Passato e futuro del Governo Renzi

“Non ho dubbi sulla tenuta dell’Italia: può farcela!” Si apre con una ventata di ottimismo la conferenza stampa di fine anno del Presidente del Consiglio, che parla di Jobs Act, di riforma del fisco e di giustizia sociale

“L’Italia deve riprendere il suo ruolo nel mondo: il mondo ha bisogno dell’Italia, l’Europa ha bisogno dell’Italia, prima ancora che l’Italia abbia bisogno dell’Europa e del mondo.” Queste le parole che Matteo Renzi lancia contro i “gufi”, quelli che parlano male dell’Italia, convinti che le cose non cambieranno mai e che il nostro Paese non ce la farà. Invece le possibilità ci sono, se si decide di cambiare il ritmo, ovvero se si fanno le cose con l’urgenza di cui necessitano e se si cambia il paradigma economico. Il tema vero del 2015, spiega Renzi, sarà proprio questo. L’Italia non può ripartire se non fa riforme strutturali; “le stiamo mandando avanti, ma da sole non bastano: c’è bisogno di un cambio di paradigma economico a livello europeo”. E il Presidente del Consiglio fa notare come gli Stati Uniti d’America abbiano fatto un bel salto in avanti con una rimonta del 5% della loro economia, mentre l’intera Unione Europea è rimasta ferma, in piena fase di stagnazione. È evidente dunque che è proprio nei nostri “territori” che le cose non vanno, che i problemi non si affrontano celermente e per il giusto verso. “La situazione è drammatica” dice Renzi “se non cambiamo l’Europa. E lo possiamo fare restando ‘dentro’ i trattati”. Non occorre insomma uscire dall’Eurozona, ma è certo che se non si cambia velocemente gli euroscettici ne saranno rafforzati. E per quanto riguarda il Piano Junker? “È solo un primo passo, ancora non sufficiente”.

Renzi ha voglia di correre e – supponiamo – gli italiani pure, stanchi di tanti anni di bei discorsi e pochi fatti concreti. “Mi dicono che sono ‘tarantolato’. In realtà è perché ho un senso dell’urgenza che si deve misurare non in 12 mesi, ma in 12 ore: non voglio che sia sprecata neanche una giornata” dice il Presidente del Consiglio e se la prende con la visione obsoleta che hanno le grandi organizzazioni ormai istituzionalizzate, come i sindacati o la Confindustria; o meglio: è sbagliata la lettura della società che hanno alcuni componenti di queste grandi categorie e non solo: “alcuni politici e alcuni giornalisti sono convinti che in Italia le cose non possano cambiare. Sono gufi. L’Italia deve sentire e vivere il senso della possibilità e dell’opportunità. Il mio linguaggio è quello della concretezza, io vado avanti. Sarò giudicato arrogante ma meglio questo che disertore”.

Se si parla di concretezza, passiamo dunque ai dati concreti: cos’ha fatto il Governo Renzi in questi 10 mesi di amministrazione? Renzi non ha dubbi sui più importanti risultati raggiunti dal suo Governo, in primis il Decreto sul Fisco, che ritiene “una pietra miliare nei rapporti tra cittadino e Stato”. Ma c’è un obiettivo finale ancora tutto da raggiungere: “dobbiamo passare da un’Agenzia delle Entrate ‘nemica’ del cittadino ad un’Agenzia delle Entrate ‘partner’ del cittadino. Succederà, ma ci vorranno mesi, probabilmente anni. Noi intanto abbiamo iniziato”.
Renzi aggiunge a questo proposito che “per la prima volta è stata fatta una Legge di stabilità che taglia 18 miliardi di euro di tasse”.

Il secondo risultato che Renzi giudica tra i più importanti è quello raggiunto sul piano del lavoro: “in dieci mesi abbiamo modificato il sistema del lavoro”. Il riferimento è chiaramente al Jobs Act, che proprio in questi giorni è sulla bocca di tutta la nazione. In particolare viene criticato il fatto che lo stesso Renzi abbia deciso di stralciare la parte che allargava la normativa ai dipendenti statali. Sentiamo dalle sue dirette parole cosa dice Renzi al riguardo:

Renzi aggiunge che il Jobs Act, per come è stato strutturato, “farà aumentare l’attenzione sul nostro Paese da parte degli investitori esteri”. Tanto più che “ora il sistema lavoro italiano è più flessibile di quello della Germania”. Insomma l’intenzione è di far aprire aziende straniere in Italia che assumano personale italiano. Si parla dunque del sistema del lavoro privato, mentre per quanto riguarda i lavoratori pubblici la faccenda è ben diversa: vengono selezionati indirettamente, per concorso, dunque è anche giusto poter licenziare chi allo stato dei fatti si dimostra improduttivo, scansafatiche, insomma chi non vuole lavorare per sua scelta magari restando assente e facendosi timbrare il cartellino da un collega. Costui ruba lo stipendio e va punito. E parlando di furti, Renzi denuncia che oggigiorno nemmeno chi viene colto a rubare può essere licenziato se ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato con lo Stato. Le cose vanno cambiate, il senso della giustizia lo impone e così nuove regole per il pubblico impiego sono previste nel Disegno di Legge a firma Madìa – già presentato e in discussione al Parlamento.
A chi gli chiede se si arriverà al referendum su questo tema, Renzi risponde che ci sono prima cose ben più urgenti da fare e se si deve parlare di referendum quello che gli preme di più non è sul tema del lavoro dei dipendenti pubblici ma sulla riforma della Costituzione, in particolare sul titolo V, sui cambiamenti del ruolo del Senato e la fine del bicameralismo perfetto. Su questo punto Renzi e il suo Governo saranno durissimi: “faremo mancare il numero legale per la votazione alla Camera pur di andare al referendum. Perché su un tema così delicato vogliamo avere il parere diretto dei cittadini”.

Altri due fiori all’occhiello indossati da Matteo Renzi vengono da lui individuati attraverso due vocaboli che non risultano nuovi: semplificazione e trasparenza. L’attuale Presidente del consiglio dichiara: “il nostro Governo è quello che ha fatto meno leggi di tutti. Perché siamo convinti che in Italia di leggi ce ne siano troppe”. Si tratta di dar corpo alla parola semplificazione, perché “se c’è la possibilità di fare un semplice Regolamento non occorre fare una Legge. La Legge deve rappresentare un progetto generale, che poi va realizzato in modo più semplice attraverso i regolamenti”. La spiegazione di questa logica sta nel fatto che il procedimento di presentazione, elaborazione, discussione, approvazione ed entrata in vigore di una Legge è lunghissimo e la sua lentezza può ricadere sulle spalle della popolazione che nel frattempo continua a vivere nell’incertezza o, peggio ancora, in situazioni che dovrebbero appartenere al passato perché non più in linea con i tempi. Inoltre, come spiega Renzi, l’iter di approvazione presta il fianco agli amanti delle mitragliate di emendamenti, che spesso non servono a nulla e sono solo vacui esercizi di retorica.
Per quanto riguarda la trasparenza, il Presidente Renzi informa che il suo Governo ha messo online un sito riguardante la spesa del denaro pubblico, in particolare la spesa pubblica degli enti locali. Attraverso questo database, i cittadini possono accedere ai dati dei pagamenti delle Regioni, delle Aziende sanitarie regionali, delle Province e dei Comuni aggiornati al mese precedente.

Se questi sono i principali risultati raggiunti, passiamo ora agli impegni futuri. Per l’anno 2015 cosa dobbiamo aspettarci dal Governo Renzi? La prima cosa sono i tagli della spending review e la monetizzazione. Bisogna far entrare soldi in cassa e lo si farà dismettendo il patrimonio immobiliare e realizzando l’efficientamento energetico degli immobili che rimarranno. Imperativo abbassare subito le bollette. E poi privatizzare, privatizzare, privatizzare. Renzi nomina le Ferrovie, l’ENI, l’Ansaldo Breda e altre acquisizioni da parte soprattutto di realtà provenienti dall’estero.

Inoltre, per dare una mano alle imprese e ai cittadini, “è un dovere rendere più semplice il sistema fiscale”.
Per quanto riguarda il mondo del lavoro, c’è poi una categoria che dovrà essere valorizzata: quella degli insegnanti. “È indecoroso per un insegnante fare il precario a vita” afferma il Presidente del consiglio. “Ci sono 149mila insegnanti a spasso costretti a star dietro a un modello organizzativo allucinante che impone loro di seguire mille cavilli burocratici.” L’idea di Renzi è quella di non fare una riforma – l’ennesima – imposta dall’alto ma di coinvolgere proprio i cittadini, per far partire un rinnovamento dal basso, per ridare lavoro e dignità a chi ha in mano il futuro della nostra società.

Ciò a cui tiene in particolare il Presidente Renzi è dare un identikit di quello che è stato e sarà il suo governo: “è il Governo che cerca di ridurre la forbice delle disuguaglianze. Giustizia sociale, si chiamava una volta. Come? Un esempio: il tetto di stipendio ai supermanager da un lato e gli 80 euro a chi percepisce meno di 1.500 euro al mese dall’altro”.
E a chi gli chiede quanto durerà questo Governo e se sia il caso di andare alle nuove elezioni, risponde: “Non se ne parla nemmeno. La legislatura durerà fino al 2018.”

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Daniela Molina
Direttore di Donna in Affari.it