A Enoliexpo Adriatica olio e vino di qualità

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L’Italia è famosa in tutto il mondo per la sua cucina. E cosa c’è di più genuino e buono di una goccia di olio extra vergine d’oliva o di un bicchiere di buon vino? Il Made in Marche resiste al maltempo e tiene alte le nostre eccellenze 

di Daria Contrada

I prodotti alimentari di qualità diventano “una vetrina per il nostro Paese, lo aiutano a riprendersi dalla crisi”, ha commentato l’ex ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Nunzia De Girolamo, durante la conferenza stampa di presentazione di Enoliexpo Adriatica, fiera specializzata per la vitivicoltura e l’olivicultura in programma dal 30 gennaio al 1° febbraio a Fermo, nelle Marche.

Giunta alla sua seconda edizione, rappresenta un’occasione unica per le maggiori aziende italiane e straniere per diffondere tra gli addetti al settore le innovazioni di processo e di prodotto sviluppate dalle imprese e dagli enti di ricerca sia per l’attività agronomica in campo sia per la trasformazione in cantina o in frantoio. Con l’obiettivo di salvaguardare le rese, migliorare la qualità, valorizzare i sottoprodotti, abbattere i costi e diffondere brand e valore della produzione. Non va dimenticato che il 2014 sarà ricordato come annus terribilis per la produzione dell’olio, a causa dell’infezione batterica che ha colpito le piante di olivo e del maltempo che non ha dato tregua ai raccolti. Ed è su questo punto che fa leva il presidente di Coldiretti Ascoli Piceno, Paolo Mazzoni: “ci si accorge delle cose belle solo quando le abbiamo perse. E sarà così anche per i consumatori, che quest’anno si renderanno conto della mancanza dell’olio”.

Secondo l’ultimo censimento Istat, nelle Marche le aziende che coltivano olio sono 22mila, per una superficie impiegata di circa 13mila ettari e un valore di produzione olivicola di 20 milioni di euro. E in questa Regione nel 2014 la produzione non è arrivata a 20mila quintali, mentre di solito si attesta su una media di 40mila: Mazzoni ha parlato di un’annata “disastrosa, che però non pregiudica la qualità del nostro extravergine. E ciò lo dobbiamo a tre fattori: il lavoro effettuato dalle aziende su tecniche di raccolta, lavorazione immediata e ammodernamento degli impianti; la scelta di puntare sulle cultivar del territorio e sul monovarietale; la valorizzazione del Made in Italy”.

L’Italia centro-meridionale in generale, e la Regione Marche nello specifico, da sempre seguono con  attenzione l’evoluzione di un settore in cui possiamo vantare prodotti di eccellenza. Olio e vino sono “prodotti caratterizzanti la Regione, non è raro che un turista decide di visitare le Marche dopo averne assaggiato i sapori”, ha aggiunto l’assessore per i Beni Ambientali della Regione Marche, Maura Malaspina. Per Sonia Villani, amministratore delegato di Enoliexpo Adriatica, le Marche sono “un hub, un centro di raccolta, un punto di incontro; sono molto conosciute per la produzione elevata di olio e la realizzazione del nuovo tratto autostradale ha agevolato il raggiungimento di Fermo”, città in cui si svolgerà la fiera. Dietro l’evento che durerà tre giorni c’è già un grande lavoro: da una parte è stata curata l’area espositiva tecnica, con più di 100 espositori che ospiteranno grandi nomi italiani e stranieri; dall’altra è stato dato rilievo all’attività convegnistica, in cui verranno proposti nuovi servizi e prodotti, per cercare di contenere i costi. “E tutto questo è stato possibile grazie alla collaborazione con Unaprol e all’attività di Pandolia”.

Unaprol è “sinonimo di mondo agricolo”, ha dichiarato Pietro Sandali, direttore generale del consorzio olivicolo italiano: “nell’ultimo triennio, con un investimento di circa un milione di euro, abbiamo finanziato la ricerca scientifica di un pool di università italiane per migliorare efficienza e competitività del comparto olivicolo nazionale di fronte alle sfide del mercato globale”. Dati alla mano, l’Italia detiene una quota pari al 20 per cento della produzione comunitaria; l’olivicoltura italiana vale 2 miliardi di euro a pianta, ma è ancora costituita per la gran parte da oliveti di tipo tradizionale caratterizzati da “alti costi di produzione, scarsa produttività, mancata alternanza di produzione e difficile adattabilità alla meccanicizzazione. Questi oliveti verranno mantenuti e andranno salvaguardati in futuro non solo per motivi di conservazione del patrimonio varietale e dei caratteri di tipicità locali, ma anche per motivi culturali e paesaggistici”.

Il deputato della circoscrizione Marche, Paolo Petrini, ha spiegato che l’agricoltura deve “ricevere una spinta per aumentare il volume delle esportazioni con gli altri Stati dell’Unione europea”. Per questo Enoliexpo rappresenta un banco di prova, “un appuntamento per verificare il coraggio e la fiducia degli operatori nel futuro”.

Insomma, il settore rappresenta un’ancora di salvezza per l’economia italiana, ma il governo e il Parlamento devono fare la propria parte. È con questa premessa che 85 parlamentari hanno firmato una mozione per richiedere 90 milioni di euro in tre anni per attivare iniziative di valorizzazione dell’olio extra vergine d’oliva.

“Siamo il Paese leader nel mondo per qualità delle nostre produzioni ma soprattutto per la tecnologia olearia e per il nostro know how in questo settore industriale che abbiamo esportato in tutto il mondo” ha spiegato Colomba Mongiello, vice presidente della commissione parlamentare d’inchiesta anti-contraffazione, nonché prima firmataria della mozione. “L’aumento del consumo dei nostri olii extra vergine di qualità finirà per stimolare la domanda di tecnologia olearia di avanguardia. I due settori sono strettamente collegati e per questo vanno sostenuti.