Il convegno di Donna in Affari sulle Start-up innovative

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Si è tenuto giovedì 8 gennaio presso la sede del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, a Roma, l’evento informativo dedicato a chi sta per avviare o ha avviato una Start-up. Eccone un resoconto

di Dominella Trunfio

Il 2014 si è chiuso con la nascita di 3,130 nuove start up italiane: il 55% situate al Nord, il 21% al Centro, il 24% al Sud. Il tutto per un fatturato che supera i 600 milioni di euro e una forza lavoro pari a 13 mila tra soci e impiegati (InfoCamere).

«I dati in continua crescita mostrano come regolamentare le normative sulla nascita delle Start-up sia stato un incentivo per moltissimi giovani e non solo, che hanno delle idee innovative per il nostro territorio». Stefano Firpo, capo della Segreteria tecnica del Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi, durante il workshop “Start up innovative: istruzioni per l’uso” fa una panoramica dei programmi messi in campo dal Governo, per agevolare il mercato delle nuove imprese e la creazione di nuovi posti di lavoro. Organizzato da Donna in Affari, l’incontro che ha avuto come location la sede dell’Ordine dei Giornalisti, ha registrato una fitta partecipazione.

daniela-molina«C’è molta confusione quando si parla di Start-up» ha spiegato Daniela Molina, direttore di Donna in Affari «ma in realtà le caratteristiche che le contraddistinguono sono ben spiegate nel D.L 179/2012, negli articoli che vanno dal 25 al 31».
Si parte proprio con la definizione di Start-up, «ovvero» ha detto Molina «una società di capitali di diritto italiano, costituita anche in forma cooperativa, o società europea avente sede fiscale in Italia, che risponde a determinati requisiti e ha come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico».
Requisiti di base per essere considerati Start-up sono: non essere costituiti da più di 48 mesi, avere sede principale in Italia, un valore della produzione annua inferiore a 5 milioni di euro e utili non distribuiti. «Vi è poi un altro elemento essenziale» ha continuato il direttore di Donna in Affari, «contenuto nel D.L. 76/2013, che ha permesso la nascita di molte nuove imprese. Mentre prima l’ultimo requisito era quello di dover destinare alla Ricerca e Sviluppo (R&S) investimenti maggiori o uguali al 15% dei costi o del valore della produzione, con la nuova norma questo diventa solo una delle opzioni a disposizione. Gli altri requisiti tra cui scegliere sono: l’avere un terzo della forza lavoro altamente qualificata (in possesso di dottorato di ricerca) o due terzi della forza lavoro in possesso di laurea (di secondo livello o del vecchio ordinamento) oppure essere titolari, depositari o licenziatari a livello societario, di un brevetto relativo a una invenzione industriale».

Tra i vantaggi legati alle Start-up ci sono sicuramente le esenzioni ai fini della costituzione e dell’iscrizione al registro delle imprese, le agevolazioni – come la possibilità di assunzioni con contratti a tempo determinato, anche semestrali, rinnovabili più volte fino a un massimo di 4 anni – remunerazione del personale in stock option, pagamento dei consulenti in equity; e ancora: incentivi fiscali di varia natura, facilitazioni di accesso al credito tramite il Fondo Centrale di Garanzia, sostegno nel processo di internazionalizzazione da parte dell’Agenzia ICE. Tra gli svantaggi, un maggiore rischio di fallimento dovuto al carattere stesso dell’impresa.

Per Firpo, del MiSE, Start-up significa imprenditorialità, creazione di posti di lavoro, meritocrazia, innovazione e social mobility. Parole tutte contenute anche nel Restart Italia, il rapporto della Task Force sulle Start-up istituita in seno al Ministero. «Un’idea recente» ha detto Firpo «riguarda le politiche che il Governo sta mettendo in campo per attrarre imprenditori da tutto il mondo, ovvero l’Italia Startup Visa: il rilascio di un visto per cittadini extra UE intenzionati a costituire imprese nel Belpaese».

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Accanto ai tantissimi finanziamenti per le Start-up troviamo anche il supporto di incubatori, acceleratori e spazi di coworking. «Gli incubatori certificati, ad oggi 31» ha spiegato Agnese Fedeli, vicedirettore di Donna in Affari, «sono società di capitali che offrono servizi per sostenere la nascita e lo sviluppo delle Start-up. Di solito si accede ad un incubatore tramite bando o avviso pubblico. Tra i requisiti essenziali di un incubatore ci sono quelli di disporre di attrezzature, strutture e di avere rapporti di collaborazione con enti qualificati, università, centri di ricerca».

«Entrare a farne parte» ha aggiunto Fedeli «può essere molto utile per trovare formazione imprenditoriale, tutoraggio, servizi che vanno dalla comunicazione alla prototipazione. E’ inoltre possibile entrare in contatto con professionisti e altre Start-up con cui eventualmente associarsi».
Proprio sull’aspetto legato alla comunicazione si è soffermata Serena Selvarolo, responsabile Relazioni esterne di Donna in Affari. «Per fare benchmarketing esistono tanti strumenti messi a disposizione gratuitamente dalla Rete. Ci sono, per esempio, i questionari, che forniscono dati quantitativi, e focus group per quelli qualitativi. Il consiglio è di non focalizzarsi su un unico target e di tenere d’occhio il “time to market”, ovvero il momento giusto per lanciare un prodotto prima che lo facciano altri concorrenti».