Consob: aumentano le quote rosa nei CdA italiani

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logo-consobDalla classifica del global gender gap a quella della partecipazione al mondo del lavoro . Ci sono pari opportunità per le donne italiane?

“La buona notizia è che la crescita, come indicano gli ultimi dati Consob, al 21% ha consentito all’Italia di salire al 69° posto nella classifica complessiva del Global Gender Gap. La cattiva è che, in termini di partecipazione al mondo del lavoro e di pari opportunità economica, il nostro Paese resta inchiodato ad un drammatico 114° posto. Eppure per colmare il gender gap basterebbero strumenti di conciliazione efficaci, oltre che più capacità di valorizzare in maniera efficiente le risorse interne”.

Dal punto di vista normativo il Parlamento europeo ha approvato nel 2013 una direttiva che obbliga gli Stati membri ad attuare leggi che agevolino la presenza femminile nei posti di comando: le donne dovrebbero occupare almeno il 40% dei posti nei Consigli d’Amministrazione delle società quotate in borsa e, per le società pubbliche, si dovrebbe raggiungere l’obiettivo entro il 2018.
In Italia la legge 120/2011 “Golfo-Mosca” , in vigore dall’agosto del 2012, ha reso obbligatorio il rispetto di un’equa rappresentanza di genere nei C.d.A. e nei Collegi Sindacali per una quota fissata al 20% per il primo mandato e al 33% per i successivi due. Si stima che, in assenza dell’intervento legislativo, sarebbero necessari più di 60 anni per raggiungere tale obiettivo.

Ad oggi in Italia, grazie alla legge sulle quote rosa, nei vertici delle società “la rappresentanza femminile è cresciuta in modo consistente. A fine giugno 2014, più del 22,2% dei posti di consigliere risulta ricoperto da donne (11,6% a fine 2012), mentre almeno una donna siede nel board in 220 imprese (169 a fine 2012)”. È quanto rileva la Consob nel Rapporto 2014 sulla corporate governance nelle società quotate italiane.
“La composizione di genere” spiega la Consob “è più equilibrata nelle società che hanno rinnovato il board dopo l’entrata in vigore della legge 120/2011: in particolare, le donne sono in media 2,5 nelle 138 società che hanno proceduto al primo rinnovo dell’organo di amministrazione, 3,8 nelle sei società che hanno già effettuato il secondo rinnovo e 1,5 nelle 99 imprese per le quali, alla data del 30 giugno 2014, la legge non ha ancora trovato applicazione”.

“Le donne” si legge nel Rapporto “ricoprono principalmente cariche non esecutive: sono amministratori indipendenti nel 64% dei casi, mentre rivestono il ruolo di amministratore delegato solo nel 3,1% dei casi”.
A fine 2013 gli amministratori delle società italiane hanno in media 57 anni e sono stranieri solo nel 6% dei casi. Circa l’85% poi è in possesso di una laurea e di questi il 16% anche di un titolo di studio post-laurea. Inoltre, il 16% degli amministratori sono classificabili come “family”, ossia sono azionisti di controllo o legati a questi da parentela. (N.R.)