Premio internazionale Donna dell’Anno 2015

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Un Premio nato per iniziativa del Consiglio regionale della Valle d’Aosta nel 1998 allo scopo di valorizzare il ruolo della donna nella società, nella cultura, nel mondo del lavoro e della politica. Le candidature si potranno presentare fino al 10 febbraio 2015 

Una regione piccola che proprio per questo sente con più forza la necessità di difendere i valori di identità culturale dei popoli, affinché i diritti fondamentali vengano tutelati e le differenze siano intese in termini di ricchezza da salvaguardare. Ecco la scintilla iniziale, dalla quale è emersa l’idea di proporre un Premio internazionale incentrato sui diritti umani senza frontiere con la finalità di valorizzare il ruolo delle donne in ogni campo.

Così da 17 anni ogni anno tutte le Assemblee legislative regionali, nazionali ed internazionali di ogni Paese, i Soroptimist international Clubs (associazione femminile composta da donne con elevata qualificazione nell’ambito lavorativo che opera, attraverso progetti, per la promozione dei diritti umani, l’avanzamento della condizione femminile e l’accettazione delle diversità), le associazioni femminili, le associazioni di stampa nazionali e internazionali ecc., possono presentare una candidata compilando la scheda che alleghiamo all’articolo e indirizzandola a: Premio internazionale “La Donna dell’Anno”, Consiglio regionale della Valle d’Aosta, piazza Deffeyes 1, 11100 Aosta, oppure mediante posta elettronica: donnadellanno@consiglio.vda.it o via fax al (+39) 0165.526259.

La prescelta riceverà un Premio in denaro pari a 30.000 euro. Sono previste anche altri riconoscimenti, ad esempio quello “Popolarità”, pari a una somma di 20.000 euro, consegnato alla finalista più votata dal pubblico tramite il sito internet del Consiglio regionale (consiglio.vda.it). Poiché la stessa persona non può ricevere due premi, in caso le vincitrici coincidessero, il premio Popolarità verrà dato alla seconda finalista più votata dal pubblico.
Anche la terza finalista riceverà un premio in denaro, pari a 10.000 euro.
Le somme ricevute dalle premiate dovranno essere utilizzate per le attività proprie che hanno determinato la nomina stessa.

Altri riconoscimenti sono corrisposti dall’Ufficio della Presidenza del Consiglio regionale della Valle d’Aosta e dal Soroptimist international club Valle d’Aosta. Nel primo caso si tratta di una menzione speciale ad una donna valdostana che si sia particolarmente distinta in attività mirate alla valorizzazione del ruolo della donna; nel secondo caso si tratta di un premio in denaro pari a 2.500 euro, “che riveste una valenza prettamente umanitaria e sarà assegnato in armonia con le finalità e l’etica del Club stesso”.

Le giurie saranno due: una si occuperà della selezione e una della scelta finale.
La giuria che ha lo scopo di selezionare le finaliste sarà presieduta dal Presidente dell’Assemblea regionale e composta dalle Consigliere regionali della Valle d’Aosta, da una dei membri del Soroptimist, da giornalisti e rappresentanti del terzo settore. Dopo aver valutato tutte le candidature pervenute, essa proporrà una rosa di nomi – che può variare da un minimo di otto a un massimo di dieci – alla Giuria del Premio, composta da due Consigliere regionali e da personalità del mondo delle scienze, dell’economia, della comunicazione e del terzo settore. Sarà quest’ultima giuria a nominare le tre finaliste da premiare e decretare la vincitrice del Premio Donna dell’Anno 2015.
La cerimonia di consegna del Premio si terrà venerdì 20 marzo 2015 ad Aosta, al teatro Splendor.

Le passate edizioni hanno visto premiate donne come la cuneese Suor Anna Maria Scarzello per la sua “vita dedicata a promuovere la pace nel mondo” e come la curda Leyla Zana, in quanto “simbolo della lotta democratica e pacifica per la libertà del suo popolo”. Si tratta di donne che si sono distinte per il loro quotidiano impegno civico e sociale in diversi Paesi del mondo. Le loro storie sono “di impegno, di solidarietà, di fedeltà ai propri ideali; storie a volte di grande sofferenza ma anche di grande gioia nel mettersi al servizio degli altri, dei più deboli, della pace e della libertà”.
Bisogna premiarle perché occorre dar voce a questi simboli di coraggio di cui pochi conoscono l’impegno civile e sociale in quanto troppo spesso di si tratta di opere attuate nel silenzio, lontano dai clamori mediatici mentre – come spiegano gli ideatori del Premio – “il fatto di poter ascoltare la loro esperienza, conoscere la loro storia, è uno stimolo a guardare con occhi più attenti il mondo delle ingiustizie e delle sopraffazioni”.

(D.M.)

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