I tutor educativi e i tutor informali

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di Mariangela Giusti, Docente di pedagogia interculturale all’Università di Milano Bicocca

I cambiamenti sono frequenti nell’età dell’adolescenza, ma anche nell’età adulta sono sempre più all’ordine del giorno: qualche volta non voluti ma subiti, altre volte invece cercati. Cambiare lavoro perché si è licenziati o perché la ditta chiude; cambiare città, trasferirsi è un po’ come passare un ponte o come varcare una frontiera. Si lascia uno spazio conosciuto e familiare dove si è a casa propria per entrare in un orizzonte differente, in uno spazio estraneo, dove si rischia di scoprirsi senza un luogo proprio, senza identità. Qualche volta è facile, qualche volta non lo è. Dipende da tanti fattori. I cambiamenti fanno sperimentare in prima persona la diversità, i pregiudizi, gli stereotipi, in certi casi perfino il razzismo, lo shock culturale e sociale. 

La ricerca dell’identità del noi comporta sempre un dosaggio difficile fra due tipi di operazioni: la separazione e la connessione; l’allontanamento e l’assimilazione fra noi e gli altri. Quando ci sono cambiamenti (la perdita di un lavoro, il trasferimento in un altro luogo, la fine di un amore, una malattia da cui è difficile uscire) i processi d’integrazione sono sempre complicati. Non si è più gli stesi; non ci si riconosce più in quel se stesso che conoscevamo e che ci era così familiare. Un po’ per volta occorre imparare a liberarsi di quello che avevamo dentro “prima”, che ci apparteneva e di cui non consideravamo neppure il valore e un po’ per volta imparare ad assimilare il nuovo. Ma smontare un’identità in parte delineata e spesso ancora in formazione comporta rischi, errori, dolori. L’adattamento, l’assimilazione e la sostituzione del linguaggio o del modo di essere nel mondo, sono operazioni in tanti casi impercettibili ma ugualmente difficili. È un travaglio esistenziale, di cui non sempre gli Altri si rendono conto dall’esterno; si è in bilico fra una modalità che conoscevamo e l’incontro con nuovi modi di essere, di vivere, di lavorare.
In molte situazioni di cambiamento che riguardano gli adolescenti e i giovani (in particolare coloro che arrivano da altri Paesi per vivere nella società italiana) spesso si rivela essenziale la figura del tutor, nata in ambito scolastico e poi ampliata anche in vari ambiti extrascolastici. Le funzioni attribuite al tutor variano a seconda dei contesti e/o del tipo di utenza, della natura degli interventi e della cultura di riferimento. Di solito però il tutor è una figura a sostegno del lavoro d’integrazione della scuola, una figura di riferimento per gli adolescenti stranieri coinvolti in percorsi scolastici di integrazione ma anche una figura di sostegno, di prossimità per i genitori e i loro figli. Il tutor, grazie alla relazione di vicinanza, svolge un ruolo/cerniera fra i bisogni dei ragazzi e le richieste degli operatori scolastici, fra i bisogni dei genitori (nei casi in cui la famiglia è presente) e le richieste della scuola. Le istituzioni scolastiche e i luoghi dell’extrascuola dovrebbero tenere presente la possibilità di disporre di figure di tutor da affiancare agli studenti, che possono rappresentare anche per le famiglie una sorta di finestra di comprensione della cultura e della società italiana e una porta d’ingresso nel contesto italiano. Le ragioni che sono alla base dell’azione sperimentale di tutoraggio degli adolescenti stranieri da parte di giovani di età un po’ più elevata hanno a che fare con la categoria della prossimità (per età, esperienza, vissuto di migrazione, lingua d’origine…) e con la necessità di offrire ai minori immigrati dei riferimenti positivi e delle figure d’identificazione vicine e familiari. I tutor sono un po’ come dei fratelli e sorelle maggiori, che hanno attraversato lo stesso cammino e hanno incontrato e superato le medesime difficoltà.

In questa fase di trasformazioni della società italiana diverse figure di tutor si rivelano molto importanti anche in contesti informali, e non soltanto per i ragazzi che frequentano le scuole superori ma anche per le giovani donne che vivono da sole in un paese nuovo, che hanno figli piccoli e genitori lontani. Ci può essere per esempio la tutor che aiuta nella prima fase dell’allattamento; oppure la tutor che aiuta nella prima socializzazione del bambino piccolo. Sono figure dai tanti volti, in continuo mutamento, con uno sguardo ampio su tante tematiche educative e formative, destinate a guadagnare sempre più complessità, ma anche a aiutare in tante circostanze e situazioni.