Al traguardo il DEF

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Il Documento di Economia e Finanza che tanto ha fatto sospirare il Governo è quasi giunto a destinazione. Nel Consiglio dei Ministri del 7 aprile se ne è discusso a lungo e l’approvazione è prevista a breve (entro il 10 aprile, per Legge). Vediamo in cosa consiste

di Daniela Molina, giornalista

Il paventato aumento dell’IVA non ci sarà. Questa è la prima notizia ed è positiva, visto e considerato che da poco questa imposta (che ciascuno di noi paga su tutto: qualsiasi bene, servizio o prestazione) era stata portata al 22%, ponendoci tra i Paesi al mondo con le imposte sul valore aggiunto più alte. 

Nel presentare il DEF, il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pietro Carlo Padoan, ha fatto riferimento al lungo periodo di instabilità economica ma anche politico-istituzionale che ha portato finora a lavorare in una situazione di emergenza finanziaria. Ebbene questa situazione ora deve terminare e il Governo non deve lavorare più alla politica economica in una prospettiva emergenziale ma “intende cogliere l’opportunità offerta dalla finestra temporale favorevole dando continuità alla propria strategia di medio termine”.
Quali sono le operazioni che il Governo allora intende portare avanti? Le seguenti:

  • riduzione delle tasse compensata da risparmi sulla spesa, 
  • ripresa degli investimenti, 
  • gestione responsabile del bilancio statale, 
  • riforme strutturali.

Il Documento di Economia e Finanza 2015 – spiega il Ministro – opera in continuità con i principali provvedimenti assunti nei mesi precedenti (il decreto legge 66, la legge di stabilità, l’investment compact) e “conferma l’ambizioso programma di riforme che costituisce il segno distintivo del Governo”:

  • piena realizzazione del jobs act, 
  • riforma della pubblica amministrazione, 
  • riforma della legge elettorale e dell’architettura istituzionale, 
  • riforma della scuola, 
  • adeguamento del settore del credito, 
  • revisione della spesa orientata sia alla generazione di risparmi che all’aumento dell’efficacia dei servizi pubblici offerti a cittadini e imprese. 

“Un programma che ha l’obiettivo di migliorare strutturalmente la capacità competitiva del Paese a partire dal capitale umano e dalle infrastrutture”.

matteo-renziIl punto è che, dopo tre anni di recessione (e finalmente si è avuto il coraggio di dire questa parola apertamente), si intravede la prospettiva di tornare a crescere. Le riforme devono dunque sostenere questo ritorno in campo della nostra imprenditoria e della nostra economia. Per far sì che le imprese tornino ad investire è necessario però creare un clima di fiducia che alimenti un circolo virtuoso che facendo risalire la domanda e – spiega il Ministro – creando spazio per la riduzione delle tasse e la ripresa degli investimenti pubblici.
Secondo le sue previsioni, il risultato sarà un ritmo di crescita più elevato nel 2016 e nel 2017, risultato che permetterà di rafforzare anche il livello occupazionale.

La strategia che il Governo intende attuare deve però svilupparsi all’interno del vincolo dovuto al debito pubblico – molto elevato – e che costringe il nostro Paese a seguire le regole (che comunque si è dato in comune con gli altri Paesi europei) dell’UE, ovvero:

  • vincolo del 3% nel rapporto deficit/PIL, 
  • saldo strutturale in evoluzione verso il pareggio, 
  • regola del debito.

Ora, poiché si prevede una crescita superiore alle precedenti previsioni grazie alla cancellazione delle tasse contemplate per il 2016 dalle clausole di salvaguardia, e nonostante l’impatto negativo dei risparmi sulla spesa, si potrebbe raggiungere il pareggio di bilancio strutturale già nel 2016. Tuttavia, il Governo ha ritenuto opportuno “confermare al 2017 il conseguimento di tale obiettivo così da conferire una natura espansiva alla programmazione per il 2016”.

Cosa significa? Cosa si prevede per il prossimo anno? Per il 2016 il Governo si impegna a “cancellare l’aumento delle tasse contemplato dalle clausole di salvaguardia, per un valore corrispondente a 1 punto di PIL”.
Lo si può fare in quanto ci sono stati dei risparmi nella revisione della spesa. Non approfondiamo ulteriormente con dati eccessivamente tecnici di macroeconomia e andiamo al punto: secondo il Governo attuando la strategia del DEF “il debito pubblico si stabilizza nel 2015 e comincia il percorso di riduzione a partire dal 2016. Un percorso che libererà il Paese da un grave fardello. La regola del debito viene quindi rispettata e l’obiettivo viene centrato nel 2018”.

Questa è la previsione dunque:

  • 2015: 0,7% di crescita
  • 2016: 1,4% di crescita
  • 2017: 1,5% di crescita. 

E un tasso di crescita che si rafforza vede al suo fianco rafforzarsi anche il profilo di finanza pubblica, con numeri ovviamente che vanno nella direzione opposta:

  • 2015: indebitamento al 2.6%
  • 2016: indebitamento all’1,8%
  • 2017: indebitamento allo 0,8%.

Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, del DEF tiene a chiarire subito 2 punti che ritiene fondamentali e cruciali:

  1. non ci sono tagli 
  2. non c’è un aumento delle tasse.

“Perché noi vogliamo ridurre la pressione fiscale. E con il bonus degli 80 euro (pari a 10 miliardi di euro) ne abbiamo dato un esempio”.
Il Presidente del Consiglio sottolinea che nel 2015 gli italiani pagheranno 18 miliardi di euro di tasse in meno. Con il bonus degli 80 euro pari a 10 miliardi ci sono infatti anche le misure sul costo del lavoro, pari a ulteriori 8 miliardi di euro. “E il DEF prosegue su questa linea” spiega Renzi aggiungendo che non solo non aumenteranno le tasse ma “con la legge di stabilità del 2016 cercheremo di ridurre le tasse del 2016”.

Ribadendo che “Noi non stiamo aumentando le tasse né facendo tagli”, il Presidente del Consiglio pone l’accento anche sulle novità fiscali attuate dal Governo, come quella della dichiarazione dei redditi precompilata, che arriverà a casa di circa 20 milioni di italiani. “In questa prima versione ci sono ancora complicazioni. Ad esempio quella di quest’anno non ha ancora le misure legate alle spese sanitarie da portare in detrazione, ma noi consideriamo il 2015 un ‘numero zero’, ovvero una grande sperimentazione”.

Tornando al DEF, il Presidente Renzi spiega che lo scenario economico è cambiato in meglio rispetto agli anni passati, grazie a 5 fattori, che ritiene novità importantissime: “4 fattori esterni sono il Piano degli investimenti di Junker, la comunicazione sulla flessibilità, il QI e il deprezzamento dollaro/euro; l’Europa economica non è più quella degli anni passati. Il 5° fattore è il petrolio, che dipende da considerazioni geopolitiche”. Ciononostante, “noi abbiamo una crescita prevista dello 0,7% soltanto perché vogliamo essere molto prudenti nelle stime”.
Se le previsioni sono sbagliate e la crescita sarà superiore, rifletteremo su come investire le risorse impreviste e, inoltre, “a settembre/ottobre si rifletterà su dove mettere i soldi che arriveranno dalla Spending Review”.
Secondo Renzi “è finito il tempo in cui i politici chiedevano i sacrifici ai cittadini. I cittadini oggi sanno che da questo governo non vengono richieste di nuove tasse. Continueremo con la detassazione delle misure che serviranno a creare crescita e occupazione”.

Un’ultima battuta il Presidente del Consiglio la riserva ai politici: “Le clausole di salvaguardia del Governo Letta sono state cancellate. Nessun taglio alle prestazioni che i cittadini ricevono. I sacrifici li faranno i politici. Ad esempio per recuperare credibilità ed efficienza potrebbero saltare delle poltrone nei consigli di amministrazione nelle società partecipate, ma non lo considero un sacrificio per i cittadini. Faremo la revisione della spesa andando a colpire dove ci sono inefficienze”.

Dal proprio canto il Ministro Padoan conferma che “L’economia internazionale e quella italiana sono migliori di quel che si pensava qualche mese fa” e aggiunge che “se si consolida la fiducia dei cittadini e delle imprese – come noi pensiamo – le aspettative che abbiamo adesso potrebbero essere sbagliate per difetto, i numeri potrebbero essere più positivi”.
Infine Padoan ricorda che “questo è un ulteriore passo in avanti in una strategia che continua e che avrà altri pilastri. Abbiamo messo in cantiere molte misure che non costano o costano assai poco per sostenere gli investimenti privati. Abbiamo messo in moto riforme che migliorano la possibilità di finanziamento dell’economia e ci aspettiamo che ne derivi un sistema bancario più efficiente, più adatto a un sistema globale più competitivo”.
I pilastri cui il Ministro si riferisce sono: “Finanza pubblica, riforme strutturali e capitolo di sostegno agli investimenti”. Questo è quanto prevede il DEF, che verrà approvato nella mattinata di venerdì 10 aprile in quanto i membri del Governo hanno già espresso le proprie considerazioni al riguardo.

Intanto un primo commento arriva da Confcommercio: “bene l’intenzione del Governo di eliminare completamente e definitivamente le clausole di salvaguardia; un meccanismo che, attraverso gli incrementi IVA, avrebbe finito per ridurre e allontanare i timidi segnali di ripresa che si stanno registrando”.
Insomma del mancato aumento dell’IVA non ci si può non rallegrare ma alcuni politici dell’opposizione dicono che si tratta solo di uno slogan, quello del “niente tasse”.
Comunque alla fine a giudicare non potranno che essere direttamente i cittadini, quando a fine anno faranno il bilancio delle proprie entrate e delle proprie uscite e capiranno se hanno pagato più o meno tasse. E, a dire il vero, quello è l’unico vero bilancio che dovrebbe contare in uno Stato.