Il boom delle Start-up femminili

daniela-molina

Sono aumentate del 50,6% in un anno le neoimprese innovative femminili. Anche se ancora “pesano” poco sul tessuto imprenditoriale le Start-up innovative guidate da donne sono in crescita ed hanno di fronte un enorme potenziale da sfruttare

Si tratta di circa 400 imprese metà delle quali si occupa di produrre software, di Ricerca & Sviluppo e di servizi ICT (Information and Communication Technology). Perché “pesano” poco, le Start-up femminili sul tessuto imprenditoriale italiano? Perché si tratta solo del 12,4% delle oltre 3.200 Start-up innovative esistenti. Questo significa che le donne hanno tanto spazio di evoluzione davanti a sé. D’altro canto gli investimenti necessari ad avviare una Start-up sono decisamente bassi e il 77% delle neoimprenditrici ha investito non più di 10.000 euro – somma che tra l’altro può essere finanziata da uno dei vari programmi di cui abbiamo parlato in occasione del nostro workshop dedicato alle Start-up (vedi nostro articolo http://www.donnainaffari.it/imprenditoria/startup/3611-il-convegno-di-donna-in-affari-sulle-start-up-innovative).

Unioncamere ha elaborato i dati divulgati da Infocamere a fine gennaio 2015 e ne ha reso noto il risultato lo scorso 6 marzo, nell’ambito delle attività svolte in vista della Giornata internazionale della donna. A commentarli è stato il Presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, il quale ha dichiarato: “il dinamismo delle startupper donna ci conferma che le iniziative messe a punto dal Governo per stimolare la nascita di nuove imprese innovative stanno andando nella giusta direzione. Ora però occorre diffondere il più possibile la conoscenza di queste opportunità tra le aspiranti imprenditrici affinché sempre più idee ‘smart’ declinate al femminile possano dare vita a nuove realtà imprenditoriali. In questo senso le Camere di commercio, anche attraverso la rete dei Comitati per l’imprenditoria femminile, possono essere uno strumento prezioso sul territorio per mettere a fattor comune gli strumenti a disposizione per far nascere e crescere la propria impresa accompagnandone il cammino”.

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La fotografia scattata da Unioncamere mostra che la maggior parte delle Start-up femminile si trova a Milano (30,2%) ma il Mezzogiorno segue con il 24,4%. Il Centro ha il 23,6% di imprese femminili mentre a sorpresa risulta che il Nord Est, con il suo 21,9%, è il fanalino di coda di questa graduatoria.

Vediamo ora come sono le Start-up femminili, ovvero quali scelte operano le donne che decidono di avviare una società innovativa.
Innanzitutto si tratta di piccole aziende: una su quattro ha meno di 5 addetti. Anche dal punto di vista finanziario il 95% di esse ha un capitale sociale inferiore ai 50.000 euro e una su tre ha un giro d’affari che non supera i 100mila euro.
Dal punto di vista della forma giuridica, il 73,1% sono Srl; il 15,1% sono Srls (società a responsabilità limitata semplificata). Spesso si sceglie la possibilità della Cooperativa.
Ci piace far notare il fatto che nelle Start-up femminili non esistono problemi di “quote rosa”. Infatti, nella maggioranza dei casi la presenza femminile nella compagine societaria o nei consigli di amministrazione è forte, ovvero maggiore o uguale al 60%, mentre in più di un caso su 4 è esclusiva, pari cioè al 100%.    

Come anticipato, ci sono alcuni settori che attraggono di più le Startupper e fra questi trionfano l’ICT e la R&S.
Su 398 Start-up femminili ben tre su quattro lavorano nei servizi (74,6%), mentre il 20,4% si occupa di industria e artigianato e il 4,8% di commercio. Più in dettaglio tra le attività maggiormente diffuse 83 startup innovative femminili (20,9%) si interessano di produzione di software e consulenza informatica, 79 (19,8%) di ricerca e sviluppo e 42 (10,6%) dei  servizi di ICT. Ma la presenza delle donne imprenditrici all’interno delle startup innovative complessive raggiunge il top nella fabbricazione di prodotti chimici e nelle industrie alimentari (40%) contro una media del 12,4%.

Il Nord Ovest, con Milano al top, è l’area geografica con il più alto numero di Start-up innovative guidate da donne (120 su 398 totali); segue il Mezzogiorno  con 97 imprese tallonato dal Centro con 94. A livello regionale è la Lombardia in “pole position” (con 83 imprese ovvero il 20,9% del totale), seguita da Emilia Romagna (50 imprese il 12,6% del totale) e dal Lazio (40 imprese il 10,1% del totale). Ma per tasso di femminilizzazione sono la Basilicata (30%), l’Umbria (22,2%) e Valle d’Aosta (20%) a salire sul podio della nazionale femminile “smart”. Su scala provinciale è Milano a guidare la classifica delle Start-up innovative femminili (52 imprese, il 13,1% di quelle complessive), mentre conquista il secondo posto Roma (36 imprese, pari al 9%) e il terzo Torino (19 imprese, pari al 4,8%). Tuttavia per incidenza delle donne in questo particolare tessuto imprenditoriale è Firenze ad aggiudicarsi la medaglia d’oro (21,3%). A Modena, invece, va quella d’argento (18,8%) e a Napoli quella di bronzo (15,6%).  

(D.M.)