Imprenditoria femminile: in Italia trend in crescita

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imprea-donna-crescitaSono 500 le nuove imprese create da donne “giovani”. Il maggior contributo proviene dai servizi, ma nel commercio il turnover è elevato

 

Unioncamere-InfoCamere rende noto che notevole è la crescita dell’auto impiego tra le ragazze under 35: in Italia su 618.345 imprese giovanili (oltre una su quattro) è infatti guidata da donne (in sei mesi questa percentuale è aumentata del 5,8%). Complessivamente in Italia le imprese femminili sono 1.297.544, il 21,45% delle 6.049.220 registrate al 30 settembre. Questo numero in sei mesi è cresciuto dello 0,8% contro lo 0,4% dell’intera base imprenditoriale. Le imprenditrici scelgono commercio e agricoltura (46%). La percentuale di imprese femminili nel tessuto produttivo raggiunge livelli decisamente superiori alla media in altri ambiti come quelli dei servizi alla persona (49,7%), la sanità e l’assistenza sociale (38,4%), l’istruzione (29,4%), l’alloggio e ristorazione (28,9%). Secondo l’Osservatorio dell’imprenditoria femminile le donne scelgono per lo più la forma societaria più semplice, quella individuale (65%), anche se le cooperative raggiungono un’incidenza del 20,6% di quelle registrate complessivamente a livello nazionale.

Positivo il contributo delle donne al sistema imprenditoriale toscano: da luglio a settembre si sono iscritte ai registri delle Camere di Commercio 1.507 imprese “rosa” (il 29% del totale iscrizioni del trimestre) mentre sono 1.179 quelle cessate nello stesso periodo: il saldo fra nuove iscrizioni e le cessazioni è quindi positivo e pari a +328 imprese. Nell’estate appena trascorsa sono mediamente 16 le imprese femminili nate ogni giorno, di cui 11 capitanate da italiane, 4 da extra-comunitarie e 1 da donne provenienti dalla comunità europea. Nello stesso periodo hanno chiuso i battenti 13 imprese femminili al giorno (di cui 10 guidate da italiane e 2 da extracomunitarie). La formula imprenditoriale preferita dalle donne per avviare la propria azienda risulta la ditta individuale (ne sono nate 1.165 in tre mesi, il 77%). Questo, in sintesi, il ritratto del terzo trimestre 2014 del contributo delle donne al mondo dell’impresa, così come emerge dai dati dell’Osservatorio sull’Imprenditoria Femminile frutto della collaborazione tra l’Ufficio studi di Unioncamere Toscana e il Settore imprenditoria femminile e politiche di genere della Regione Toscana.

Alla crescita dell’imprenditoria femminile hanno contribuito, nel terzo trimestre, tutti i principali settori di attività, ad eccezione dell’agricoltura (-23 unità il saldo fra iscrizioni e cessazioni). Il maggior contributo, in termini assoluti, è pervenuto dai servizi, con un saldo positivo di 167 imprese che – in buona misura – si concentra nelle attività legate al turismo (ricettività e ristorazione +51) e negli “altri servizi” (+61), in particolare nei servizi sociali e alla persona.

Il maggior numero di iscrizioni interessa invece il commercio (448 nel III trimestre) e l’industria in senso stretto (221), che riportano tuttavia anche il maggior numero di cessazioni(commercio 439, industria 184). Nel caso del commercio, a causa dell’elevato turnover, il saldo fra ingressi ed uscite è dunque quasi nullo (+9). Per quanto riguarda le forme giuridiche, un forte ricambio imprenditoriale interessa inoltre le imprese individuali: a fronte delle 1.165 iscrizioni di imprese a conduzione femminile si assiste infatti a 988 cessazioni, con un saldo che – per quanto positivo (+177) – è analogo a quello delle società di capitali (+179), le cui iscrizioni sono di gran lunga inferiori (244, ma con sole 65 cessazioni nel periodo in esame).

Delle 93.400 aziende femminili con sede in Toscana, ben 61mila operano nel settore dei servizi: di queste, oltre 25mila sono attive nel commercio, e quasi 10mila nel turismo. Il settore dell’industria conta invece, in Toscana, quasi 12mila aziende femminili, di cui oltre la metà (circa 7mila) del sistema moda. Le imprese agricole guidate da donne sono infine13mila, e quelle dell’edilizia poco più di 3mila. Tutte le attività del terziario registrano alti tassi di femminilizzazione sotto il profilo imprenditoriale, soprattutto i servizi alla persona, sanità e assistenza sociale, dove la metà delle aziende è condotta da donne. Tra i settori a maggior incidenza femminile anche agricoltura, turismo e istruzione, con un terzo delle aziende a conduzione femminile. Per le attività commerciali, il rapporto fra imprese «rosa» e totale imprese è di 1 a 4, mentre nell’industria è di 1 a 5. Costruzioni e trasporti i settori meno attrattivi per le donne: è femminile solo il 5% delle aziende edili e il 9% di quelle dei trasporti.

In Toscana – a fine settembre 2014 – si contano 11.164 aziende rosa «giovanili», ovvero imprese guidate da donne con meno di 35 anni (il 12% dell’universo imprenditoriale femminile). I settori a maggior presenza di imprese giovanili femminili sono: commercio (3.300 imprese), turismo e industria (1.300 imprese ciascuno). Su 38.500 imprese giovanili totali che a fine estate 2014 risultano sul territorio regionale, il 29% sono imprese femminili, in pratica quasi un terzo degli imprenditori under 35 della Toscana è donna. Da luglio a settembre sono nate in Toscana 500 imprese femminili giovanili, in media sono state avviate da giovani donne 5 imprese al giorno.

Le aziende guidate da «straniere» raggiungono quota 12.665, il 14% dell’universo imprenditoriale femminile della regione. Il 26% delle imprese straniere è femminile, in pratica in Toscana un quarto degli imprenditori stranieri è donna. Il tasso di femminilizzazione dell’imprenditoria straniera della Toscana è più alto rispetto alla media nazionale (23%) e vede la regione al nono posto nella classifica italiana (dopo le regioni del Sud, Umbria e Marche). La percentuale di imprese femminili fra le non straniere è più bassa, il 22% in Toscana e il 21% mediamente in tutto il Paese. In questo contesto i settori preferiti dalle donne straniere per fare impresa in Toscana sono il manifatturiero (3.900 aziende), le attività commerciali (3.600) ed il turismo (1.000 fra alberghi e ristoranti). Da luglio a settembre sono nate in Toscana quasi 200 ditte individuali cinesi, in pratica sono state avviate da donne di origine cinese due ditte al giorno (su una media giornaliera di 5 imprese straniere).

In Lombardia nascono 38 imprese di donne al giorno, più o meno 15 a Milano, 6 a Brescia, 4 a Bergamo, 3 a Monza e Varese, 2 a Pavia, Mantova e Como, 1 a Cremona, Lecco, Lodi, Sondrio. Da inizio anno a fine settembre sono 10.899 le nuove imprese femminili in Lombardia: circa 4mila a Milano, 1.500 a Brescia, mille a Bergamo e Monza, oltre 800 a Varese, 600 a Pavia, 500 a Como e Mantova, 300 a Cremona e Lecco, 200 a Lodi, 144 a Sondrio. È quanto emerge da un’analisi della camera di Commercio di Milano.E nella regione ci sono più donne che uomini nelle lavanderie, estetica, benessere, parrucchieri confezione di abiti. A Milano ci sono 6mila imprenditrici contro 4mila uomini nelle attività di servizi alla persona quali lavanderia, parrucchieri, estetica, centri per il benessere. Stesso trend in Lombardia: sono 20mila donne e 11mila uomini nel settore. In Italia sono 108mila donne e 73mila uomini. Anche la confezione di abbigliamento è un settore con una forte presenza femminile. A Milano sono circa mille imprenditrici e 1.500 imprenditori. In Lombardia 3.600 e 4.500. In Italia 22mila e 25mila. I settori più al femminile sono: servizi alla persona e agli anziani, alcuni servizi veterinari e sanitari, abbigliamento, turismo, istruzione, agricoltura, pubblicità, ricerca. Le imprese femminili danno lavoro a 371mila persone in Lombardia, 2,3milioni in Italia. A Milano sono 127mila gli addetti, a Brescia 52mila, a Bergamo 43mila, a Varese e Monza quasi 30mila, a Como, Mantova e Pavia circa 20mila.

Più donne che uomini nelle lavanderie, estetica, benessere, parrucchieri confezione di abiti. A Milano ci sono 6mila imprenditrici contro 4mila uomini nelle attività di servizi alla persona quali lavanderia, parrucchieri, estetica, centri per il benessere. Stesso trend in Lombardia: sono 20mila donne e 11mila uomini nel settore. In Italia sono 108mila donne e 73mila uomini. Anche la confezione di abbigliamento è un settore con una forte presenza femminile. A Milano sono circa mille imprenditrici e 1.500 imprenditori. In Lombardia 3.600 e 4.500. In Italia 22mila e 25mila. I settori più al femminile sono: servizi alla persona e agli anziani, alcuni servizi veterinari e sanitari, abbigliamento, turismo, istruzione, agricoltura, pubblicità, ricerca. Le imprese femminili danno lavoro a 371mila persone in Lombardia, 2,3milioni in Italia. A Milano sono 127mila gli addetti, a Brescia 52mila, a Bergamo 43mila, a Varese e Monza quasi 30mila, a Como, Mantova e Pavia circa 20mila.

Tavoli Expo: più di 800 i progetti che le imprese stanno portando avanti in vista dell’esposizione. La Camera di Commercio di Milano ha costituito i “Tavoli Tematici Expo 2015″ per coinvolgere il sistema economico-imprenditoriale nelle opportunità generate da Expo 2015. La ricaduta di Expo Milano 2015 sull’economia milanese dal 2012 al 2020: 102mila i posti di lavoro che saranno attivati, 27mila nel resto della Lombardia su un totale nazionale di 191mila. Sul territorio milanese la produzione aggiuntiva sarà di 12,7 miliardi, su un totale nazionale di 23,6 e lombardo di 15,8. Da una ricerca sull’impatto economico diretto e legacy dell’evento promossa dalla Camera di Commercio di Milano e dalla Società Expo 2015 e affidata a un team di analisti economici coordinati da Alberto Dell’Acqua professore SDA Bocconi. 11 mila nuove imprese grazie a Expo, 2 mila saranno femminili. Secondo la stessa ricerca, gli effetti sul sistema imprenditoriale si vedranno anche sotto forma delle nuove imprese che nasceranno, in Italia ne sono previste circa 11mila, a partire dal settore costruzioni, turismo e servizi alle imprese e per il tempo libero, di cui oltre 2mila femminili.

Cresce anche in Sardegna l’imprenditoria femminile, soprattutto giovanile che conferma il trend positivo delle imprenditrici under 35, aumentate complessivamente di sei punti percentuali negli ultimi sei mesi nella Penisola.
Su 16.917 imprese giovanili registrate in Sardegna al 30 settembre 2014, ben 4.828 sono gestite da giovani donne: un tasso di “femminilizzazione” del 28,54% che supera il 27,69% registrato a livello nazionale. In generale, su 167.076 imprese complessivamente registrate nella nostra regione 37.242 sono femminili: un tasso di femminilizzazione del 22,29% contro una media italiana del 21,45. Sono i dati che emergono da uno studio dalla Cna Sardegna al 30 settembre e forniti dall’Osservatorio dell’Imprenditoria femminile di Unioncamere- InfoCamere e quelli del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e del Ministero del Lavoro sulla base dai fabbisogni professionali di lavoro non stagionale delle imprese negli ultimi quattro anni. In base alla rilevazione dell’Osservatorio dell’imprenditoria femminile, nel mondo del lavoro italiano attualmente essere maschio o femmina conta sempre meno nei criteri di selezione dei candidati (assumono maggior rilievo le competenze possedute): più della metà delle nuove assunzioni previste dalle imprese sono rivolte indistintamente ad ambo i sessi, anche se nelle imprese sociali le donne hanno più chance di trovare lavoro rispetto ai candidati di sesso maschile.

La crescita delle giovani imprenditrici under 35 si è registrata dunque anche in Sardegna: al 31 marzo scorso le imprese giovanili femminili erano 4.506 su 15.822 imprese giovanili complessive (tasso di femminilizzazione 28,48% contro una media nazionale del 27,73%) mentre, come detto, al 30 settembre hanno raggiunto la percentuale del 28,54% (4.828 su 16.917). Quanto alla ripartizione su base provinciale, tutte le quattro province sarde superano la media italiana (21,45%). La provincia con maggior numero di imprese femminili è quella di Cagliari con 15.397 aziende rosa su oltre 69mila imprese complessive. La percentuale maggiore di imprese femminili su quelle complessive è invece registrata nella provincia di Nuoro (23,98%).

“Anche in Sardegna le donne mostrano grande coraggio nell’affrontare questa difficile fase economica” spiegano Rosanna Musu e Valentina Codonesu, presidente e coordinatrice regionale della Cna Impresa Donna Sardegna. “Anche se la strada per una vera parità è ancora lunga, le donne, soprattutto le più giovani e intraprendenti, stanno trovando spazi sempre maggiori per emergere nel mondo del lavoro sia gestendo un’impresa propria, sia competendo ad armi pari con gli uomini per stare sul mercato”.

(N.R.)

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