L’anima del commercio non è più la pubblicità ma i marketplace e l’e-commerce

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Comunicare è vendere. Occorre però che le PMI sappiano gestire le straordinarie sinergie possibili tra internet e i consumatori internazionali

di Americo Bazzoffia, libero docente universitario e consulente in comunicazione strategica integrata

Le tecnologie della comunicazione, ed in particolare Internet, stanno rendendo sempre più sfumati i confini tra gli ambiti delle imprese, che un tempo erano nettamente separati e distanti. Infatti, fino a poco tempo fa, chi si occupava della vendita nel negozio erano figure professionali con formazione e saperi specifici diversi da chi si occupava della comunicazione. Oggi questi confini si assottigliano, si sovrappongono e si mescolano.

computerIl settore commerciale, il marketing e il settore della comunicazione possono e devono gestire “il negozio virtuale” ossia E-commerce. Una tecnologia nata per comunicare è diventata una piattaforma che in tutto o in parte riesce a sostituire i negozi fisici. Gli indubbi vantaggi per il consumatore sono notevoli. Con l’e-commerce, infatti, il consumatore può acquistare sempre ed ovunque il prodotto che desidera senza limiti spazio-temporali. Può confrontare facilmente più offerte economiche direttamente da casa, dall’ufficio o ovunque si trovi grazie ad un tablet o uno smart phone. Può vedersi recapitare il prodotto desiderato ad un indirizzo prestabilito senza fatica o dispendio di tempo ed energie.
Per l’impresa l’E-commerce consente agevolmente (a volte addirittura facendo dialogare con automatismi più database tra loro) di coordinare e gestire ordinativi, magazzini, e pagamenti. Implementando il proprio sito con l’E-commerce il sito stesso si trasforma da uno “strumento di comunicazione” o un “catalogo on-line” in nuovo punto vendita, un “negozio virtuale”, presente sulla rete, sempre aperto e potenzialmente raggiungibile ed accessibile dal tutto il globo.

Non sempre però nelle piccole e medie imprese c’è la voglia o il desiderio di investire e di gestire un siffatto apparato. Molti non sanno che in questi casi possiamo utilizzare dei “marketplace”. Ossia dei siti specializzati nella vendita on-line. Si tratta di siti internet di intermediazione per la compravendita di beni o di servizi. Ne esistono molte tipologie specializzati o generici. Inoltre, si possono distinguere in base agli operatori che vi partecipano:
– Consumer to consumer (C2C) in cui utenti privati interagiscono tra loro e effettuano transazioni commerciali, in genere questo tipo di marketplace non offre garanzie agli utenti, che si affidano spesso ad un sistema di feedback per sapere in anticipo l’attendibilità della controparte.
– Business to consumer (B2C) in cui uno o più aziende offrono cataloghi di prodotti alla comunità di frequentatori, questo tipo di marketplace ricordano i grandi centri commerciali (Mall). A differenza del precedente tipo, qui gli utenti hanno garanzie superiori, supportate da sistemi di pagamento sicuri e certificazioni di qualità.
– Business to business (B2B) questa tipologia di marketplace ha lo scopo di mettere in contatto aziende manifatturiere o industriali con aziende commerciali. La merce trattata è in genere per grandi stock, soprattutto container. È il canale alternativo principale per le transazioni commerciali internazionali. Tra i più noti ricordiamo: Amazon, Monyla, ebay, Buyplaza, Alibaba, Marketplaceb2b, Businessradar, Masebo Italia, Pixplace, Globaltrade, Moneysaver, Izimall, Buyme, ecc. In cui è possibile commercializzare le proprie merci o predisporre un vero negozio virtuale.

Il 2014 è stato titolato come “l’anno dell’E-commerce”, ciò era cosa nota, almeno tra gli addetti ai lavori. Ma oggi alcuni dati lo possono ampiamente dimostrare. Tra gli esempi possibili prendiamo il caso di ebay. Dai dati forniti in un incontro dal responsabile per l’Italia di ebay, Claudio Raimondi, risulterebbe che “oltre 26mila venditori professionali italiani nel 2014 hanno utilizzato la piattaforma di ebay per vendere online: il 63% di loro ha venduto all’estero”.
Il country manager di ebay per l’Italia ha aggiunto che l’azienda punterà nel 2015 “a sensibilizzare le aziende italiane, soprattutto le PMI e le nuove aziende, sull’importanza di aprirsi a nuovi mercati tramite il commercio elettronico: il 2015 su eBay.it sarà l’anno delle imprese” ha detto Raimondi “dalle start-up alle PMI, fino alle grandi aziende. In un momento in cui le vendite al dettaglio fanno segnare per lo più il segno negativo nelle diverse trimestrali, il mercato eCommerce cresce a doppia cifra” ha continuato il manager.
Oggi sono oltre 55 milioni le inserzioni su ebay a livello italiano, con una media di 74 oggetti venduti ogni minuto, vale a dire oltre un oggetto al secondo.
Su ebay.it, attivo in Italia dal 2001, si legge da una informativa della stessa società che nel 2014 hanno operato oltre 26mila venditori professionali, soprattutto nelle categorie (in ordine di fatturato): Tecnologia, Casa e Arredamento e Bricolage, Abbigliamento, Ricambi Auto e Moto, Collezionismo.
“L’acquisto senza frontiere, inoltre, è uno dei principali valori aggiunti di ebay. Il commercio transfrontaliero ha permesso ai venditori italiani di esportare i loro prodotti in ben 176 Paesi nel mondo, in primis Germania, Francia e Stati Uniti, mentre le importazioni provengono soprattutto da Gran Bretagna, Germania e Cina”.