Disoccupazione giovanile: UE ammonisce l’Italia

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L’Italia non fa abbastanza per aiutare i giovani a trovare lavoro: non investe su istruzione e formazione e non crea le condizioni strutturali per favorire l’occupazione femminile

“Le politiche per affrontare la bassa partecipazione dei giovani al mercato del lavoro sembrano limitate” in Italia. Il nostro Paese, inoltre, ha anche “il numero più basso d’Europa di laureati tra i 30 e i 34 anni”, un fattore che incide sulla disoccupazione giovanile e che “necessita di ulteriori sforzi”. È questo il quadro evidenziato dall’ultimo rapporto della Commissione Ue sull’occupazione, che ha posto l’accento sulla necessità di investire in capitale umano, soprattutto in quei Paesi, come l’Italia, dove la disoccupazione è molto elevata e i giovani con titoli di studio superiore molto pochi.

In base al rapporto, la Commissione nota che “i paesi che offrono posti di lavoro di elevata qualità e un’efficace protezione sociale, oltre ad investire nel capitale umano, si sono dimostrati quelli maggiormente capaci di reagire alla crisi economica”. Il rapporto sottolinea inoltre che l’impatto negativo della recessione sull’occupazione e sui redditi “è stato più contenuto nei paesi con mercati del lavoro più aperti e meno segmentati, e dove erano maggiori gli investimenti nella formazione permanente”. Il documento indica come esempi positivi in particolare i paesi dove “le prestazioni di disoccupazione tendono a coprire un gran numero di disoccupati, sono correlate all’attivazione e reattive al ciclo economico”.

Tra il 2008 e metà 2014 in Italia sono stati persi 1,2 milioni di posti di lavoro: si tratta del secondo paese dell’Unione Europea nel quale sono stati persi più posti di lavoro. Solo la Spagna ha fatto peggio, bruciando 3,4 milioni di posti di lavoro. Dopo l’Italia, la commissione cita la Grecia che ha perso un milione di posti di lavoro su una popolazione complessiva, però, molto più piccola. In Germania gli occupati sono aumentati di 1,8 milioni, nel Regno Unito di novecentomila.

«La situazione economica e dell’occupazione è ancora fragile, ma i Paesi che hanno investito in istruzione e formazione hanno visto il trend dell’occupazione migliorare» ha detto il commissario al lavoro Marianne Thyssen, che ha chiesto «urgente attuazione delle riforme strutturali» e di «investire nel capitale umano con una migliore istruzione».

Secondo i tecnici di Bruxelles in Italia l’investimento in formazione è scarso, così come il livello di istruzione terziaria. E i tagli sono diventati “seri” negli ultimi anni, nonostante “i livelli di partenza non fossero elevati”. Andrebbe quindi aumentato l’investimento pubblico, che farebbe da traino a quello privato come dimostrano gli studi di Bruxelles. Uno dei modi per aiutare l’occupazione è non solo investire in istruzione ma anche creare le “condizioni strutturali”, come ad esempio gli asili per far partecipare le donne visto che – stando ai dati UE – nel 2013 il 47% dei lavoratori scoraggiati erano donne tra i 25 e i 50 anni, la percentuale più elevata d’Europa dopo la Grecia. (N.R.)

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