Lavoro irregolare? Maggiori rischi di infortunio

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L’assenza di una tutela contrattuale corrisponde, incrociando i dati tra l’economia sommersa e gli infortuni sul lavoro, a un aumento di incidenti sul lavoro, anche mortali

L’esercito di maestranze che lavorano “in nero” è impressionante: 3 milioni di persone; ed impressionanti sono le cifre che lo riguardano: 43,7 miliardi di euro sottratti al fisco; una produzione in termini di “PIL irregolare” pari a 102,5 miliardi di euro (il 6,5% del PIL nazionale).

Dati inquietanti dal punto di vista economico che diventano ancora più inquietanti se incrociati con quelli relativi agli incidenti sul lavoro. Infatti, secondo le indagini dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro di Vega Engineering, risulta evidente come “in assenza di un contratto regolare vengono a mancare tutte le tutele che esso impone: parliamo di previdenza, ma anche e soprattutto, appunto, di tutela della sicurezza sul lavoro”. A denunciarlo è ancora una volta l’Ing. Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio, che aggiunge: “osservando la mappatura dell’economia sommersa elaborata dalla Cgia di Mestre e relativa al 2013 si scopre che l’area in cui essa è maggiormente sviluppata è il Sud della nostra Penisola. Dati che, incrociati con quelli rilevati dal nostro Osservatorio in quello stesso periodo di tempo, in cui emerge l’incidenza di mortalità di lavoro più elevata proprio nelle regioni meridionali, conducono ad un sillogismo drammatico e ineluttabile: lavoro irregolare + assenza di tutela contrattuale = incremento del rischio di infortunio e, purtroppo, di morte”.

Secondo Rossato serve con urgenza “una riflessione collettiva che parta dalla politica e passi attraverso gli organi di sorveglianza affinché i controlli e le ispezioni vengano intensificati e gli evasori della sicurezza sanzionati. Specialmente in edilizia e in agricoltura, che secondo le elaborazioni del nostro Osservatorio relative al 2013 sono i settori responsabili di oltre sei morti bianche su dieci”.

Incrociare i dati sul sommerso con quelli delle morti bianche dovrebbe essere un utile strumento di lavoro per gli amministratori del Paese, dice ancora Rossato, “anche perché sia il fenomeno dell’irregolarità occupazionale che quello dell’infortunistica sono sicuramente sottostimati dato, appunto, il loro essere celati e irrintracciabili, dunque, nella loro totalità”.
Far emergere i casi di irregolarità lavorativa significherebbe in questo senso anche garantire delle tutele basilari per il lavoratore. (D.M.)