Donne e lavoro: mettere a frutto il talento

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copertinaStereotipi e pregiudizi continuano a condizionare le scelte delle donne, a livello formativo e quindi poi professionale… Forse si deve ripartire dai giochi

di Cristina Mazzani

50mila imprese femminili a Milano, 152mila in Lombardia per dare lavoro rispettivamente a 123mila e 360mila persone. Nonostante sia difficile in questo periodo, per quanto sia ancora più complicato per le donne, sempre, dal convegno “Donne e lavoro. Mettere a frutto il proprio talento: esperienze a confronto” sono scaturiti tanti messaggi positivi, testimonianze che indicano che è possibile avere successo facendo impresa e scommettendo su se stessi. E questo vale per tutti e, quindi, anche per le donne. Ma bisogna esserne convinti e, soprattutto, convinte perché tutte le strade possono essere percorribili per chiunque. Anzi, non solo le strade, anche i cieli e le stazioni spaziali…

“Nonostante nel nostro Paese le donne siano mediamente più preparate e scolarizzate” ha dichiarato Marina Verderajme, presidente di Actl, associazione di Promozione Sociale che si occupa di iniziative culturali, formative e di inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, “molto spesso si trovano in svantaggio nella ricerca di un lavoro. Questa situazione troppe volte è frutto di scarsa informazione e stereotipi diffusi. È allora importante aiutare le giovani a riconoscere e valorizzare le proprie competenze, dare loro strumenti di conoscenza e di analisi in un mercato del lavoro sempre più competitivo. Un supporto di questo tipo, tra l’altro, può servire anche alle mamme che ancora in molti casi abbandonano (o sono obbligate a lasciare) la loro occupazione alla nascita del figlio, ma poi vorrebbero reinserirsi nel mondo del lavoro”.

Quel che, prima di tutto, emerge dal convegno è che le donne sono troppo spesso vittime di pregiudizi che vedono l’universo femminile più adatto a determinati lavori rispetto che ad altri, stereotipi che presuppongono che la donna possa avere alcuni ruoli e non altri, solitamente meno pagati rispetto a quelli riservati agli uomini.
Non ci si può invece fermare ai preconcetti, ma credere che le chances ci sono e le donne hanno tutte le marce necessarie per sfruttarle. Basti pensare che per esempio in Italia vi sono 1.287 imprese femminili hi-tech, un’area tradizionalmente pensata al maschile…

Durante il Convegno sono stati consegnati gli attestati di partecipazione al Progetto Fattore F, promosso, tra gli altri da Actl. L’iniziativa si è concretizzata in una serie di incontri realizzati proprio con l’obiettivo di diffondere nelle giovani donne una maggiore consapevolezza rispetto al tema degli stereotipi di genere (cosa sono, come influenzano la vita personale, sociale e lavorativa, come possono essere decostruiti) che ancora oggi contribuiscono in buona parte ad ostacolare l’affermazione di una parità effettiva tra uomini e donne.

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Il parere delle istituzioni

“La Camera di Commercio di Milano” ha affermato Federica Villa, dirigente Presidenza e Relazioni istituzionali – Camerca di Commercio di Milano, “è fiera di ospitare e di collaborare alla riuscita di iniziativa come questa. Siamo infatti certi che sia importante per tutti mettere a frutto i propri talenti. E l’attività di talent scout compiuta sul territorio ci dà ragione del fatto che le donne possono portare importanti contributi in svariati ambiti industriali, capacità che vanno incentivate e supportate”.

Alessia Mosca, parlamentare europeo, ha sottolineato quanto sia importante promuovere e diffondere nuovi modelli ai bambini dal punto di vista mediatico e della pubblicità, attraverso i giocattoli stessi, perché non siano identificati a priori alcuni percorsi per i bambini e altri per le bambine.
Dello stesso parere Carolina Pellegrini, consigliera di Parità di Regione Lombardia, che ritiene fondamentali le scelte formative in vista del lavoro.
“Non ci si deve lasciar condizionare dai pregiudizi, non ci sono materie o lavori maschili e argomenti più femminili, che tra l’altro conducono spesso a percorsi di lavoro più difficili e connotati da forte disparità retributiva. Per questo ci stiamo impegnando a formare gli orientatori, a far sì che davvero i ragazzi comprendano i loro talenti e li mettano a frutto nella loro professione. Parallelamente, stiamo affermando con forza il discorso della condivisione del lavoro di cura (che sia dei figli, come dei parenti anziani, ndr); in questo senso, stiamo sollecitando le aziende – attraverso la contrattazione di secondo livello, il contratto integrativo eccetera – a promuovere flessibilità di orario, maggiori servizi e anche il welfare aziendale. Infine, dobbiamo purtroppo riscontrare problemi oggettivi, soprattutto per le donne, sul fronte dell’accesso al credito e anche in questo caso è necessario andare oltre. Per questo e per mille altre ragioni credo che fare lobby, tra donne, sia bello e sicuramente possa risultare molto efficace”.

Tre giovani donne raccontano la loro esperienza

Le donne possono farcela e vi sono interessanti testimonianze positive che possono convalidare questa tesi.
In occasione del convegno, organizzato da Actl in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano, sono state invitate tre donne, molto giovani, che hanno saputo valorizzarsi nell’approccio al mondo del lavoro con significative esperienze in tre ambiti completamente diversi tra loro.

Laura Corazzi oggi, a 28 anni, è International relations manager Hutong School Beijing Shanghai, dopo un percorso di studi internazionale che l’ha avvicinata alla Cina. “Durante il mio stage a Pechino ho intuito l’opportunità di lavoro, quindi sono tornata in Cina dopo la laurea con un visto turistico e la speranza di trovare lavoro e così è stato. Ho lavorato per quattro anni lì per la scuola e poi ho saputo proporre e cogliere una opportunità per tornare in Europa. Mi sono inventata la mia posizione attuale, a Milano, come riferimento per la promozione del loro business, i miei capi mi hanno dato fiducia ed eccomi qua.. Penso sia davvero fondamentale essere pro-attivi, crederci…”

Tutt’altra esperienza è quella di Chiara Vitobello (23 anni, atleta professionista Salto in alto Geas Atletica) che sin dai suoi 8 anni ha conciliato prima con la scuola e poi con il percorso universitario l’attività sportiva. “Ho continuato a sviluppare il mio talento nonostante non sia potuta entrare in un gruppo militare (presupposto fondamentale per essere sportivo professionista in Italia) a causa della mia miopia. Ora sto lavorando anche alla carriera universitaria, per essere sicura di costruire il mio domani quando non potrò più gareggiare. Guardandomi indietro so che non dirò mai di aver perso tempo, ho fatto i ‘salti mortali’, ma sto seguendo le mie attitudini e sto arricchendo la mia esperienza”.

Benedetta Lucchitta (28 anni, junior researcher Iefe-Centre for research on energy and environmental economics and policy – Università commerciale Luigi Bocconi) ha alternato varie esperienze, dal basket agonistico al volontariato sino a sbarcare a Barcellona per occuparsi di sostenibilità ambientale per poi arrivare nell’Ateneo milanese.
“La chiave per riuscire è principalmente: non avere paura di chiedere, neanche in Università, mai.. L’ho imparato all’estero, dove spesso si è più immediati. Inoltre, ci si deve dare una possibilità, sempre”.