Depressione in gravidanza, colpito il 10% delle donne

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Un recente studio, pubblicato dall’Istituto di Neuroscienze Semel e da Human Behavior della Università della California, segnalato sul sito dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) stima una prevalenza dei disturbi depressivi tra le donne italiane in stato interessante pari all’8-10%.

 

Se in Italia vivono episodi depressivi in gravidanza 10 donne su 100, negli Stati Uniti sono all’incirca il 15% le future mamme che soffrono di disturbi d’ansia e di depressione. Lo studio americano si è concentrato su come l’esposizione precoce ai farmaci antidepressivi da parte delle donne incinte possa portare non pochi problemi e disturbi ai bambini man mano che crescono e diventano adulti. In base alla ricerca, il 5% di tutti i bambini nati negli Stati Uniti (più di 200.000 all’anno) è esposto a rischi per la salute a seguito dell’assunzione da parte delle madri di alcuni antidepressivi durante la gravidanza.

L’Agenzia Italiana del Farmaco ritiene “fondamentale” la terapia farmacologica dei disturbi dell’umore in gravidanza: sarebbe sbagliato sottovalutare il problema in quanto questi episodi “se non trattati, si associano a complicanze materne e fetali”.
«La depressione non trattata» spiega l’Aifa «può determinare scarsa nutrizione (in parte dovuta alla riduzione dell’appetito), abuso di alcool, ideazione suicidaria e si associa ad una maggiore incidenza di parto prematuro, basso peso alla nascita e disturbi neuro-comportamentali. Inoltre le pazienti depresse spesso non manifestano una adeguata attenzione e cura di se stesse, della gravidanza e del neonato».

Sempre l’Aifa ricorda come «la gestione della gravidanza di donne con disturbi dell’umore è complessa e necessita di un approccio multidisciplinare (psichiatra, ginecologo, teratologo, genetista, neonatologo, pediatra)».
Nello specifico, lo studio, presentato da Anne Andrews, ricercatrice dell’Istituto di Neuroscienze Semel e da Human Behavior dell’Università della California, ha evidenziato l’impatto, su topi da laboratorio, di due inibitori selettivi della recapitazione della serotonina (SSRI), fluoxetina e escitalopram. Entrambi caratterizzati da un meccanismo di azione comune che, nell’arco di qualche settimana, aumenta la disponibilità della serotonina, uno dei principali neurotrasmettitori del sistema nervoso umano, presentano però diverso funzionamento per il riassorbimento della serotonina.  I ricercatori ritengono che l’esposizione precoce alla fluoxetina possa alterare il modo in cui la serotonina attiva le regioni cerebrali dei neuroni coinvolti nella gestione dell’umore e dell’ansia. Risultati che evidenziano, secondo l’Aifa, «la necessità di identificare specifici farmaci antidepressivi studiati appositamente per le donne in gravidanza».

Su questi temi l’Aifa ha realizzato nel corso del 2014 una campagna di comunicazione. Il progetto “Farmaci in gravidanza” nasce proprio per informare la popolazione e gli operatori sanitari sull’importanza che un uso corretto e appropriato del farmaco riveste, in gravidanza, per tutelare la salute del bambino e della mamma consentendo il mantenimento, o il recupero, dello stato di salute. Il Comitato scientifico della campagna ha lavorato alla revisione bibliografica di 270 principi attivi e alla realizzazione di 140 schede per patologie per gli operatori sanitari e per le mamme. Le schede forniscono informazioni sulle possibilità di cura presenti per le patologie che più frequentemente si verificano in gravidanza, per le malattie croniche o per quelle presenti al momento del concepimento. (N.R.)

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