Le Marche fra 20 anni: cambiare modo di produrre e competere

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copertina-marchePresentato nei giorni scorsi ad Ancona, presso la Facoltà di Economica dell’Università Politecnica delle Marche il Rapporto Marche +20 dal titolo “Sviluppo nuovo senza fratture”. Intervista esclusiva di Donna in Affari al Presidente della Regione, Gian Mario Spacca

di Catiuscia Ceccarelli

La ricerca è stata curata dall’economista Pietro Alessandrini, coadiuvato da un pool di esperti. Quattro anni di studio per realizzare, per conto della Regione Marche, un documento di 417 pagine che proiettano la regione al prossimo futuro.

In estrema sintesi, la ricerca fotografa uno scenario ben preciso: cambiare il modo di produrre e competere, investire nella qualità e nella capacità organizzativa per fare ”prodotti belli e ben fatti, per la persona e per la casa”, senza illudersi che le Marche – evidenziano i dati raccolti – possano restare ”l’isola felice dell’occupazione manifatturiera in specializzazioni a basso valore aggiunto”, mentre il resto dell’Italia e l’Europa vanno in direzione opposta.

Alla luce e anche alle ombre, di questo report, abbiamo chiesto al Governatore delle Marche, Gian Mario Spacca, cosa ne pensa di quanto emerso dal Rapporto Marche + 20? “Sviluppo nuovo, senza fratture”. Cosa significa?
Il rapporto è un check-up analitico sullo “stato di salute” economico-sociale delle Marche. Ma anche il tentativo di individuare scenari di lungo periodo per tracciare percorsi virtuosi di sviluppo e per affrontare le sfide e le opportunità che il futuro offre. Il titolo dello studio è un richiamo esplicito alla ricerca condotta nel 1983 dall’economista Giorgio Fuà sull’industrializzazione senza fratture che ha contrassegnato il modello di sviluppo regionale. “Marche +20” si presenta quindi come un cantiere progettuale aperto, che parte dall’analisi del presente per guardare al futuro della comunità marchigiana in una prospettiva di crescita e benessere. Naturalmente si tratta di un cantiere non esaustivo. Offre un quadro di riferimento utile per tutti coloro che hanno a cuore il futuro della regione: policy maker, imprese, lavoratori, famiglie, professionisti, tutti i soggetti vitali che animano il policentrismo diffuso delle Marche.

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Secondo lo studio presentato dal Prof. Alessandrini, insieme a Stefano Casini Benvenuti, Direttore dell’Irpet Toscana, “le Marche svettano per benessere e alta speranza di vita. Nella nostra regione si vive bene e a lungo ma si produce poco. Le Marche sono 11/e in Italia per livello del Pil pro capite (-1,7% nel 2008-2014), scontano un basso indice di produttività, arrancano sul fronte degli investimenti in innovazione e nella selezione e qualificazione del capitale umano.
Riconosce in tutto questo la regione che presiede?
Lo studio evidenzia con chiarezza che le Marche sono più “brave” nella coesione sociale che nella produzione del reddito e lo dimostrano tutte le misure che in questi anni il governo regionale ha attivato per la tutela della base occupazionale. Adesso però, nella logica di tenere in equilibrio questi aspetti, vanno avviate nuove attività per produrre reddito e nuovi posti di lavoro. Si tratta di un imperativo categorico, l’indicazione più importante che emerge dal rapporto. Senza reddito infatti, non ci sono risorse per i servizi che danno benessere. Dobbiamo riportare al centro dell’attenzione la produzione del reddito proprio per avere le disponibilità finanziarie che ci consentiranno di creare lavoro e mantenere alti livelli di benessere e qualità della vita. Stesso impegno meritano la qualificazione del capitale umano e il potenziamento dei processi di innovazione.

Le Marche, da “isola felice dell’occupazione manifatturiera” a regione capace di fare ”prodotti belli e ben fatti, per la persona e per la casa”. Si può fare? Su cosa puntare?
La nostra regione, in ambito sociosanitario, si caratterizza per l’elevata qualità dei servizi e la virtuosità dei bilanci. Non si qualifica, però, solo per la corrispondenza tra le risorse impiegate e i servizi offerti ai cittadini, ma anche per la fermezza nel volersi inserire in traiettorie più ambiziose. Il tema della longevità attiva è una di queste. Le Marche sono la regione più longeva d’Italia e tra le prime in Europa ed è dunque naturale per noi, tra le primissime regioni a farlo, porre la riflessione sulla longevità attiva al centro della nostra azione di governo. Una riflessione che non si limita all’ambito sociosanitario, ma coinvolge le Università, le imprese, il mondo delle professioni accanto alle istituzioni. Tutti impegnati ad affrontare il tema come una variabile strategica per la crescita della nostra comunità. Quando la ricerca sull’anziano, negli aspetti di un’ esistenza più autonoma e vitale, incrocia la tecnologia, si arriva alla domotica e, quindi, alla progettazione di prodotti innovativi, belli e ben fatti.

Le Marche sono da poco una Macroregione. Cosa vuol dire far parte di una realtà così grande, in termini di sviluppo economico e sociale? Quali vantaggi e opportunità?
La Macroregione Adriatico Ionica, di cui fanno parte otto Paesi tra cui il nostro e 13 regioni italiane tra cui le Marche, è un progetto europeo straordinario per obiettivi di pace, crescita ed integrazione. Si tratta della terza Macroregione europea dopo quelle del Baltico e del Danubio, la prima che coinvolge l’Italia. Il primo e più evidente punto di forza di questa strategia è quello di ridare finalmente centralità e strategicità al fianco sud-est dell’Europa, da sempre il più debole e “mortificato” dalla visione germanocentrica dell’Unione. Una centralità di cui tutti i soggetti che appartengono a quest’area potranno beneficiare. Le opportunità che si aprono sono molteplici. Grazie alla strategia, accanto al miliardo di euro per le Marche della Programmazione europea 2014-2020, saranno disponibili i fondi a gestione diretta dei programmi europei con canali di accesso privilegiato e l’opportunità di accedere ai 300 miliardi del Piano Juncker.

Come Presidente, ma soprattutto come cittadino appartenete alla comunità regionale delle Marche, come vede realmente la regione tra 20 anni?
Con una popolazione longeva, ma ugualmente protagonista del proprio destino, più aperta al mondo, con una nuova e forte imprenditoria culturale, turistica e agricola che affianchi quella tradizionale manifatturiera. Con più peso a livello nazionale ed internazionale. Tecnologica, innovativa, connessa sempre di più con il mondo grazie ad una rete efficiente sia di infrastrutture materiali che immateriali. E, soprattutto, abitata da cittadini sempre più orgogliosi e consapevoli delle proprie virtù.