Cannabis medica: quali sono gli usi per finalità terapeutiche?

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A pochi giorni dalla partenza del progetto pilota che vedrà la produzione in Italia di cannabis per finalità terapeutica secondo il provvedimento approvato lo scorso settembre 2014, facciamo il punto su quella che è la situazione in Italia su questo argomento

La cannabis per finalità curative è una realtà già da diversi anni: dal 2007 per la precisione, anno in cui l’allora ministro della Salute Livia Turco emanò un decreto che andava a riconoscere le proprietà terapeutiche del THC, il tetraidrocannabinolo, principio attivo maggiormente presente nella cannabis.

Da allora si era data facoltà alle Regioni, come sempre in materia sanitaria, di emanare leggi tese e regolamentare la questione: ad oggi sono 9 quelle che hanno adottato una normativa specifica, che prevede la possibilità di accedere alle cure con il farmaco a base di cannabis a carico del Sistema Sanitario Nazionale, mentre le altre 11 Regioni ancora non si sono mosse.
La questione è che, anche nelle regioni dove è consentito l’accesso al farmaco, si deve ricorrere all’importazione dall’estero dello stesso poiché non è ancora consentita, nel nostro Paese, la coltivazione e la produzione di marijuana, indipendentemente dal suo utilizzo.
In sostanza la legge prevede la possibilità di curarsi con il farmaco a base di cannabis ma non ne consente la produzione obbligando chi si cura ad importarlo dall’estero a cifre elevate. In virtù di questa contraddizione, lo scorso settembre era stato adottato il provvedimento di cui sopra che consentirà, solo ed esclusivamente allo Stato per mezzo dello Stabilimento Chimico Militare di Firenze, la coltivazione della marijuana per produrre il farmaco.
Il tutto nell’ambito, come detto, di un progetto pilota lanciato in collaborazione dal Ministero della Salute e dal ministero della Difesa.

L’argomento cannabis medica ha assunto nel tempo un’importanza crescente in virtù di quelle che sono le facoltà curative riconosciute a questa sostanza: ad oggi sono diverse le patologie e i disturbi per i quali è stato riconosciuto un effetto benefico.
Si tratta soprattutto di disturbi quali nausea, mancanza di appetito e disturbi alimentari vari, che spesso riguardano molte donne soprattutto in giovane età, dolore cronico e infiammazioni, glaucoma e malattie autoimmuni.
La cannabis sarebbe poi efficace anche per alti disturbi più marcati, secondo diversi studi scientifici che si sono susseguiti nel corso del tempo: i ricercatori israeliani dell’Università di Tel Aviv hanno evidenziato un potenziale effetto della sostanza nel ridurre la produzione di molecole infiammatorie e nocive che accompagna il decorso della Sclerosi Multipla.
Un altro studio condotto negli Usa di recente ha evidenziato il ruolo della cannabis per il controllo del diabete: l’esperimento pubblicato sull’ American Journal of Medicine certifica un livello di glicemia inferiore di circa il 16% per i consumatori.
La cannabis è inoltre indicata come una valida alternativa per trattare il cancro e alcune problematiche ad esso connesse, date le sue caratteristiche di alleviare dolori e spasmi oltre che di ridurre la nausea causata dai farmaci chemioterapici.
Altri disturbi per i quali l’utilizzo della cannabis si è rivelato utile sono disturbi dell’umore, ansia, insonnia e depressione, anche quella relativa alle donne in gravidanza o post gravidanza.

Sostanzialmente sono diversi i campi di applicazione sperimentati, così come sono molti gli studi che continuano a susseguirsi per scoprire nuove strade ed eventuali altre proprietà benefiche.
In molti altri Paesi – Stati Uniti su tutti ma anche Spagna e tanti altri – l’utilizzo terapeutico della marijuana ha vissuto un boom diventando anche fonte di cospicui introiti per lo Stato. In Italia qualcosa sta iniziando a muoversi; il progetto che sta per partire e che prevede la possibilità, pur se solo per lo Stato, di coltivare e produrre cannabis con finalità mediche potrebbe essere il primo passo verso un importante cambiamento futuro.

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