camera di Commercio di Padova e di Unioncamere Veneto, Fernando Zilio, il Segretario generale della Camera di Commercio di Padova, Maurizio Pirazzini ed il Sottosegretario di Stato alla Semplificazione e alla Pubblica amministrazione del Governo Renzi, Angelo Rughetti.