Il Premio che valorizza l’architettura al femminile

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Presentata a Milano la terza edizione di arcVision Prize – Women and Architecture, istituito da Italcementi Group

di Cristina Mazzani, giornalista

Un premio pensato per far emergere i profili di progettiste di valore, un riconoscimento unico nel suo genere, di portata internazionale: è arcVision Prize – Women and Architecture.

Giunta alla sua terza edizione, si tratta dell’iniziativa di Italcementi Group che si colloca nel più vasto ambito di arcVision, il programma dedicato dalla stessa Italcementi agli architetti per confrontarsi e formarsi sui nuovi materiali come sulle più innovative tecniche che caratterizzano il settore dei processi costruttivi.
“L’arcVision Prize ha per me un grande significato” ha affermato Odile Decq, giurata del Premio, presente a Milano in occasione della presentazione dell’edizione 2015 “in quanto il suo scopo è di riconoscere la leadership del ruolo delle donne nel campo dell’architettura. Il Premio è un modo per dare una nuova visione delle donne in architettura. Questi sono i motivi per i quali sono davvero orgogliosa di farne parte e di sostenerlo”.

premiazione

“Faccio fatica a identificare” ha raccontato Stefano Casciani, direttore scientifico del Premio “qualità e caratteristiche specifiche portate dalla donna nel mondo dell’architettura, credo infatti che il confronto reciproco, la globalizzazione e così via non consentano di identificare connotazioni specifiche di genere; cosa che, invece, mi riesce più facile riflettendo in base alle attività di professioniste che operano in particolari aree geografiche approfondendo determinate tematiche rispetto ad altre. È il caso dell’India e dell’Africa dove stanno affermandosi forti competenze dal punto di vista della sostenibilità ambientale, dei progetti tesi al risparmio di risorse eccetera.

Certo è che, però, sino a 3 o 4 anni fa non si è mai posta l’attenzione sulla presenza delle donne nel mondo dell’architettura, né si è ragionato sull’importanza di tale presenza. Basti pensare che alcune indagini riportano che solo il 10% degli studi professionali in questo campo hanno come titolare una donna, mentre le figure professionali femminili sono numerosissime, ciò significa che le donne che meritano fanno davvero fatica a emergere.
D’altra parte, Italcementi ha una forte politica orientata alle pari opportunità.
Da queste due valutazioni di fondo è nata quindi l’iniziativa dell’arcVision prize dedicato alla valorizzazione delle donne architetto.

“Abbiamo realizzato una imponente struttura che prevede una serie di advisor internazionali (architetti ma anche esperti del settore, giornalisti, eccetera) che fanno un lavoro di talent scouting sul territorio”. A costoro, e poi alla Giuria che decreterà il vincitore finale, vengono date alcune linee guida per identificare le “nomination” più corrette. Tra questi fattori è fondamentale l’aver compiuto un’opera di carattere sociale. L’aspetto culturale dell’autore è valutato anche in maniera più generale: si tratta infatti di un premio alla carriera, alla professionalità nel suo complesso. Proprio per questo, da quest’anno, ai vari documenti, sono allegate interviste che delineano la personalità dei candidati.
Da una quarantina di segnalazioni viene poi estrapolata una shortlist di nominativi da esaminare di fronte alla Giuria.

Quest’anno tale Giuria ha due anime, ne fanno parte le cosiddette “archistar” ossia architette già conosciute e affermate (quali, come detto più sopra, Odile Decq, titolare dell’omonimo studio di architettura; Louisa Hutton, socia fondatrice dello studio d’architettura Sauerbruch Hutton; Benedetta Tagliabue, titolare dello studio Miralles Tagliabue Embt; Martha Thorne, direttore Pritzker Prize, il “Nobel” dell’architettura) e, d’altra parte, imprenditrici e personaggi di rilievo (per esempio, Shaikha Al Maskari, membro del Consiglio Direttivo dell’Arab International Women’s Forum-Aiwf; Vera Baboun, sindaco di Gerusalemme; Samia Nkrumah, presidente del Centro Panafricano Kwame Nkrumah) che danno un valore aggiunto e spunti nuovi alle discussioni relative alla scelta dei vincitori.
Inoltre, nell’anno di Expo, grazie alla collaborazione con Women for Expo che favorisce e promuove progetti partecipativi e associativi, potremo contare sulla presenza di una delle loro ambasciatrici ossia della scrittrice e giornalista Daria Bignardi”.

“L’impegno di arcVision Prize -Women and Architecture” ha commentato Marta Dassù, presidente esecutivo di WE-Women for Expo “rappresenta un esempio importante di valorizzazione del talento femminile nell’architettura che WE- Women for Expo appoggia con convinzione. Inoltre il Premio promuove il dialogo fra diverse professionalità su scala internazionale, un fattore di cruciale importanza che sta alla base del progetto WE-Women for Expo”.

“Nell’anno in cui Milano ospita l’Esposizione Universale” ha sottolineato Carlo Pesenti, consigliere delegato di Italcementi, “arcVision Prize ha voluto coinvolgere le Ambassador di WE-Women for Expo nella convinzione che la buona architettura sia fatta di capacità creative e tecniche, ma anche di immaginazione, di sentimenti, di cuore. Qualità che le donne sanno esaltare, riempiendo di significato e di sensibilità la loro attività quotidiana”.
“Il premio in sé” ha concluso Casciani “consiste in un somma pari a 50mila euro, oltre alla possibilità di frequentare workshop nei nostri laboratori per studiare e sperimentare nuovi materiali. Una opportunità che le vincitrici delle precedenti edizioni, Carla Jacaba e Ines Lobo, hanno sfruttato con grande interesse. Nelle nostre intenzioni future, vi è quella di far vivere il premio nell’arco dell’intero anno in modo da tener vivo il dibattito sulle tematiche che caratterizzano le Costruzioni di questo Nuovo Millennio”.