Al via seconda edizione Festival della Cultura Creativa

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Le banche promuovono un’iniziativa dedicata alla cultura e alla creatività dei più piccoli

di Daria Contrada, giornalista

Un bambino spensierato che corre su un prato e che tiene tra le mani un paio di occhiali “per guardare il mondo con occhi diversi”. È questo il simbolo del Festival della Cultura Creativa, promosso e realizzato dalle banche, grazie al coordinamento dell’Associazione bancaria italiana.

Già dal logo spicca la presenza femminile nell’organizzazione della manifestazione. La curatrice infatti è Eva Montanari, autrice-illustratrice, che affianca all’attività artistica la conduzione di corsi d’illustrazione in Italia e all’estero. È stata lei stessa a raccontarci com’è nata l’idea: gli occhiali ricordano un aquilone, quasi a rappresentare la spensieratezza dei bambini e il correre a piedi scalzi evoca la costa di Rimini dalle spiagge chilometriche, panorama che ha fatto da cornice all’infanzia dell’autrice.

Giunta alla sua seconda edizione, la manifestazione si svolgerà nella settimana dal 16 al 22 marzo e si articolerà attraverso eventi, iniziative e laboratori diffusi sull’intero territorio nazionale. Il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini, ha spiegato che tale iniziativa “testimonia l’impegno dell’Abi e delle banche per favorire lo sviluppo della cultura e la preparazione delle nuove generazioni che rappresentano il futuro. Le banche da sempre hanno dimostrato un’attenzione verso questo settore, motore di crescita per la nostra economia”.

Le città italiane coinvolte sono circa 60 e gli eventi culturali in programma oltre 80, “segno di un impegno profuso, convinzione dell’importanza dell’iniziativa”. I laboratori e le altre attività proposte, coordinati dalle banche con la collaborazione di scuole, musei, biblioteche e operatori culturali, si svilupperanno attorno ad un unico tema ispiratore, declinato da ciascuna realtà con strumenti diversi e da punti di vista differenti, alla luce delle proprie specificità e di quelle del territorio di appartenenza.

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Il tema scelto per quest’anno è “L’alfabeto del Mondo. Leggiamo i segni intorno a noi e raccontiamo”, con l’idea di creare percorsi per stimolare un approccio consapevole, pur rispettando la massima libertà espressiva dei bambini e dei ragazzi dai 6 ai 13 anni. In che modo? Attraverso l’arte, l’archeologia, la musica, il canto, la lettura, il teatro, la fotografia, la robotica, le tecnologie digitali e altri percorsi figurativi e linguistici, i giovani protagonisti potranno dar libero sfogo alla propria creatività, traendo ispirazione dalla natura, dall’opera dell’uomo e dalle proprie emozioni, imparando a riconoscere e a leggere i segni che sono intorno a noi.

L’importanza sociale e culturale della manifestazione è testimoniata dalla partnership della Rai, del ministero delle Attività e dei Beni Culturali e dell’Unesco. “Il nostro patrimonio deve entrare nel tessuto quotidiano, è l’unico modo per abituare i giovani all’arte” ha sottolineato Giovanni Puglisi, presidente della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco. “Nella scuola italiana stiamo recuperando, grazie agli ultimi ministri dell’Istruzione stiamo riaprendo la strada alle discipline artistiche”, ma non va dimenticato che “l’arte è la storia attraverso la coscienza degli uomini. Mi auguro che i giovani traggano vantaggio” da questa opportunità.

“Il rafforzato impegno delle banche a investire nei giovani e nella cultura” ha dichiarato il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli “rappresenta un’occasione importante data ai ragazzi per misurarsi con se stessi e le molteplici possibilità di partecipazione”. Patuelli ha ricordato che l’anno scorso l’iniziativa è andata “meglio delle aspettative”, ha coinvolto 50 città e più di 10mila bambini, e che “da quest’anno si propone di diventare un classico. Abbiamo registrato un incremento nelle adesioni di almeno il 20 per cento. Lo sviluppo delle proprie competenze è infatti alla base del progresso economico, della convivenza civile e della partecipazione alla vita democratica”.
Ma se lo Stato non fa investimenti nel settore significa che la cultura è un affare privato? L’Abi non è di questo avviso: “la nostra è una società pluralista” ha sottolineato Patuelli “e in collaborazione con le Istituzioni mette in atto iniziative come questa. Confidiamo che la riduzione del costo del debito pubblico possa allentare le difficoltà che stiamo attraversando e favorire lo sviluppo di risorse, che potrebbero essere indirizzate” in questa direzione.

“Cerchiamo di essere realistici” ha aggiunto Puglisi: “la situazione è quella che è. Stiamo registrando un’attenta apertura del mondo privato, ogni risorsa che arriva è la benvenuta. Dove c’è la capacità organizzativa si coniugano diverse realtà (Rai, Abi, Mibac) e si ottengono grandi risultati. Si chiama capacità di fare sistema”, nonostante le modiche risorse. In effetti il Festival non comporta ulteriori aggravi economici per le banche: i dipendenti bancari si occupano di creare i presupposti; l’ingaggio è previsto soltanto per gli educatori e varia in funzione del numero di bambini coinvolti di volta in volta nel progetto.