I mediatori, ieri e oggi

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di Mariangela Giusti, Docente di pedagogia interculturale all’Università di Milano Bicocca

Le società multiculturali spesso hanno forti difficoltà comunicative. Dagli anni Settanta del Novecento e, con maggiore enfasi, in varie aree e nazioni europee si sono diffuse la parola e il concetto di mediazione. L’Italia è arrivata in ritardo, ma oramai da qualche tempo si parla dell’importanza della mediazione in molti luoghi d’intervento: scuole, sanità, carceri, tribunali, servizi sociali. Sono i luoghi e i contesti dove le lingue, le culture diverse, i riferimenti religiosi, i valori delle persone s’incontrano, vengono a contatto stretto. Il più delle volte le cose vanno bene, ma spesso nasce il conflitto oppure nasce l’incomprensione o semplicemente non ci si capisce in quanto le lingue non sono le stesse. Occorre una figura terza che (appunto!) sappia comprendere, capire, mediare. 

Il mondo del business, quello degli affari, quello del commercio sono da sempre (dalla notte dei tempi, dobbiamo dire e non è una metafora…) luoghi e occasioni di mediazione: per concludere un affare (piccolo o grande), per portare a buon fine una transazione occorre mediare, occorre cioè che ciascuno dei due attori ceda in qualcosa, occorre venirsi incontro e trovare un accordo. Pensiamo all’intermediazione nella compravendita di terreni, abitazioni, fondi commerciali.

Fino a una ventina d’anni fa (quando non c’erano ancora le grandi catene globali e non c’erano gli studi di settore) esisteva proprio una professione, quella del mediatore. Nelle città erano in prevalenza uomini/mediatori: persone di età matura e dai modi diplomatici, che conoscevano un sacco di persone, avevano esperienza di vita, sapevano mettere insieme chi voleva vendere e chi voleva acquistare. Si ritrovavano (sia nelle piccole città, sia nelle grandi) in una via o in una pazza dei centri storici, di solito in un giorno della settimana stabilito, prevalentemente in quello di mercato. Nei luoghi di vacanza si trovavano donne/mediatrici: anche loro non avevano una sede, giravano, si trovavano alle stazioni dei treni o dei pullman oppure nei bar. Erano molto abili nell’individuare la coppia, la famiglia o la persona sola in cerca di una sistemazione per la breve o lunga villeggiatura. Sapevano trovare la pensioncina, lo stabilimento balneare o la casa in affitto. Ricevevano certo un compenso per il servizio reso, ma allo stesso tempo aiutavano a creare collegamenti, mettevano in contatto persone diverse, esercizi commerciali, luoghi e individui. I mediatori: sembra di scrivere di chissà quanti secoli fa, ma era solo l’altro ieri. E oggi?

Oggi, scomparse queste figure senza partita IVA e esentasse (che pure però hanno fatto girare per decenni l’economia di città e di paesi e hanno fatto sì che le persone si sentissero meno estranee fra loro) c’è ancora bisogno di mediazione. La sfida attuale, cui la mediazione cerca di dare risposte, è di elaborare strategie e sviluppare azioni positive che diano riconoscimento alle diverse identità. Oggi esistono i mediatori linguistico-culturali, cioè perone che in grado di individuare alcuni contenuti (tematiche, problemi, attività) rispetto ai quali eserciteranno un intervento. La mediazione consiste ancora oggi nel trovare le modalità appropriate per rendere alcuni contenuti comprensibili e interessanti, individuando le parole giuste, adatte alle circostanze e al livello di comprensione di coloro coi quali opera. La mediazione culturale è utile e necessaria nell’incontro tra popolazioni di lingue e costumi diversi. Come accadeva qualche decina d’anni fa va per la ricerca di alloggi o terreni, anche oggi il mediatore è tale se riesce a facilitare la comunicazione tra le persone e tra le minoranze culturali e le istituzioni, permettendo la reciproca comprensione dei codici culturali. Il mediatore o la mediatrice culturale sostengono condizioni di pari accesso e diritti per le minoranze etniche; favoriscono lo scambio e la trasformazione di pratiche e costumi; sostengono l’inserimento e i processi d’integrazione della popolazione immigrata.