Attente agli antidolorifici oppiacei

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Dagli Stati Uniti arriva il monito: per le donne in età fertile che potrebbero non sapere ancora di essere in gravidanza, questi farmaci rappresentano un rischio per il feto. Sono contenuti anche negli sciroppi per la tosse

L’allarme è giunto dal Report settimanale “Morbidity and mortality” del Center for Disease Control and Prevention (CDC). Si tratta del Centro nazionale sui difetti alla nascita e sulle disabilità dello sviluppo, diretto da Tom Frieden, il quale ha dichiarato: “molte donne in età riproduttiva stanno prendendo questi farmaci e magari non sanno ancora di essere in gravidanza e possono inconsapevolmente esporre i loro bambini a grossi rischi”.

“Le donne incinta e che stanno pianificando una gravidanza” aggiunge la dott.ssa Coleen Boyle “dovrebbero discutere con il proprio medico curante il rapporto rischio/beneficio di tutti i farmaci che stanno assumendo e prendere in considerazione i possibili rischi di sviluppo di disabilità”.

Dal rapporto è infatti emerso che a più di un terzo (il 39%) delle donne di età compresa tra i 15 e i 44 anni seguite dalla Sanità pubblica e a più di un quarto (il 28%) di quelle seguite privatamente sono stati prescritti antidolorifici a base di oppio almeno una volta all’anno (nel periodo tra il 2008 e il 2012).

Ma a cosa servono gli oppiacei? I medici li prescrivono normalmente per contrastare il dolore medio o forte ma sono presenti anche nei farmaci per lenire la tosse. I più comuni sono: l’Idracodone, la Codeina e l’Ossicodone.
In Italia troviamo spesso questi “ingredienti” soprattutto nelle gocce e negli sciroppi sedativi della tosse (oltre naturalmente a molti altri analgesici).
Ebbene gli studi sul consumo di questi oppiacei in gravidanza suggeriscono che tali farmaci potrebbero aumentare il rischio di difetti del tubo neurale (nel cervello e nella colonna vertebrale) e di difetti cardiaci congeniti. Inoltre, si potrebbero verificare la gastroschisi (un difetto della parete addominale del bambino) e la sindrome da astinenza neonatale.

Anche in Italia le ricerche (rapporto OSMEI periodo gennaio-settembre 2014) confermano che l’uso dei farmaci contro il dolore è in aumento. In particolare sono in aumento le prescrizioni degli alcaloidi naturali dell’oppio – come la morfina, l’idromorfone, l’oxicodone e la codeina in associazione – e degli altri oppiacei, come il Tramadolo e il Tapentadolo. Quest’ultimo è il terzo principio attivo a maggior variazione di spesa convenzionata. Infatti, rispetto al 2013, il suo prezzo è aumentato del 38,5%: che sia la legge della domanda e dell’offerta?

Il consumo degli antidolorifici in Italia è aumentato un po’ per tutte le tipologie, passando dalle 2,1 dosi giornaliere ogni mille abitanti del 2005 alle 7,3 dosi giornaliere sempre ogni mille abitanti del 2013.
E tra questi solo il consumo degli oppiacei è passato, nello stesso periodo, dalle 1,1 dosi giornaliere ogni mille abitanti alle 5,2 dosi giornaliere.
L’aumento delle prescrizioni di farmaci analgesici rientra nell’ambito del percorso intrapreso dall’Italia a tutela del diritto del cittadino ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore (Legge 38/2010), ma anche se tra gli analgesici utilizzati in questa terapia rientrano pure gli oppiacei, si deve dire che non sempre il ricorso a questa tipologia di medicinali risulta appropriato. L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) avverte la cittadinanza che non si devono utilizzare medicinali oppiacei nei casi di forme non severe di dolore. Tra l’altro bisogna ricordare che il ricorso nel tempo a questi farmaci induce il fisico all’abitudine e alla ricerca di dosi sempre maggiori per cui, se ci si abitua a prenderli all’insorgere del minimo dolore (o di qualche colpo di tosse), ci si potrebbe assuefare e non avere più risultati, magari proprio quando – tocchiamo ferro – ne potremmo avere maggior bisogno.

(D.M.)