Per un Lazio senza mafie, a difesa delle imprese

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lazio-senza-mafiaSconfiggere la mafia nel Lazio? Possibile con il patto per la legalità ed il contrasto dell’economia criminale siglato in questi giorni

di Paola Paolicelli

Come agisce la Mafia? Per rispondere a questo interrogativo faccio ricorso ad una frase pronunciata da Paolo Borsellino: “Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo”. Per evitare infiltrazioni mafiose nel territorio laziale, attraverso le imprese regionali o i poteri politici, è stato siglato lo scorso 29 novembre, presso il Tempio di Adriano a Roma, il Patto per la legalità e il contrasto dell’economia criminale, azione promossa dalla Regione Lazio e dall’Osservatorio regionale sulla sicurezza e la legalità. L’evento è stato l’ultimo tassello di quattro giornate interamente dedicate al tema “Lazio senza mafie”.

Con il patto sottoscritto, la Regione Lazio si impegna anzitutto a promuovere iniziative di aiuto ed accompagnamento dedicate alle vittime del racket e delle estorsioni. Altra finalità indicata è quella di difendere l’esistenza di tutte quelle economie pulite, scevre da compromessi illeciti.

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Purtroppo le famiglie mafiose continuano ad estendere i propri interessi economici. Il Lazio è la regione che si colloca al quinto posto per indice di presenza mafiosa, dopo Campania, Calabria, Sicilia e Puglia, mentre Roma occupa la tredicesima posizione per fenomeni criminali ad opera di gruppi mafiosi.

Lo stabilirsi delle organizzazioni criminali nel territorio capitolino ha una tradizione antica che risale, addirittura, alla metà degli Sessanta. Oggi il numero delle consorterie mafiose, nel territorio laziale, è di 81. Tutte riconducibili alla Camorra, all’Ndrangheta e a Cosa nostra, nuclei che in accordo tra loro e con i clan locali (ex banda della Magliana, Casamonica e Fasciani) si spartiscono gli affari illeciti.
Le principali illegalità ricadono sul riciclaggio di capitali e sull’investimento in attività imprenditoriali. Le operazioni sospette pervenute alla Banca d’Italia per quanto concerne il Lazio ammontano a 9.188, con un valore stimabile di circa 10 miliardi.

Entriamo nel vivo del Patto sottoscritto dalle forze sociali e dalla Regione Lazio ed evidenziamone i tratti salienti.
Le forze sociali firmatarie si impegnano a modificare i propri statuti con codici etici e ad organizzare progetti destinati ai propri associati; costituiscono elementi cardine la lotta alla corruzione, il rispetto delle norme in materia fiscale e l’espulsione dalle associazioni di soggetti coinvolti in illeciti di varia natura.
Altro elemento di svolta riguarda le procedure di segnalazione, alle forze di polizia ed alla magistratura, di episodi e comportamenti malavitosi, favorendo e sostenendo le denunce di estorsioni ed usura sia in forma individuale che collettiva da parte di imprenditori.

L’altro attore chiamato in causa, la Regione Lazio, si attiva affinché vengano promosse significative azioni di aiuto e di accompagnamento, tutte rivolte a vittime di fatti estorsivi che denunciano i responsabili di tali reati.
Da non dimenticare, poi, il sostegno, con bandi regionali, a tutte quelle imprese che incentrano la propria attività su meccanismi di legalità e responsabilità sociale.

Il processo di trasparenza, semplificazione ed innovazione agevolerà l’operato della macchina amministrativa, con tutte quelle procedure che rendano più facile la vita delle imprese e dei cittadini.
Nel patto non potevano mancare, infine, tutti quei progetti e strumenti legislativi ideati per eliminare l’abusivismo commerciale e la contraffazione.

Firmatari del patto sono stati Guido Fabiani, Assessore della Regione Lazio allo Sviluppo Economico ed Attività Produttive, Fabio Rerigeri, Assessore alle infrastrutture e all’ambiente e Gianpiero Cioffredi in qualità di Presidente per l’Osservatorio regionale sulla Sicurezza e la Legalità. Per quanto riguarda le associazioni di categoria, i firmatari sono stati: Unindustria, Confcommercio, Confesercenti, Confservizi, Confagricoltura,Confartigianato,Confprofessioni, Cna, Angi, Ance, Federlazio, Legacoop e Casartigiani.

Ad aprire i lavori è stato l’assessore Fabiani che, senza mezzi termini, si è soffermato sulla necessità di un cambiamento: “Creare le basi per tornare a crescere è oggi fondamentale ed urgente e la promozione della legalità e della lotta ai comportamenti criminali costituisce proprio una delle condizioni più importanti per costruire un modello nuovo di sviluppo e solido per il Lazio. Il contesto ambientale in cui si fa impresa incide in maniera cruciale sulla possibilità di innalzare la produttività e di ritornare a crescere. È fondamentale dire chiaramente che la legalità non deve e non può essere percepita come un ulteriore costo di cui liberarsi, perché sarebbe solo un modo per scivolare lentamente in un’area grigia dove il rispetto delle norme si allenta e la leadership delle imprese criminali inesorabilmente si sviluppa”.

“Confermare negli atti la volontà di un’azione positiva” ha detto nel successivo intervento l’Assessore Refrigeri: “è questo lo spirito con cui sottoscrivo questo Patto, determinato dalla chiarezza della linea di condotta della Giunta Presieduta da Zingaretti e, assumendone il portato di responsabilità e specificità assegnatomi dalle competenze che riguardano il mio mandato. Il settore dei Lavori pubblici può e deve dispiegare tutto il necessario per sostanziare ammodernamento ed opere. Al contempo, gli atti e le procedure, funzionali alla costruzione di tale percorso devono sostanziarsi sempre in emersione e trasparenza, scevri da pregiudizi personali e sempre, a disposizione dell’autorità competente, laddove sia chiamata ad esaminare la dirittura di comportamenti amministrativi”.

Secondo Gianpiero Cioffredi la firma del Patto è fondamentale per tutelare e far crescere il sistema produttivo laziale che opera nella legalità.
Una dettagliata analisi della logica mafiosa, in chiusura, è stata proposta da Michele Prestipino, Procuratore aggiunto Coordinatore distrettuale Antimafia di Roma: “La mafia indica una strada in apparenza più facile. Noi dobbiamo fare in modo che il patto tra mafia e non mafia non sia più concluso. Oggi dobbiamo partire dalla consapevolezza che a Roma il problema mafia c’è ed è complesso ed articolato. Il problema può essere risolto con una azione congiunta e di coralità, aspettandosi che ognuno agisca nell’ambito delle proprie competenze”.
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