I costi delle assenze dei lavoratori

foto-di-giulio-bernardiLe assenze dal lavoro – per i più svariati motivi – hanno un costo per l’azienda, in caso di impresa privata, e per i cittadini in caso di ente della Pubblica Amministrazione. I dipendenti pubblici si assentano di più rispetto a quelli privati, esattamente il 50% del tempo in più

I dati sono quelli appena diffusi da Confindustria, nella sua indagine annuale sul mercato del lavoro, e sono relativi all’anno 2013. Essi rivelano che l’incidenza delle assenze sul totale delle ore di lavoro è differente a seconda del datore: i dipendenti della PA restano assenti per il 50% in più rispetto ai dipendenti delle imprese private.

Le assenze dei dipendenti privati sono anche in calo rispetto all’anno precedente: sono passate dal 7% al 6,5%. Alcuni giornali hanno subito aperto i loro servizi con titoloni che parlano di assenteismo, dando subito una connotazione negativa alle legittime assenze dei dipendenti, forse per cavalcare l’ondata di interesse suscitato da quelle – che in diversi casi sono effettivamente risultate ingiustificate – di Capodanno. Noi di Donna in Affari preferiamo approfondire un momento prima di lanciarci in quelli che in ambito giornalistico vengono definiti “titoli emozionali”. E infatti ecco cosa risulta: le assenze registrate nel corso dell’anno sono dovute soprattutto a:

  • Malattia (di solito l’influenza, per la quale si resta assenti 6 giorni l’anno in media);
  • Congedi parentali e matrimoniali;
  • Permessi retribuiti (sindacali, per visita medica, per accompagnamento parentale).

Le assenze sono maggiori nella PA e nelle grandi aziende private, dove l’incidenza delle ore in cui non si è lavorato è pari al 7%; invece nelle aziende più piccole (quelle con massimo 15 dipendenti) l’incidenza è del 4,5%.
È stata fatta anche una graduatoria riguardante i rami di attività: ci sono più assenze nel comparto dei Servizi (6,8%), seguite da quelle registrate nel settore industriale (6,2%) e da quelle nel settore delle costruzioni (5,6%).
Secondo lo studio di Confindustria sono le donne a fare più assenze dal lavoro (9,5% rispetto al 5,3% degli uomini) ma considerando che – come denunciamo da anni – sono proprio loro quelle che si assentano maggiormente per motivi parentali, pur essendoci una legge che permette di farlo anche agli uomini, il dato è pienamente comprensibile: il cambiamento di cultura che da tempo ci si auspica, in Italia ancora non è avvenuto e la cura della famiglia sembra spetti solo alla donna.

Le assenze comunque hanno sempre un costo che ricade sull’impresa (o su quella privata o – nel caso della PA – su quella pubblica e di conseguenza su tutti i cittadini). Ebbene, secondo l’analisi di Confindustria, questo costo nel 2013 sarebbe stato pari a svariati miliardi di euro: un’enormità. E ben 3,7 miliardi di euro si sarebbero potuti risparmiare: nella sua indagine infatti Confindustria ha preso in considerazione i dati riportati nel conto annuale della Ragioneria dello Stato e li ha confrontati con quelli del settore privato industriale (in particolare con quelli delle aziende iscritte alla propria confedereazione) e ha dichiarato che “ipotizzando un assenteismo nel settore pubblico sui livelli più bassi rilevati nelle aziende associate a Confindustria si sarebbero risparmiati oltre 3,7 miliardi di spesa, attraverso un minor fabbisogno di personale. A parità di costi sostenuti dalla PA, un minore assenteismo aumenterebbe l’efficienza e la qualità dei servizi”.
Perché Confindustria parla di “assenteismo” e non di “assenze”? La spiegazione è presto data nello stesso rapporto: “il pericolo che le assenze brevi nascondano forme più o meno velate di assenteismo è, almeno in alcune aree del Paese, quanto mai concreto, soprattutto nei casi in cui la malattia dura solo un giorno”. La confederazione ha notato che tali assenze giornaliere nel privato invece si fanno ben poco, appena nella metà dei casi rispetto al settore pubblico. Possibile – si chiedono probabilmente i redattori del rapporto – che si abbia l’influenza per il 31% delle ore lavorabili? Quando poi l’influenza dura un solo giorno il sospetto viene. Ma – ribadiamo – non si può trattare che di un sospetto, per quanto marcato. Non parliamo dunque di assenteismo ma di semplici assenze, almeno finché non si abbia prova del contrario.

(L’immagine di questo articolo è di Giulio Bernardi.)

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Daniela Molina
Direttore di Donna in Affari.it