Quali prospettive per il calcio rosa?

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donne-sportAspettative e soluzioni durante il convegno “Donne e sport” 

di Paola Paolicelli

Per promuovere la crescita del Calcio Femminile in Italia si è svolto lo scorso 11 dicembre il convegno “Donne e sport”, organizzato a Roma dall’Associazione Italiana Calciatori (Aic), con il patrocinio del Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio. L’incontro è stato fortemente voluto da Damiano Tommasi, presidente Aic che così ha riassunto la sua idea: «E’ necessario il passaggio dalle parole ai fatti, perché per troppo tempo nel calcio femminile ci si è fermati alle intenzioni. È necessario un cambio di mentalità smettendo di fare paragoni con il calcio maschile che sminuiscono la valenza di questo sport. Come associazione abbiamo idee e progetti da mettere a disposizione per realizzare l’obiettivo. Dobbiamo creare una filiera unica che possa essere anche per la Figc un motivo in più per portare avanti la seconda disciplina olimpica che abbiamo. Sono sicuro che il calcio femminile sia l’ambito federale con più ampi margini di crescita».

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Tra i primi problemi ad emergere, con una certa prepotenza, è il notevole ritardo organizzativo del calcio femminile, sintesi di un passato in cui manchevoli sono state, anche, le politiche di promozione.
Ma a che cosa è dovuta questa arretratezza organizzativa? Uno degli aspetti da non sottovalutare è di carattere culturale, a cui fa seguito una scarsità di risorse da impiegare, ma anche una volontà politica assente. L’idea di rafforzare e non sottovalutare il calcio femminile è obiettivo primario di Carlo Tavecchio, Presidente Figc, che ha investito il suo vice, Francesca Sanzone, del compito di tracciare un percorso integrato incentrato su 3 aree distinte e complementari: quella tecnica; quella sportiva; quella legata marketing e comunicazione.
«Per superare le barriere culturali che impediscono al calcio femminile di crescere in Italia, sono convinto serva un enorme sforzo di sistema» ha affermato Tavecchio «La Federazione, le Leghe, allenatori e calciatori devono fare la loro parte così come le istituzioni politiche perché quando si parla di pari opportunità bisogna anche garantire i presupposti economici per mettere in moto la crescita. È un dato inconfutabile, infatti» ha continuato il presidente della Figc «che, a parte qualche piccola contribuzione spot, il calcio femminile si finanzia privatamente e con contributi della LND e della Figc, il cui ammontare complessivo è in linea con gli standard europei. Stiamo lavorando» ha concluso Tavecchio «per incrementare le tesserate attraverso una riorganizzazione delle normative interne, per migliorare la qualità dei campionati, per elevare ancora di più lo standard e la formazione medico-scientifica, per individuare strategie di marketing e di comunicazione dedicate e per coinvolgere in maniera diretta le società di calcio professionistiche maschili di vertice per sfruttare la loro cassa di risonanza ed aprire così nuove opportunità al calcio femminile italiano».
Le possibili soluzioni provengono anche dal mondo della politica, più volte chiamato in causa. A sostegno dello sport in rosa, e del calcio femminile nella fattispecie, giunge Laura Coccia, onorevole impegnata per estendere i contratti professionistici nello sport, anche alle donne. «La legge 91 non è uguale per tutti. La principale discriminazione tra i due sessi infatti riguarda lo status di professionista, negato in toto alle ragazze, considerate dalle Alpi alla Sicilia semplici dilettanti. Non c’è disciplina, categoria o settore che nel campo femminile sia considerato “pro”. Il riconoscimento dello status di professionista infatti è appannaggio delle federazioni e dal Coni non c’è mai stato tale provvedimento nei confronti di una disciplina femminile. Nessuna atleta italiana, insomma, per le leggi attuali fa sport per lavoro. Tutte appassionate, insomma, anche quando indossano la maglia azzurra e non hanno niente da invidiare, per impegno e risultati, ai colleghi uomini. Le conseguenze sono evidenti a partire dalla mancanza di ogni tipo di tutela compresa la più importante quella alla maternità».
C’è chi, poi, come Milena Bertolini, dell’Associazione Italiana Allenatori Calcio, rappresentante per il calcio femminile, ha espresso, con tanta speranza, la sua opinione: «Per il calcio femminile fino ad ora è stato fatto pochissimo e di parole ne ho sentite tante. Vediamo se è arrivato il momento del cambiamento, un cambiamento che abbiamo strutturato in un progetto che è stato presentato un anno e mezzo fa alla commissione».