Le famiglie nei negozi nei giorni di festa

mariangela-giusti

mariangela-giustidi Mariangela Giusti, Docente di pedagogia interculturale all’Università di Milano Bicocca

I giorni che precedono le festività natalizie (nonostante la crisi che si fa sentire e la riduzione inevitabile dei consumi) determinano cambiamenti di un certo spessore nelle frequentazioni dei negozi cittadini, dei piccoli o dei grandi supermercati, e perfino dei grandi mall extraurbani. C’è molto affollamento di gente, c’è la ricerca dell’oggetto particolare, c’è l’illusione o la certezza dell’acquisto a prezzi favorevoli. Le famiglie si riversano nei centri storici, affollano le strade, entrano nei negozi, anche se poi gli acquisti sono contenuti. E così è inevitabile che nei negozi cambino le modalità di acquisto/vendita. Gli adulti hanno da guardare tante cose (i prezzi, i colori, la lista dei regali …), mentre i bambini e i ragazzi restano come in un retroscena, un po’ al traino, spesso rimproverati di “non allontanarsi!”, di “non toccare!”. Se si va in giro e si osserva si vede che spesso le commesse dei negozi hanno difficoltà a gestire la situazione che si viene a creare: bambini un po’ fuori controllo che toccano la merce, che corrono negli spazi liberi del negozio, che ne fanno di tutti i colori e genitori (tutti presi nello scegliere, nel fare confronti per poi decidere se acquistare o no) che non si preoccupano minimamente del comportamento dei figli. 

nataleAmmettiamolo pure: la pubblicità (soprattutto televisiva) dei grandi brand nei periodi prefestivi è un po’ ingannevole: sembra che gli acquisti si possano risolvere in percorsi di gioco, di esplorazione, di magia; sembra che andare per negozi quando ci sono i simboli festosi e gli addobbi natalizi corrisponda a vivere emozioni, sensazioni, esperienze divertenti. La maggior parte delle volte non è così.

Eppure anche fare acquisti insieme nei negozi più belli del solito e addobbati con gusto e creatività può davvero rappresentare un momento importante per la famiglia, perfino educativo. Le ricerche di Vygotskij hanno dimostrato che i processi cognitivi si attivano quando il bambino interagisce con persone del suo ambiente e in cooperazione con gli altri, che lo inducono a riflettere e autoregolare il proprio comportamento. Una volta che questi processi sono interiorizzati, diventano parte del risultato evolutivo autonomo del bambino. Insomma, l’autonomia non è un generico saper fare da sé o un darsi autonomamente delle norme, in modo staccato dal contesto di riferimento. Un bambino o una bambina di 8/10 anni dovrebbe un po’ per volta (anche cogliendo le opportunità del giorno di festa dedicato alle compere e agli acquisti di Natale) imparare a sapersi collocare nello spazio/tempo sociale. Anche stare insieme in un negozio (con la mamma o con la nonna o col babbo) dovrebbe essere compreso (da lui o da lei) come un’occasione fatta di relazioni, di momenti in cui si è al centro dell’attenzione degli altri (Guarda questa sciarpa, ti piace? Che ne pensi: questo libro è adatto al tuo amico Matteo? Proviamo il numero delle scarpe, se ti va bene…), ma anche di momenti in cui si sta ai margini (quando gli adulti parlano, quando la mamma è impegnata a confrontarsi con la commessa…); di limiti e di possibilità, di permessi e di divieti, di attese e di bisogni. A tutto questo in un pomeriggio (o addirittura, nel migliore dei casi, in una giornata) dedicato agli acquisti il bambino dovrebbe sapere che troverà una risposta dagli adulti con i quali si muove in città o nel mall. Deve abituarsi un po’ per volta a capire che a volte la risposta sarà sollecita e a volte potrà essere un pochino differita nel tempo. Certo, è compito dell’adulto (non del bambino…!) avere la disponibilità a risolvere gli inevitabili conflitti connessi alla relazionalità complessa che si riscontra nei giorni insoliti degli acquisti. Ed è compito dell’adulto avere la capacità di mostrare una competenza a cooperare, a fare insieme. Anche i negozi vicinali e i grandi supermercati, insomma, possono contribuire (spesso senza rendersene conto) allo sviluppo dell’intelligenza sociale dei bambini e dei ragazzi.