Gli appalti pubblici non vanno alle piccole imprese

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La denuncia parte da Confartigianato che durante la propria audizione in Senato chiede che il nuovo Codice degli appalti pubblici valorizzi il ruolo delle micro e piccole imprese

La ricaduta in termini occupazionali sarebbe apprezzabile, dal momento che la maggiorparte delle aziende italiane sono di dimensioni micro e piccole. Basta insomma con il considerare esclusivamente le grandi aziende per l’affidamento di lavori pubblici e iniziare a pensare a 360°, comprendendo che anche una piccola azienda può offrire sicurezza e affidabilità. E basta con il farci ridere dietro da tutta Europa per il nostro solito modo antiquato di vedere le cose a partire dall’altissimo livello di burocratizzazione. Infatti, spiega il Presidente di Anaepa Confartigianato Edilizia Arnaldo Radaelli, “l’Italia è ‘maglia nera’ in Europa, insieme a Portogallo e Grecia, per la più bassa partecipazione delle micro e piccole imprese agli appalti pubblici. Il recepimento delle direttive europee deve modificare l’attuale situazione che vede partecipare ad appalti pubblici soltanto il 13% delle micro e piccole imprese, nonostante esse rappresentino il 99,4% delle imprese italiane, contribuiscano al 20% della ricchezza nazionale e pesino per il 39% sull’economia reale”.

Secondo Radaelli, intervenuto il 23 febbraio 2015 all’Audizione presso la Commissione Lavori pubblici del Senato sulla delega al Governo per l’attuazione delle direttive Ue su appalti e concessioni, “il nuovo Codice degli appalti pubblici deve essere l’occasione per semplificare le norme sulla materia, valorizzare il ruolo delle micro e piccole imprese, promuovere il rating di legalità”.

Tra le condizioni per migliorare l’accesso delle piccole imprese agli appalti, il Presidente di Confartigianato Edilizia ha indicato:

  • la semplificazione e la riduzione degli oneri documentali,
  • la diminuzione dei costi per partecipare alle gare,
  • una migliore accessibilità alle informazioni,
  • la territorialità e la proporzionalità nei requisiti di partecipazione alle gare.

Le nuove norme sugli appalti dovranno prevedere insomma il coinvolgimento effettivo delle micro e piccole imprese nella realizzazione delle grandi opere e dovranno valorizzare, per gli appalti sotto-soglia, la modalità a ‘chilometri zero’ puntando sulle aziende ‘di prossimità’ rispetto al luogo di esecuzione dei lavori e che si impegnano ad utilizzare manodopera locale.

 

Sul fronte dei pagamenti, Confartigianato ribadisce la necessità di fissare modalità e tempi certi per arginare il grave fenomeno dei ritardi con cui le pubbliche amministrazioni liquidano le fatture agli imprenditori. Altrettanto necessario un meccanismo per garantire il pagamento diretto ai subappaltatori, evitando lungaggini e passaggi intermedi tra le stazioni appaltanti e gli esecutori dei lavori.

Per migliorare la qualità di esecuzione delle opere, Confartigianato ritiene opportuno valorizzare il criterio base dell’offerta economicamente più vantaggiosa nella selezione delle imprese che concorrono alle gare d’appalto, e introdurre il criterio di ‘lotto prestazionale’. Infine, sempre in tema di qualità, Confartigianato indica la necessità di rendere più efficiente e trasparente il sistema di qualificazione con criteri più stringenti per accertare la veridicità della documentazione presentata dalle imprese. A buon intenditor poche parole.

(D.M.)