Biogas: il Nord Italia è in pole position

biogas

La tecnologia della digestione anaerobica per rilanciare l’attività agricola e zootecnica italiana, all’insegna della sostenibilità ambientale. Se ne parlerà al Biogas Italy, a Rimini Fiera il 12 e 13 febbraio. Ma quanto è ecologico, e quanto conviene alle aziende?

di Amelia Vescovi

Dopo Germania e Cina, l’Italia è il terzo produttore al mondo di biogas, e il CIB (Consorzio Italiano Biogas) ha scelto di promuovere l’evento di Rimini Fiera per diffondere la cultura di questa tecnologia innovativa. Con gli Stati Generali del Biogas, in apertura della manifestazione, produttori, enti di ricerca e università, costruttori di impianti e sviluppatori di tecnologie si potranno confrontare per discutere sui risultati finora raggiunti nel nostro Paese e nel mondo.

Ma cosa è di fatto il biogas? Si tratta di un combustibile gassoso ottenuto dalla fermentazione, in assenza di ossigeno, di materiali e residui organici sia animali che vegetali. Il processo avviene in ambienti a temperatura controllata, ad opera di microrganismi che convertono il materiale organico in biogas, di cui il 50-70% è composto da metano, il rimanente da anidride carbonica e altri componenti.
Il biogas può essere impiegato per la produzione di energia e calore, sia ad uso interno, per le aziende che scelgono il modello dell’autonomia energetica, sia per la vendita ai gestori della rete, usufruendo della tariffa onnicomprensiva (TO). L’innovazione consiste nell’opportunità di riutilizzare gli scarti derivati da allevamento e industria agro-alimentare, combinati con alcune colture specifiche, come il mais. Inoltre il residuo solido del processo anaerobico, il digestato, composto prevalentemente da cellulosa e lignina, può essere utilizzato come fertilizzante sostituendosi ai prodotti chimici.

In Italia esistono 1300 impianti in ambito agricolo, di cui il 35% in Lombardia, il 15% in Emilia Romagna, il 10% in Piemonte, regioni dove è molto diffuso l’allevamento di bovini.
Con una produzione di 7,4 mila GWh di energia elettrica nel 2013, il biogas copre già il 10% dell’energia elettrica ottenuta da fonti rinnovabili. Negli ultimi 5 anni, le imprese agricole produttrici di biogas hanno investito 4,5 miliardi di euro creando 12.000 posti di lavoro.

Nel corso di Biogas Italy saranno illustrate le nuove tecnologie per la produzione di biometano, le tecniche agronomiche per la gestione della semina e del digestato e quelle per l’efficienza degli impianti. Si parlerà anche di fiscalità, meccanizzazione, certificazione e il ruolo del biogas nell’ambito dell’Expo 2015 di Milano. E sarà l’occasione, per il CIB, di rinnovare il suo ruolo di riferimento tecnico per le aziende e le istituzioni, al fine di ottimizzare il processo produttivo nel rispetto delle normative internazionali sul settore.
Il biogas ha scatenato infatti polemiche circa la sua effettiva sostenibilità economica e ambientale, in particolare circa la destinazione a combustione di elevate quantità di cereali che potrebbero essere altresì impiegati nell’alimentazione umana. Gli ambientalisti sostengono che l’utilizzo prevalente di mais per la digestione anerobica, e solo in minima parte di materiali residui, comporta lo sfruttamento sistematico di grandi aree agricole che potrebbe provocare un impoverimento del terreno, e a ciò si aggiungerebbe l’incremento dell’uso di fertilizzanti sintetici.
È anche vero che, come indicato nel Decreto Ministeriale 6 luglio 2012, entrato in vigore il 1° gennaio 2013, esistono incentivi per le aziende che producono biogas utilizzando per almeno il 70% sottoprodotti dell’agricoltura e colture di rotazione non alimentari: in questo modo il biogas prodotto da colture dedicate diventa meno conveniente. Inoltre il CIB, unitamente ad altre associazioni di categoria del comparto agro-energetico, nel 2012 ha stilato un vademecum, “Biogas Fatto Bene”, che contiene dei suggerimenti per gestire un impianto di biogas nel rispetto dell’ambiente e dell’attività agricola tradizionale.

Un’esperienza di biogas al femminile

francesca-picassoFrancesca Picasso, imprenditrice di Cremona e vicepresidente nazionale dei Giovani di Confagricoltura: l’impianto da lei gestito, costituito da due digestori, primario e secondario, realizza la combustione anaerobica utilizzando le materie prime prodotte in azienda, in particolare derivati dell’industria molitoria. Il biogas prodotto viene impiegato per l’alimentazione di un motore che a sua volta genera energia elettrica.

Pensa che la conversione del territorio ad uso agricolo a quello ad uso energetico possa risolvere in parte la crisi dell’economia agricola?
Credo che territorio e agricoltura non debbano mai perdere la vocazione e destinazione alimentare soprattutto nel nostro paese riconosciuto e apprezzato come produttore di eccellenze; per questo il settore delle agro-energie è e dovrà rimanere complemento all’attività agricola tradizionale. Le agro-energie sono state un nuovo impulso e una risposta alla crisi non solo per il settore agricolo ma anche per tutti quei settori e soggetti che in fase di realizzazione e di gestione degli impianti hanno lavorato e lavorano a contatto con le nostre aziende.

Quali sono gli svantaggi di questo tipo di produzione? È vero che l’impianto di produzione di biogas emette cattivo odore?
Gli svantaggi principali sono tutti legati ad una percezione e valutazione scorretta del settore delle rinnovabili. L’incentivo iniziale importante promesso alle aziende che lasciava immaginare una forte redditività si è trasformato nei fatti in un incentivo a tutta la filiera, andando a limare la redditività aziendale in modo scorretto e a volte direi anche sconsiderato. Allo stesso modo l’errata percezione della redditività aziendale da parte delle istituzioni e la precarietà della gestione politica del nostro paese stanno permettendo attacchi normativi, fiscali, economici alle aziende produttrici di energia da biogas che già operano da alcuni anni e che con imprenditorialità e sacrificio cercano di ripagare l’ingente investimento fatto. Oltretutto andando completamente controcorrente rispetto alle prospettive di sviluppo delle rinnovabili a livello mondiale; l’Italia manca di una politica e programmazione del settore energetico a lungo periodo in cui prevedere un graduale e ragionato aumento delle rinnovabili rispetto alle fossili.
È ormai una verità scientifica accettata e consolidata che il processo di digestione anaerobica riduce sensibilmente gli odori delle matrici in ingresso soprattutto com’è ovvio in presenza di effluenti di allevamento. Ma si sa che nel nostro paese piace creare mostri inesistenti e parlare per luoghi comuni e non tenere conto degli studi scientifici.

Come ha deciso di intraprendere questa attività?
Nel 2010 ho valutato insieme alla mia famiglia la possibilità di accedere alla tariffa incentivante per realizzare l’impianto nella nostra azienda ad indirizzo cerealicolo in provincia di Cremona.

Ha trovato difficoltà, come donna imprenditrice, in questo settore?
Il settore agricolo in generale è ancora oggi un settore per lo più maschile e la presenza delle donne nella fase iniziale dei rapporti è spesso presa con diffidenza. Questo non mi ha mai inibito né mi ha mai spinto a modificare il mio modo di essere donna per essere accettata. Per fortuna nella maggior parte dei casi il problema si è fermato alla fase iniziale…