Capricci e discussioni fra genitori e figli nei negozi

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di Mariangela Giusti, Docente di pedagogia interculturale all’Università di Milano Bicocca

In questi primi giorni di primavera le persone girano per negozi e grandi magazzini, in parte alla ricerca degli ultimi saldi invernali, in parte per acquistare i primi capi più leggeri, adatti al clima buono. Soprattutto nei negozi di abbigliamento, di articoli sportivi, di scarpe gli adulti sono in giro con i figli. E’ facile per il personale di vendita (commessi o proprietari di esercizi) trovarsi di fronte a scene di capricci o di incomprensioni o di dialoghi inespressi e senza risposte. “Questa roba qui per chi la guardi? Mica per me, spero?…”… sento dire da una ragazzina quattordicenne alla sua giovane mamma quarantenne di fronte alle scarpe da ginnastica a saldo. La donna si guarda intorno e non sa che rispondere…Che situazione strana: la ragazzina sembra essere la persona adulta, con le idee chiare e tutte le risposte già dentro di sé; la signora resta senza argomenti, non sa cosa è giusto e cosa no…

Spesso capita con i bambini più piccoli: in questi casi il capriccio o la bizza sono legati in molti casi alla stanchezza. Per un bambino o una bambina di tre o quattro anni un pomeriggio di compere non è una cosa da poco, in quanto sono chiamati in causa a livelli elevati i centri dell’attenzione visiva e uditiva ed è comprensibile che subentri la stanchezza e di conseguenza il capriccio o la bizza o il pianto.

Per i ragazzi più grandi (fino a dodici/tredici anni) spesso i malumori sono legati al contrasto che si crea fra il gusto personale (o la volontà di scegliere in autonomia) e quello del genitore o dell’adulto di riferimento. Sempre più spesso, col crescere dell’età, i due gusti non coincidono. In questi casi, talvolta la reazione del preadolescente è il mutismo (il ragazzo o la ragazzina si mette zitto, segue senza interesse i movimenti e le scelte dell’adulto, senza più intervenire); talvolta la reazione è la sovraeccitazione (la ragazzina si muove nel negozio, tocca tutte le merci in maniera disordinata, come se si muovesse in un mondo a sé); talvolta la reazione è la rabbia o addirittura la risposta sguaiata. Tutte situazioni sgradevoli soprattutto per i genitori, ma anche (occorre dirlo con franchezza) per chi è addetto alle vendite. Che si può dire? Abbiamo già scritto in questa rubrica che anche uscire insieme genitori e figli (per acquisti oppure senza dover acquistare nulla) fa parte dell’educazione implicita familiare. E’ qualcosa che si insegna (e s’impara) progressivamente col passare del tempo.Qualcosa si può aggiungere, ponendoci dalla parte di chi gestisce un’attività commerciale oppure svolge il ruolo di venditore o di commessa. Qualche riflessione tratta dal pensiero educativo può essere utile.
Come prima cosa è bene ascoltare i bambini e i ragazzi in negozio: quando vediamo che un bambino esprime il proprio pensiero o il proprio gusto, impariamo ad ascoltarlo anche se è piccolo. Possiamo aiutare l’adulto ad ascoltare l’opinione del bambino, facendo osservare – magari con un sorriso e naturalmente con molto garbo- che il bambino sta esprimendo un suo gusto e dunque è bene ascoltarlo. A questo proposito, è interessante ricordare che (da quanto ci dicono le ricerche degli psicologi) a tre anni il cervello umano è al massimo del suo sviluppo, dunque a quell’età un bambino è senz’altro in grado di capire il colore o la forma che preferisce.
Una seconda cosa da tenere in considerazione è di non perdere la pazienza quando si crea una situazione di tensione fra figli e genitori: il ragazzo che vuole comprare una felpa o un certo tipo di scarpe e il genitore che –dal canto suo- dice che è troppo caro oppure che è un oggetto superfluo… . Il ruolo del venditore è vendere. Ciò significa anche saper gestire e affrontare le situazioni di tensione che si possono creare in negozio. Dunque occorre non spazientirsi e capire che spesso la ragione sta da entrambe le parti: un bravo genitore deve saper dire di no al momento giusto; ma, allo stesso tempo, i ragazzi, crescendo, hanno sempre più l’esigenza di affermare la propria personalità, il proprio gusto, il proprio sentirsi parte di un gruppo, anche con l’abbigliamento. Quando un venditore o una commessa si trova in situazioni di conflitto di questo tipo, naturalmente non dovrebbe mai giudicare; semmai può intervenire con una frase o con una considerazione rivolta all’adulto, per esempio per dire: “Non se la prenda…può capitare che i figli non ascoltino, ma questo non vuol dire che non si è bravi genitori…”. E’ una frase, questa, detta senza ipocrisia perché è proprio vero, ma a un genitore queste considerazioni ovvie e reali non le dice mai nessuno…Il ruolo genitoriale è difficile, nelle piccole scelte e in quelle serie. Per questo è importante per un genitore che qualcuno gli ricordi (sì, perché no? anche la commessa competente di un negozio di scarpe…) di mettere in evidenza i buoni risultati ottenuti più che le (eventuali ) mancanze o gli (eventuali) momenti di conflitto.