Nasce Codice Rosa Bianca: per aiutare le vittime di violenza

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rosa-biancaUna ‘task force’ nelle Asl italiane insieme a Procure e Forze dell’Ordine contro gli abusi sui più deboli. E il tutto a costo zero 

Una task force composta da Asl, Procure e Forze dell’Ordine contro la violenza che colpisce ogni anno in Italia le persone fragili o vittime di omofobia. Donne soprattutto, ma anche bambini, anziani, diversamente abili. Almeno tre milioni di cittadini indifesi, dice la somma di vari studi pubblicati in materia. La rivoluzione antiviolenza annunciata dalla Fiaso, la Federazione di Asl e ospedali ha già un nome, ‘Codice Rosa Bianca’, il progetto che da quasi cinque anni è realtà nella Asl 9 di Grosseto e che ora la stessa Federazione promette di esportare in tutta Italia, grazie a un protocollo sottoscritto il 16 dicembre con l’Azienda toscana, che farà da capofila per le altre Asl.

Quanto ci sia bisogno di estendere un servizio come ‘Codice Rosa Bianca’ lo dicono i numeri. Nel 2013 ogni due giorni una donna è stata vittima di femminicidio, si è ricordato nella giornata nazionale del contrasto alla violenza proprio contro le donne. Ma le vittime dei soprusi al maschile sono molte di più: oltre un milione. E spesso di tratta di abusi perpetuati più volte, fino a raggiungere la spaventosa cifra di 14 milioni di grandi e piccoli atti di violenza, stima un’indagine condotta da ‘We World Intervita’ nell’ambito della campagna “Le parole non bastano più”.
La Caritas e la Fondazione Zancan hanno un altro triste conteggio: quello delle donne che hanno subito uno stupro o un suo tentativo. In tutto 714mila, e solo all’1,3% di quelli non riusciti e al 32% di quelli purtroppo avvenuti fa seguito una denuncia. Tra le vittime degli abusi però non ci sono solo le donne. Quelli denunciati nei confronti di minori sono stati 4.300 nel 2013; altri studi parlano di una percentuale tra il 3 e il 10% di anziani vittime di violenza (tra i 300 mila e il milione di casi).

Per combattere i 3 milioni di abusi che ogni anno colpiscono le persone fragili, nasce ‘Codice Rosa Bianca’. Si tratta di una task force composta da sanitari di Asl e ospedali, procure e forze dell’ordine che ha come obiettivo quello di garantire sostegno e giustizia ai 3 milioni di donne, anziani, bambini, disabili e omosessuali che ogni anno sono vittime di violenza in Italia. “E tutto a costo zero”, come ha annunciato la Federazione Asl e ospedali (Fiaso) che ha firmato un Protocollo che impegna a esportare in tutte le aziende sanitarie il modello della capofila: la Asl 9 di Grosseto che, in pochi anni, è riuscita a far emergere la violenza sulle persone fragili, passando a 450 segnalazioni di violenza sessuale e domestica l’anno, contro gli appena 2 casi in 3 anni segnalati prima del 2009.

A spiegare come funziona ‘Codice Rosa Bianca’ è Vittoria Doretti, dirigente medico anestesista, ‘madre’ del pronto intervento anti-violenza destinato ora a diventare realtà in ogni Azienda sanitaria. “Il problema dell’assistenza e delle denunce parte proprio dalla trincea dei pronto soccorso, perché quando ci si rivolge alle Forze dell’ordine, ai consultori o ai centri anti-violenza si ha già la coscienza di essere vittima di violenza. Ma così non è nella stragrande maggioranza dei casi: i milioni di abusi fantasma che restano senza denuncia ogni anno e che lasciano le vittime sole con il loro dolore”.

Per questo il lavoro della squadra, che a Grosseto è composta da 40 persone tra medici, sanitari, forze dell’ordine, volontari, psicologi e assistenti sociali, comincia da subito, dalla fase di accoglienza al pronto soccorso che i tecnici chiamano ‘triage’. Quando il paziente risponde alle domande di un infermiere specializzato, che assegna il codice di gravità, bianco, verde, giallo o rosso che poi darà seguito all’intervento sanitario vero e proprio. “Qui il personale opportunamente formato a riconoscere i segnali di un trauma da abuso” spiega Doretti “capisce quando è necessario assegnare anche un altro codice. A quel punto si avvia un percorso basato sulla semplificazione delle procedure e il dialogo tra le parti, con una attenzione particolare alla tutela della riservatezza. La sospetta vittima viene accompagnata in una stanza dedicata che garantisce tranquillità ed è dotata di tutto ciò che si rende necessario per la visita e l’eventuale accesso in borghese di polizia o carabinieri, per raccogliere testimonianza o denuncia. Qui personale medico e infermieristico, con alle spalle una solida formazione e continui aggiornamenti, arriva già informato di tutto quanto dichiarato in sede di accoglienza al Pronto soccorso, così come ogni successivo specialista. Questo per impedire lo stillicidio di domande ripetute all’infinito che acutizzano il trauma o anche solo per far sì che la vittima non debba sentir dire ‘questo non è di mia competenza’”, spiega sempre Doretti.

Tutto senza mai esercitare pressioni sulla vittima, che non resta mai sola e che, se necessario, già qui fissa il primo appuntamento al consultorio o con un assistente sociale. L’assistenza psicologica scatta invece nella presa in carico successiva, dove entrano in gioco anche i centri anti-violenza o altre associazioni di aiuto.
“Un percorso a costo zero, che ha consentito di far emergere 450 casi di violenza sessuale e domestica l’anno, contro gli appena due casi in tre anni segnalati prima del 2009. Un andamento che si è ripetuto anche negli altri pronto soccorsi della Toscana, dove il progetto è attivo dal 2014”, spiega il Direttore generale della Asl di Grosseto, Fausto Mariotti. Che ricorda anche l’impegno profuso dall’Azienda per formare la task force, “soprattutto nella comunicazione e la relazione con la persona abusata, sia adulta che minore”.

“Il ministero della Salute, attraverso l’ufficio prevenzione, ha già stabilito le modalità di formazione del personale dedicato” ha annunciato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin nella nota Fiaso “e una centrale unica per le informazioni che devono arrivare al pronto soccorso. La procedura va condivisa con le politiche sociali e il protocollo dovrà poi essere recepito dalle Regioni. Se il fondo sanitario non verrà intaccato, nel 2015 verranno reperite le risorse necessarie. Nel frattempo, nelle linee guida stabilite dal ministero, è previsto uno stanziamento di 50 milioni di euro per l’assistenza psicologica alle donne vittime di violenza”. (N.R.)