Jobs Act e conciliazione

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camera-deputatiNella riforma del lavoro di Renzi una delega a sostegno delle mamme lavoratrici

di Daria Contrada

Con il via libera definitivo del Senato il Jobs Act è diventato legge. Il Parlamento ha consegnato la delega sul lavoro al governo, che avrà sei mesi di tempo per tradurre il suo contenuto in cinque decreti: 

  • ammortizzatori sociali, per razionalizzare le forme di tutela esistenti differenziando l’impiego degli strumenti di intervento; 
  • servizi per il lavoro e politiche attive, per garantire la fruizione dei servizi essenziali su tutto il territorio nazionale; 
  • semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese nella gestione dei rapporti di lavoro; 
  • riordino delle forme contrattuali, per rafforzare le opportunità d’ingresso nel mondo del lavoro; 
  • tutela e conciliazione.

Già dall’inizio di gennaio 2015 dovrebbe entrare in vigore il primo decreto delegato, che riguarda il contratto unico a tempo indeterminato per le nuove assunzioni a tutele crescenti in base all’anzianità di servizio e il superamento dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori per i licenziamenti illegittimi. Tra gli elementi chiave della riforma del mercato del lavoro, l’istituzione di un’Agenzia nazionale per l’occupazione – sotto il controllo del ministero del Lavoro – che, come soggetto unico, si occuperà di gestire i servizi per l’impiego e l’attività dell’Assicurazione sociale per l’impiego (Aspi); e una riforma degli ammortizzatori sociali da 2,9 miliardi di euro, di cui 2,2 dalla legge di Stabilità e 700 milioni dal fondo per l’occupazione.

Ma veniamo alla delega in materia di tutela e conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro, che dovrebbe entrare in vigore presumibilmente tra qualche mese. Lo scopo del provvedimento è quello di garantire “un adeguato sostegno alla genitorialità e favorire le opportunità di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro per la generalità dei lavoratori”.
Per sostenere le mamme lavoratrici il governo intende agire su tre fronti:

  • tutela della maternità, 
  • conciliazione dei tempi di cura e di lavoro, 
  • integrazione dei servizi per le cure parentali.

«Il nostro obiettivo è anzitutto rendere un diritto universale il sostegno alla maternità » ha spiegato il sottosegretario al Lavoro, Teresa Bellanova. «Abbiamo avviato dunque una ricognizione per capire a quali segmenti occorra ampliare la copertura e per quali figure di lavoratrici parasubordinate vada previsto il diritto alla prestazione di maternità anche in assenza del versamento dei contributi da parte del datore di lavoro». L’indennità di maternità è infatti estesa a tutte le categorie, anche a lavoratrici parasubordinate e autonome che hanno figli disabili non autosufficienti. È previsto anche un monitoraggio più rigido sulla conciliazione dei tempi di lavoro e di vita.

La legge delega prevede anche di “incentivare gli accordi collettivi per facilitare la flessibilità dell’orario e il telelavoro”. Oggi moltissime lavoratrici abbandonano il posto di lavoro dopo l’arrivo del primo figlio, ma se potessero accedere, ad esempio, a un part-time reversibile, la situazione potrebbe essere diversa.

Altro passaggio interessante riguarda “l’integrazione dell’offerta di servizi per l’infanzia”. La disponibilità di posti al nido pubblico per i bambini è ancora carente e risente delle differenze geografiche: si va da un’offerta minima, in regioni come la Calabria, del 2,1%, fino al 27,3% dell’Emilia Romagna.

Infine, il punto più importante e per alcuni versi controverso: l’introduzione del tax credit, ovvero un credito d’imposta per le donne lavoratrici, anche autonome, con figli minori o disabili non autosufficienti e che si trovino al di sotto di una determinata soglia di reddito individuale complessivo, nonché l’armonizzazione del regime delle detrazioni per il coniuge a carico.
Insomma, le premesse sono buone.
Nonostante negli ultimi mesi sia vissuta nell’ombra delle forti polemiche su licenziamenti e articolo 18, la conciliazione famiglia-lavoro rappresenta uno dei punti chiave per migliorare il mercato del lavoro, incentivare la partecipazione femminile e, perché no, invertire la tendenza negativa delle nascite nel nostro Paese. Occorre però attendere i prossimi mesi per capire se i buoni propositi contenuti nella legge delega saranno tradotti in azioni concrete attraverso i decreti attuativi.