Cos’è emerso dagli Stati Generali delle donne

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Si può uscire dalla crisi con una nuova economia “al femminile”. Questo il messaggio emerso dalla giornata organizzata a Roma a inizio dicembre 2014

Non più o non solo conciliazione, ma affermazione dei propri diritti nel mondo del lavoro. È uno degli appelli fatti dalle 200 donne provenienti da tutta Italia a Roma per gli “Stati Generali delle donne”. L’incontro pubblico si è tenuto all’inizio di dicembre 2014 e ha visto la partecipazione di imprenditrici, artigiane, docenti universitarie, libere professioniste, politiche e cittadine interessate a confrontarsi in vista di EXPO 2015 e della Conferenza Mondiale delle donne “Pechino vent’anni dopo”.

Diversi i temi trattati nel corso della giornata: tra questi, anche proposte e progetti per una democrazia paritaria, lavoro, innovazione, processi di integrazione, educazione, leadership e iniziative di integrazione, progetti europei per il care giving, per l’accesso al credito e l’imprenditoria femminile. A livello politico spicca una richiesta su tutte: quella di una scelta al femminile come Presidente della Repubblica.

«Gli Stati Generali delle donne sono un confronto spontaneo e aperto al pubblico» afferma Isa Maggi, ideatrice e organizzatrice dell’evento e rappresentante del network BicNet Italia «Sono previsti altri incontri degli Stati generali permanenti in tutte le Regioni italiane: si tratta di uno scambio di best practices e di abstract su differenti temi con raccolta e pubblicazione on line per tutto il 2015, per dare spazio alla componente femminile, valorizzarla e darle voce».

Secondo quanto emerso nel corso degli Stati Generali, le donne italiane desiderano una nuova economia di valori, nella convinzione che la componente femminile, nella crisi, possa dare il suo contributo per rialzare il destino dell’Italia. Per sperare di arrivare a questo obiettivo si deve ripartire non da mere ricette finanziarie, ma da interventi legislativi ed economici che abbiano alla base valori etici che possano ricostruire un’economia sociale e finanziaria davvero sostenibile nel rispetto delle esigenze e delle politiche di genere.

Riportiamo le proposte che sono state dibattute nell’ambito del gruppo di lavoro dedicato a “lavoro, imprese, Start-up” che, insieme a quelle relative agli altri argomenti – come comunicazione, donne e politica e molto altro – sono contenute nel documento finale di sintesi degli Stati Generali delle donne, allegato in chiusura di articolo.

“Il lavoro è il tema centrale su cui si dibatterà in vista di settembre 2015, in occasione della Conferenza Mondiale delle Donne, “Pechino 20 anni dopo”. È un tema impegnativo e dalle mille sfaccettature, trasversale a quasi tutti gli argomenti che gli Stati Generali delle donne stanno affrontando. Occorre partire dalla vocazione e dalla specificità dei territori per declinare le politiche attive del lavoro, sviluppare una nuova concezione di ‘lavoro sostenibile’, per cogliere le opportunità che le nuove tecnologie aprono per un lavoro più dignitoso e più rispettoso della qualità della vita.
Richiesta che coinvolge donne, e uomini.
Si tratta di spiegare che non può esserci lavoro di serie A e di serie B, dove il lavoro di serie B è fatto di una peggiore qualità dell’occupazione e di redditi da lavoro più bassi, di partite IVA ai limiti della sussistenza, di posizioni dirigenziali appannaggio maschile, di pensioni inesistenti a fronte di una contribuzione inesistente o anche di un lavoro inesistente, o di un lavoro mal retribuito, o di un lavoro in nero o di un lavoro di cura che mai nessuno ha riconosciuto.
Si tratta di spiegare che la maternità non può essere vissuta come una colpa, la colpa magari di lasciare senza stipendio una famiglia, ma deve poter essere vissuta come una scelta libera e non un ostacolo quando si ritorna sul mercato del lavoro o quando semplicemente ci si affaccia sul mercato del lavoro e per il semplice fatto di poter mettere al mondo dei figli.
Si tratta di ripensare l’occupazione:
• Attivare un Long Life working-caring-learning, un percorso di vita per tutti lungo la linea del lavoro, l’apprendimento e la cura, senza discriminazione di genere
• Costruire un welfare in grado di organizzare l’alternanza scuola-formazione-cura e lavoro, di supporto alle donne nel percorso di vita
• Organizzare un welfare pubblico che punti alla trasmissione delle competenze del family caring in chiave gender equality
• Ripensare all’invecchiamento attivo delle donne fuori dagli stereotipi di genere
• Riformulare un welfare pubblico locale fondato sulla partecipazione attiva degli utenti in grado di fornire e/o coordinare tutto il welfare locale, sia pubblico che privato e immaginare nuove politiche di flessibilità e di diversa organizzazione del lavoro.
Si tratta di “ricreare” il lavoro, come:
• Predisporre un piano straordinario per l’occupazione femminile in chiave quantitativa e qualitativa
• Uniformare il sistema delle incentivazioni fra lavoro dipendente e autonomo
• Dare impulso alla costruzione di luoghi di comunità per la attivazione del lavoro (jobnursing) fondate sulla capacità di fare rete e sistema
• Predisporre una politica di incentivazioni fiscali e contributive premianti per le imprese ad elevata gender equality, sia nella singola impresa che nelle attività indirette o indotte nelle posizioni lavorative e retributive a tutti i livelli
• Analisi dei territori per individuarne le vocazioni. Nell’affrontare le sfide dello sviluppo e della “crescita”, le politiche del lavoro devono tenere conto della cultura e del rispetto della diversità. Il turismo sostenibile, la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, ad esempio attraverso la promozione di tecniche agricole che rispettano la tradizione e l’ambiente, permettono la creazione di un ecosistema favorevole alla nascita di nuove imprese e quindi di nuovo lavoro.
• Cosi, allo stesso modo, occorre promuovere le industrie culturali, che costituiscono il core dell’economia creativa. Questo potenziale deve essere sfruttato pienamente per stimolare un’innovazione che sia al servizio della crescita economica, della piena occupazione produttiva e dell’esistenza di opportunità di impiego dignitose per tutti. Le industrie culturali e creative possono contribuire al risanamento dell’economia nazionale, alla creazione di posti di lavoro e di nuove imprese nel settore della sostenibilità ambientale, dello sviluppo locale e della promozione della creatività.
• Sostegno in termini di erogazione di servizi reali (come servizi di incubazione e di follow up durante il periodo dell’avviamento quando il tasso di mortalità delle imprese è alto) alla creazione di nuove imprese femminili che siano vocate all’utilizzo delle nuove tecnologie e alle azioni di salvaguardia ambientale e che sappiano cogliere e valorizzare, come start up, le opportunità che il territorio offre.
• Attivare una efficace politica del credito con una rivisitazione delle condizioni di bancabilità delle imprese femminili attraverso una rilettura, da condurre anche nelle sedi europee, del rating di Basilea nelle sue diverse declinazioni.
• Favorire attività di internazionalizzazione per le imprese femminili creando e favorendo le reti d’impresa per superare i problemi delle dimensioni aziendali.
• Ridefinire il concetto di cosa è impresa femminile e soprattutto rivedere la categoria di cosa è start up e delle sue implicazioni per gli adempimenti conseguenti nel registro delle imprese, al momento gestito presso le Camere di Commercio.
Si tratta di tutelare il lavoro,per cercare di non perdere altri posti di lavoro o di far chiudere altre
piccole imprese femminili che nonostante la crisi resistono:
• Tutelare le donne in maternità in ogni ambito lavorativo, pubblico e privato e favorire la loro ricollocazione a fronte della perdita di lavoro
• Definire un livello minimo di diritti di maternità, paternità, cura, integrando il tema della genitorialità con quelli di cura della disabilità e degli anziani, nel rispetto di quanto previsto dalla normativa europea
• Ripensare sistemi previdenziali in grado di superare l’attuale divario del trattamento pensionistico
• Eliminare definitivamente qualunque forma di discriminazione al momento dell’assunzione
• Pensare a sistemi di sostegno per le partite IVA e le libere professioni, per chi decide di “mettersi in proprio” anche con l’introduzione di una no tax area per i primi tre anni dall’avvio dell’impresa o della professione
• Riconoscere il lavoro di cura come lavoro produttivo
• Favorire percorsi di non esclusione alle cariche di responsabilità
• Incentivare le aziende pubbliche e private per favorire un ambiente di lavoro in cui le donne non siano penalizzate da orari e altre forme di esclusione che ne impediscano di fatto l’assunzione di posizioni di responsabilità
• Rimodulare i tempi di vita e di lavoro con l’introduzione di nuove forme di organizzazione del lavoro anche attraverso azioni di sensibilizzazione sull’assunzione dei carichi e delle incombenze famigliari e della casa da parte degli uomini
Istituire un’attività di monitoraggio permanente con rilevazione continua dedicata per ottenere:
• Analisi costante e strutturata degli impatti delle normative e delle azioni messe in campo a livello territoriale per cogliere le differenze alla base di policy regionali e nazionali
• Analisi costante e strutturata delle interazioni tra welfare pubblico, privato, aziendale e territoriale e la loro capacità di facilitare il lavoro delle donne e degli uomini in una logica di mainstreaming alla base di policy regionali e nazionali
• La costruzione, l’utilizzo e il costante aggiornamento di indicatori di valore e di impatto al fine di monitorare e misurare il contributo del lavoro delle donne allo sviluppo, anche attraverso la raccolta, l’analisi e la diffusione di informazioni, di statistiche e di buone prassi, secondo nuovi schemi di gender analysis
• Rafforzamento del sistema di contrasto alla discriminazione di genere multipla in contesto lavorativo con il potenziamento di un nuovo ruolo territoriale delle Consigliere di parità. (A.F.)