Maternità e lavoro: freno o valore?

convegno-donne-lavoro

convegno-donne-lavoroUn convegno sul lavoro femminile e la maternità dipinge un quadro della situazione sotto una luce diversa e nuova

di Noemi Roccatani

 

‘Maternità e lavoro femminile. Stereotipi e nuovi paradigmi’: questo il titolo del convegno, organizzato dal Dipartimento per le Politiche della Famiglia e dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri unitamente alla SNAScuola Nazionale dell’Amministrazione, che si è tenuto lo scorso 26 novembre presso la Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri per discutere di maternità e interrogarsi su come valutarla: elemento di crisi o una risorsa per il mondo del lavoro?

Un quadro complesso, quello emerso dall’analisi di Linda Laura Sabbadini dell’ISTAT, in collegamento Skype con il convegno romano, sulle condizioni del lavoro femminile in Italia: tira le somme in base ai dati Istat partendo dalla consapevolezza che ancora, nelle coppie, la divisione dei ruoli è troppo rigida, schemi culturali legati agli stereotipi di genere fortemente interiorizzati. C’è, difatti, un’asimmetria che porta le donne a farsi carico del lavoro di cura, “più del 70%” afferma Sabbadini. “Per questo occorrerebbe una ridistribuzione più equa”. Segnali positivi, invece, “emergono sul fronte delle coppie giovani dove i padri sono più collaborativi, soprattutto se possiedono un titolo di studio più elevato”. Ma il risultato non cambia anche nella misura in cui più del 50% delle donne lavoratrici si avvale delle alternative familiari. Dio benedica i nonni, tesoro inestimabile delle mura domestiche. C’è però da considerare che “le nonne, per le quali è aumentata l’età pensionabile, spesso hanno un doppio carico: i nipoti e i genitori anziani” ricorda Laura Linda Sabbadini.

L’occupazione femminile nel nostro Paese sembra aver trovato fino ad ora nell’esperienza della maternità un momento di profonda crisi e un ostacolo difficile da superare. Basti pensare che per il tasso di occupazione femminile l’Italia si pone nelle ultime posizioni tra i paesi europei, sotto di noi solamente Malta. Alcuni dati sulla situazione italiana:
• il 30% delle donne interrompe il lavoro per motivi familiari contro il 3% degli uomini (ISTAT);
• solo quattro madri su dieci riprendono l’attività un volta stabilizzata la situazione familiare(ISTAT);
• l’Italia, con il 37%, ha la più alta percentuale di famiglie monoreddito d’Europa (Eurostat);
il tasso di occupazione femminile diminuisce al crescere del numero dei figli in Italia più che nel resto d’Europa (dal 60% con 1 figlio al 33% con 3 figli; Eurostat);
• nel rapporto sulla parità di genere del World Economic Forum 2014, l’Italia è 114° su 142 Paesi per la partecipazione socioeconomica delle donne.

{gallery}2014/C-704{/gallery}

Il Governo pone una grande attenzione al tema della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro che passa anche attraverso la valorizzazione della maternità in ambito lavorativo. I dati recenti non sono confortanti e dimostrano che bisogna attivarsi per arrivare a un cambiamento di paradigma culturale che implichi la disattivazione di antichi stereotipi affinché la maternità e, più in generale, la genitorialità non siano vissute come elementi discriminatori nel mondo del lavoro ma, al contrario, come un prezioso valore aggiunto e un elemento di sviluppo delle competenze manageriali, fonte di arricchimento per la società e le organizzazioni.
La conciliazione dei tempi di vita e di lavoro contribuisce in maniera determinante al superamento delle differenze di condizione tra uomini e donne nell’ambito dell’affermazione nella vita pubblica, affermazione che trova nel lavoro il suo principale strumento”, così l’On. Martelli, Consigliera del Presidente in materia di Pari Opportunità,  ha ribadito come il Governo abbia posto la tutela della maternità, il tema della conciliazione e delle cure parentali come priorità nella Legge Delega sul lavoro, approvata il 25 novembre alla Camera dei Deputati. “Una programmazione integrata dei servizi territoriali pubblici con l’organizzazione del lavoro nelle aziende, un’azione efficace per l’introduzione della flessibilità nel mondo del lavoro attraverso incentivi statali ed una operazione culturale sulla contrattazione di 2° livello” sono, precisa la Consigliera,“passaggi qualificanti per la promozione del lavoro femminile”.

Significativo l’intervento di Riccarda Zezza, Presidente di Piano C e autrice insieme ad Andrea Vitullo, Founder e CEO, Inspire srl, di Maam. La maternità è un master (Edizioni Bur). Il libro ha lanciato tematiche scottanti sulla tavola rotonda apparecchiata per l’occasione: si è dimostrato come la donna-madre sviluppi competenze essenziali per il mondo del lavoro. Il saper negoziare, la capacità di gestire il tempo, le priorità e gli imprevisti, la predisposizione all’ascolto e la capacità di prendersi delle responsabilità sono doti che fanno della maternità una palestra di leadership e una grande opportunità di crescita umana e professionale. Grandi e piccole aziende “illuminate” hanno colto questo aspetto, ponendo al centro della loro cultura organizzativa la valorizzazione dei talenti femminili e il benessere delle persone sul luogo del lavoro a prescindere dal genere. Sostiene Riccarda Zezza: “La famiglia, in questa prospettiva, è un’impresa. Non da 007, ma nel senso più aziendale del termine in cui l’ego deve abdicare in favore delle relazioni. Una volta salito sul trono, il nuovo sistema deve dare le gambe alle Pari Opportunità e impugnare quel potere che la Zezza definisce «capacità di far succedere”.

Stefano Agostini, CEO di Gruppo San Pellegrino ha testimoniato come la responsabilità di business e la responsabilità sociale nell’azienda siano basati su valori indiscutibili nella vita delle persone: i valori della famiglia, il rispetto del diritto al lavoro, la possibilità di emergere professionalmente e il diritto ad una vita privata conciliabile con il contesto organizzativo. Flessibilità, smart-working e misure volte a sostenere il rientro al lavoro dopo la maternità hanno permesso di mantenere i talenti femminili all’interno dell’azienda, rendendoli un punto di forza. Francesca Romana Pezzella, Neurologa presso l’Azienda Ospedaliera San Camillo – Forlanini appoggia l’intervento di Agostini, sostenendo che il talento non ha sesso. Eppure, spiega la dott.ssa Pezzella, le neuroscienze dimostrano come “la maternità induce cambiamenti positivi a livello cerebrale e aumenta le energie”.

 

Condividi