DdL ecoreati: sit-in davanti Montecitorio

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Sembra sia arrivato il momento di chiudere la partita sugli ecoreati e tagliare il traguardo di questa lunga e faticosa maratona iniziata ventuno anni fa. Un provvedimento che in molti definiscono “indispensabile per il Paese, l’ambiente, la salute dei cittadini, l’economia sana e le imprese oneste”

 

Nel nostro Paese ogni anno vengono accertati quasi 4 reati contro l’ambiente ogni ora. Crimini che provocano danni alla salute dei cittadini e fruttano alle ecomafie un business d’oro (nel 2013 è stato di 14,9 miliardi di euro). Crimini oggi facilitati dall’assenza di sanzioni adeguate, dalla mancanza di reati ad hoc in materia ambientale nel codice penale e da una legislazione ambientale sostanzialmente contravvenzionale, senza alcuna capacità deterrente (non si possono fare intercettazioni, né arresti in flagranza) e con la garanzia di immunità per i responsabili (i tempi di prescrizioni oggi sono brevissimi).

Se si approvasse il DdL sui reati ambientali molte cose cambierebbero: si introdurrebbero nel Codice Penale nuove fattispecie di reati ambientali come l’inquinamento, il disastro ambientale, il traffico di materiale radioattivo o l’omessa bonifica; ci sarebbero pene più severe; i tempi di prescrizioni raddoppierebbero evitando, così, che si ripetano altri casi di “giustizia negata” come quello Eternit e chi inquina pagherebbe per ciò che ha fatto.
Una partita, dunque, che non può essere più rimandata, in nome del popolo inquinato, della tutela dell’ambiente, della salute e della parte sana dell’economia e delle imprese oneste.

Le 25 associazioni firmatarie (di cittadini, medici, studenti e di categoria) dell’appello “In nome del popolo inquinato” promosso da Legambiente, insieme a Libera hanno organizzato lo scorso  14 aprile, un sit-in a Piazza Montecitorio per chiedere ai deputati di approvare in maniera definitiva il DdL sugli ecoreati a firma degli onorevoli Realacci (Pd), Micillo (M5s), Pellegrino (Sel), per tenere alta l’attenzione sul tema e per esigere dai deputati un atto di responsabilità nei confronti del Paese approvando, senza cambiare neanche una virgola e in maniera definitiva, il testo licenziato al Senato.

Le pressioni e le critiche delle ultime settimane rischiano di rallentare ancora una volta l’iter legislativo ed eventuali ulteriori modifiche farebbero tornare il provvedimento al Senato per un quarto passaggio parlamentare, con il rischio molto concreto di vederlo affossare definitivamente, alla luce delle tante difficoltà emerse nella discussione a Palazzo Madama.
“È urgente che si approvi con le ultime modifiche il DdL sugli ecoreati nel codice penale, ancora in discussione al Senato a quasi un anno dall’approvazione alla Camera. Il Paese e il popolo inquinato non posso più attendere”.

Ci sono lobby importanti che temono questo Ddl. Anche se nei giorni scorsi la Commissione ambiente della Camera ha dato il via libera al testo senza apportare alcuna modifica, le polemiche sollevate da chi non vede di buon occhio questo provvedimento rendono più concreto il rischio che il DdL possa subire delle modifiche che lo rimanderebbero, inevitabilmente, al Senato, con concreti rischi di affossamento.

Approvare in tempi rapidi e in via definitiva il DdL sugli ecoreati significherebbe dare all’Italia una norma di civiltà che finalmente colpirebbe gli ecomafiosi, l’economia illegale e restituirebbe competitività alle imprese sane che subiscono la concorrenza sleale di chi non rispetta la legge.

Le associazioni che hanno sottoscritto l’appello “In nome del popolo inquinato”, promosso da Legambiente e Libera sono: Aiab, AIEA-Associazione italiana esposti amianto, Arci, Cia-Confederazione italiana agricoltori, Coldiretti, Ecoistituto di Faenza, Fai-Fondo Ambiente Italia, Federambiente, Forum italiano dei movimenti per l’acqua, Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma (GCR), Greenpeace Italia, Lav, Kyoto Club, Link Coordinamento Universitario, Lipu, Medici per l’ambiente-Isde Italia, Medicina Democratica, Rete della Conoscenza, Rifiuti Zero Sicilia, Touring Club Italiano, Unione degli Studenti, WWF Italia, Zero Waste Italy.

(N.R.)