Proposta di Legge Educazione sentimentale a scuola

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Intervista esclusiva alla Deputata che ha presentato la Proposta di Legge che potrebbe finalmente dare una svolta alla lotta contro la violenza sulle donne

di Dominella Trunfio

Secondo il Rapporto Eures sul femminicidio sono state 179 le donne uccise nel 2013, il 14% in più rispetto al 2012. Sette su 10 sono i casi consumati all’interno del contesto familiare e/o affettivo, il 16,2% in più rispetto all’anno precedente. Quadro allarmante quello dei matricidi, che dal 2010 a oggi sono stati 215. Per il 91,7% delle volte sono i figli maschi a uccidere, per il rimanente 8,3 le figlie femmine.

In un contesto così preoccupante si inserisce la Proposta di legge per l’introduzione dell’educazione sentimentale nelle scuole voluta dalla deputata Sel Celeste Costantino che parte dall’assunto che «è tra i banchi che bisogna costruire la prevenzione al fenomeno del femminicidio, del bullismo e dell’omofobia, cercando di demolire gli stereotipi e i modelli negativi dominati nei media e nella società».

A Donna in Affari, la 35enne calabrese Costantino spiega come per prevenire la violenza sia necessario intervenire sulla formazione, educando le nuove generazioni al rispetto reciproco delle opinioni.

Su quali dati e ricerche si fonda la Proposta di legge sull’introduzione dell’educazione sentimentale nelle scuole?
Abbiamo preso spunto da una miriade di studi e ricerche che provengono dalla maggior parte dei Paesi europei dove questa materia viene insegnata da tempo: Svezia, Olanda, Germania, Regno Unito e Francia. Ovviamente con declinazioni diverse, dalla semplice educazione sessuale all’educazione alle differenze. Nel nostro ordinamento scolastico è assente qualsiasi insegnamento che preveda educazione all’affettività, benché sia prevista dall’articolo 14 della Convenzione di Istanbul, diventata legge italiana lo scorso agosto. Un ritardo evidente che l’Italia non può più permettersi alla luce delle violenze quotidiane a cui sono sottoposte le donne. È tra i banchi di scuola che bisogna costruire la prevenzione alla violenza di genere.
Più che da studi o ricerche ho creduto che questa proposta di legge fosse necessaria a partire da un dato empirico, maturato nel mio impegno politico contro il femminicidio e il tour #RestiamoVive nei centri antiviolenza d’Italia: ci sono tantissimi esempi virtuosi di insegnamento dell’educazione sentimentale – da Nord a Sud Italia – grazie alla sensibilità di docenti che trovano spazi e tempi per parlare di affettività, differenze, lotta al cyberbullismo ed educazione sessuale. Ciò a conferma che il Paese molto spesso sia più avanti della politica.

#1oradamore è il titolo della Campagna lanciata su change.org per firmare la petizione online, a che punto siamo?
Abbiamo raccolto circa 30mila firme in pochissimi giorni dopo il lancio ufficiale. Ma il successo dell’iniziativa risiede soprattutto nelle iniziative e nei dibattiti organizzati in tutta Italia a cui sono stata invitata. Dagli incontri con studenti a quelli con i docenti, dalle campagne di sensibilizzazione ai workshop. Un altro merito è quello di aver rimesso al centro del discorso pubblico e politico la questione dell’educazione all’affettività: dalla mia proposta di legge si sono sviluppate alcune proposte presentate da altri gruppi parlamentari. Penso a quella del M5S e all’ultima in ordine di tempo, quella del Pd firmata dalla senatrice Valeria Fedeli. Credo che si debba fare un’opera di pressione politica tutti quanti insieme per calendarizzare e discutere queste proposte.

Qualora si arrivasse ad una legge, cosa verrebbe insegnato nell’ora di educazione sentimentale?
L’educazione sentimentale è qualcosa di più dell’educazione sessuale perché si inserisce in un’idea di costruzione di un nuovo concetto di cittadinanza europea dei diritti e dell’assenza di discriminazioni. Lo si fa partendo da noi, dalla nostra storia e quindi attraverso la valorizzazione del fondamentale contributo che le donne hanno dato alla cultura, alla civilizzazione delle società, all’avanzamento dei diritti, al miglioramento delle condizioni di vita sociali. Vorremmo si insegnassero i temi della parità tra i sessi, dei ruoli di genere non stereotipati, del reciproco rispetto, della soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali, del diritto all’integrità personale. Ma non bisogna limitarsi affatto ad un’ora settimanale: l’educazione sentimentale deve essere la lente con cui guardare ai programmi scolastici e deve essere affiancata da un adeguamento degli strumenti attraverso cui si apprende, come proposto dal Codice Polite (pari opportunità nei libri di testo), messo a punto alla fine degli anni novanta da una Commissione Interdisciplinare di esperti di vari ambiti e vari Paesi, che promuove la rimozione degli stereotipi e dei linguaggi sessisti dai libri di testo e la presenza del femminile e dei generi nei contenuti trasmessi dai libri.

Verranno istituiti dei corsi di laurea ad hoc per poter insegnare poi nelle scuole?
Spetterà al Miur e alle istituzioni scolastiche attivare corsi di formazione obbligatoria o integrare i programmi di quelli esistenti, per il personale scolastico, incluso quello delle scuole dell’infanzia, per garantire l’acquisizione delle conoscenze e competenze per l’insegnamento dell’educazione sentimentale. In questi anni sono cresciute professionalmente tante persone pronte a loro volta a formare nuovi insegnanti: ora è il momento di sistematizzare le migliori esperienze e creare un percorso istituzionale chiaro. Peraltro in tante università italiane, è attivo il corso di gender studies (o studi di genere) che non è un campo di sapere a sé stante, ma il risultato di un incrocio di metodologie che abbracciano diversi aspetti della vita umana. Per questo motivo una lettura attenta agli aspetti di genere è applicabile a qualunque branca delle scienze umane, sociali, psicologiche e letterarie.

Questa proposta di legge può essere un primo passo per riformare i programmi scolastici rendendoli più attuali?
Assolutamente. È davvero urgente una riforma dei programmi che appunti ragioni su un nuovo concetto di cittadinanza e che venga aggiornato ai saperi che in questi anni sono stati ignorati e messi in secondo piano. Rispetto dell’ambiente, arte, cultura alimentare, antimafia ed educazione digitale, sono temi che dovrebbero essere affrontati anche nelle scuole.

Scuola, famiglia, istituzioni, mezzi di comunicazione e social network, spesso offrono modelli di comportamenti diversi. Quale potrebbe essere la strada giusta da intraprendere per un adolescente?
La scuola è il miglior posto dove poter creare cultura, conoscenza e consapevolezza. Insieme alla famiglia costituisce la strada principale su cui i nostri ragazzi camminano e si formano. Credo che il modello principale debba essere questo, ma solo se intendiamo una scuola aperta, senza paura delle diversità, che diventi un laboratorio di cittadinanza e diritti. Solo così è possibile sviluppare un senso critico che possa disinnescare cattivi maestri nei media e sul web.