L’Italia ha il primato della qualità per 255 prodotti

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Le PMI italiane guidano la green economy e detengono il primato europeo in diversi campi. Queste le evidenze del report CNA e Fondazione Symbola sulle PMI e la sfida della qualità, per creare un’economia a misura d’Italia

Sono innovative, creative, competitive, vocate alla qualità e alla sostenibilità, legate al territorio ma anche pronte all’internazionalizzazione. Questa la fotografia delle nostre PMI, che emerge dal dossier “Le Pmi e la sfida della qualità: un’economia a misura d’Italia” curato dalla Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della piccola e media impresa e dalla Fondazione Symbola, presentato il 13 aprile a Roma davanti al Ministro della Cultura e del Turismo Dario Franceschini. Presenti Daniele Vaccarino e Ermete Realacci, rispettivamente presidenti di CNA e di Symbola, nonché Sergio Silvestrini, Segretario Generale CNA, e Fabio Renzi, Segretario generale Fondazione Symbola.

Grazie alle PMI l’Italia si trova al secondo posto in Europa, dietro la Germania, per numero di imprese che negli ultimi tre anni – dunque in piena crisi – hanno introdotto innovazioni di processo e di prodotto, innalzando il livello qualitativo delle loro attività. Hanno infatti meno di 50 addetti l’80% delle 65.481 aziende italiane che hanno puntato sull’innovazione.
E sono proprio la creatività, collegata alla cultura, e l’innovazione i più potenti motori della competitività del Made in Italy: il nostro settore culturale e creativo può contare su quasi 1,4 milioni di addetti e sul fronte dei brevetti facciamo meglio di Francia e Regno Unito: in 22 classi di brevetti di design europei, sulle 32 totali, l’Italia è prima, seconda o terza per numero di progetti depositati.

Il Dossier evidenzia una serie di primati italiani rispetto al resto d’Europa. Vediamoli:

1) PMI italiane tra i leader della produzione del valore aggiunto nella manifattura europea
Vocazione manifatturiera e centralità della piccola e media impresa fanno dell’Italia il leader europeo nella produzione di valore aggiunto tra PMI manifatturiere: con 77,3 miliardi di Euro, le PMI tricolore contribuiscono per oltre 1/5 (22,1%) al valore aggiunto prodotto in Europa dalle imprese della manifattura fino a 50 addetti. Il valore più alto tra i paesi UE. La Germania arriva al 18,5% (64,8 mld), la Francia al 13,3% (46,5 mld), Il Regno Unito si ferma all’11,1% (38,7 mld), la Spagna all’8,9% (31,1 mld) (fonte: Eurostat).

2) Le PMI italiane sono protagoniste nell’export, in Italia e in Europa
In Italia sono le PMI a guidare l’export, con un effetto traino molto superiore alle piccole e medie imprese degli altri paesi europei. Tra le imprese manifatturiere esportatrici italiane, 88.952 in tutto, quelle sotto i 50 addetti sono nove su dieci: 79.947 (89,9%). In Germania le PMI esportatrici sono 46 mila, il 67% del totale delle manifatturiere nazionali che esportano. Anche se si guardano le micro-imprese sotto i 10 addetti l’Italia mantiene lo stesso vantaggio, con 44.749 aziende esportatrici, a fronte delle 24.209 tedesche. Le piccole e medie imprese manifatturiere tricolori trainano anche la categoria in Europa: sul totale delle PMI europee che vendono all’estero i loro prodotti, una su quattro (25,3%) è italiana; quelle tedesche sono il 14,5%; seguono, a distanza, le imprese francesi (7,8%), britanniche (6,9), polacche (6,8%) e spagnole (6,1%) (fonte: Eurostat).

3) L’Italia non ha rivali in Europa nei prodotti di qualità
Nell’ultimo decennio le produzioni italiane hanno visto una crescita qualitativa superiore a quella degli altri paesi europei. Dall’introduzione dell’euro, infatti, l’Italia ha visto i valori medi unitari dei suoi prodotti salire del 39% (segno che il mercato riconosce un crescente premio di prezzo), contro il +36,4% del Regno Unito e dinamiche inferiori per Spagna (+30,6%) e Francia (+26,9%). La Germania, ultima tra i grandi Paesi comunitari, ha mostrato una dinamica più contenuta (+22,9%), dimostrando di puntare sull’efficienza dei costi, forte comunque di un livello qualitativo già elevato (fonte: Un-Comtrade).

4) L’Italia al top mondiale della qualità per 255 prodotti, primi in UE
Vantiamo nell’UE il maggior numero di prodotti col più alto valore medio unitario al mondo (il mercato ci riconosce, in virtù della qualità, i prezzi più alti): 255 in tutto, contro i 196 della Germania, i 193 della Francia, i 188 del Regno Unito. Tra cui prodotti che portano nel mondo il Made in Italy (dall’agroalimentare alla meccanica al mobile e design alla moda), anche in settori innovativi: dai motocicli ai formaggi, ad esempio, dalle borse agli elicotteri e parti di casse di orologi, e poi cappotti, calzature, giacche a vento, guanti e portafogli, funghi conservati, pneumatici per bici, carta da riciclare, cinghie di trasmissione e pannelli di legno, pianoforti a coda e violini, fresatrici per metalli e vitamine, macchine da scrivere, vasche da bagno in ghisa, bastoni per golf (fonte: Un-Comtrade).

5) Italiani grandi innovatori
Le nostre imprese hanno l’innovazione nel dna: siamo il secondo paese in Europa per numero di aziende (65.481) che, nel triennio, hanno introdotto innovazioni di processo o di prodotto. Meglio di noi solo la Germania, con 90.395 aziende. Seguono, ma a livelli decisamente inferiori, Regno Unito (44.623), Francia (37.924) e Spagna (24.159). Delle oltre 65mila imprese citate, quasi 54mila, più dell’80%, hanno meno di 50 addetti: segno evidente che le dimensioni delle nostre PMI non sono affatto un ostacolo all’innovazione (fonte: Eurostat).

6) Il modello produttivo italiano è tra i più innovativi in campo ambientale
L’Italia è tra i primi paesi dell’Unione europea per eco-efficienza del sistema produttivo, con 104 tonnellate di anidride carbonica ogni milione di Euro prodotto (la Germania ne immette in atmosfera 143, il Regno Unito 130) e 41 di rifiuti (65 la Germania e il Regno Unito, 93 la Francia). Il nostro sistema produttivo, grazie alle PMI, è anche quello che guida la ‘riconversione verde’ dell’occupazione europea: dalla fine del 2014, il 51% delle piccole e medie imprese italiane ha almeno un green job, più del Regno Unito (37%), della Francia (32%) e della Germania (29%). Non solo, siamo campioni europei nell’industria del riciclo: a fronte di un avvio a recupero industriale di 163 milioni di tonnellate di rifiuti su scala europea, nel nostro Paese, anche grazie al lavoro di tante piccole aziende della preparazione al riciclo e della manifattura, ne sono stati recuperati 24,1 milioni di tonnellate, il valore assoluto più elevato tra tutti i paesi europei (in Germania 22,4 milioni) (fonte: GreenItaly 2013 di Fondazione Symbola e Unioncamere).

7) La creatività è il motore della qualità del made in Italy
La creatività è uno dei motori della competitività delle nostre imprese. Ce lo dicono i brevetti comunitari di design: dopo la Germania – che nelle 32 classi di brevetti di design europei, appunto, arriva sempre prima seconda o terza per numero di progetti depositati – l’Italia è il paese che fa meglio di tutti gli altri vicini europei, piazzandosi sul podio in 22 classi. Francia e Regno Unito si fermano, invece, a 16. Alla Spagna non toccano posti sul podio. Inoltre, la nostra vocazione creativa appare estremamente diffusa: oltre il 60% delle aziende dichiara di aver impiegato il contributo di professionalità strettamente collegate al mondo della creatività. E ciò vale anche per il 58% delle piccole imprese: una quota, pienamente sovrapponibile al resto delle aziende, che testimonia della capacità innovativa delle nostre PMI (fonte: Istat, Eurostat).

8) La cultura tira la volata all’economia italiana
Alla filiera della cultura – 443.458 aziende, il 7,3% del totale nazionale, composte nel 96.4% dei casi da imprese con meno di 10 addetti – l’Italia deve 80 miliardi di Euro, il 5,7% della ricchezza prodotta, con 1 milione e 394mila addetti. Questi 80 miliardi ne mettono in moto altri 134 nel resto dell’economia, che cresce di 1,7 Euro per ogni euro prodotto dalla cultura. Si arriva così a 214 miliardi, il 15,3% del valore aggiunto nazionale (fonte: Io sono cultura – l’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi. Rapporto 2014 di Fondazione Symbola e Unioncamere).

9) L’Italia è la meta dell’eurozona preferita dai turisti extraeuropei
L’Italia è il 1° paese dell’eurozona per numero di pernottamenti di turisti extra-UE, con 56 milioni di notti nel 2013 (+13 milioni rispetto alla Spagna). Siamo il 1° paese europeo per numero di pernottamenti di turisti cinesi (2,8 mln), coreani del sud (750 mila), giapponesi (2,8 mln), brasiliani (1,8 mln), australiani (2,3 mln), statunitensi (11,7 mln) e canadesi (2 mln) (fonte: Unioncamere, Fondazione Edison e Fondazione Symbola, 10 verità sulla competitività italiana).

10) I prodotti agroalimentari italiani dominano sui mercati mondiali
Tra i prodotti dell’agroalimentare italiano ben 23 non hanno rivali sui mercati internazionali. Dalla pasta a pomodori e altri ortaggi, da aceto e olio, a fagioli e ciliegie: tutti prodotti per i quali il nostro Paese vanta le maggiori quote di mercato mondiale. E ce ne sono altri 54 per i quali siamo secondi o terzi. Nonostante la contraffazione e la concorrenza sleale dell’Italian sounding, siamo sul podio nel commercio mondiale, insomma, per ben 77 prodotti. Questo anche grazie al fatto che la nostra agricoltura ha scelto la qualità, anche dal punto di vista ambientale. Con 814 tonnellate per ogni milione di Euro prodotto dal settore, l’agricoltura italiana emette il 35% di gas serra in meno della media UE (12% in meno della Spagna, 39% della Germania). Con 43.852 imprese biologiche (il 17% di quelle europee) siamo i campioni UE del settore. E vantiamo il minor numero di prodotti con residui chimici (0,2%), quota inferiore di quasi 10 volte rispetto alla media europea (1,9%) (fonte: 10 Verità sulla competitività italiana – Focus sul settore agroalimentare di Fondazione Edison e Fondazione Symbola con Coldiretti).

Insomma, solo la Germania in Europa è più virtuosa di noi. Anche se il documento non nasconde le difficoltà del Paese – messo alla prova da 8 anni di crisi e che si trova in un contesto in cui questa ha accresciuto le disuguaglianze, reso più aggressive le mafie, più intollerabile la corruzione, lasciando inalterati la soffocante burocrazia e l’inaccettabile ritardo del Sud – mostra anche come esistano potenzialità e punti di forza nel “sistema Italia”. Potenzialità e punti di forzi che possono essere sfruttati per ripartire e tornare a crescere.
Tra i punti di forza il dossier evidenzia i nostri talenti unici, il nostro saper fare, la bellezza e la cultura. Si tratta di tradizioni da rinnovare grazie alla ricerca, alla creatività e all’attenzione verso la sostenibilità, magari puntando sulle tecnologie avanzate, sul web, sull’economia della condivisione.

“L’indagine dimostra” sottolinea il Presidente della CNA Daniele Vaccarino “che la qualità è una caratteristica innata del Paese, fortemente presente anche e soprattutto nel nostro sistema economico, costituito per la gran parte da PMI. Una caratteristica che emerge con forza nel binomio territorio-patrimonio artistico e culturale, un binomio che può costituire un volano per lo sviluppo di molte attività economiche, dal manifatturiero ai servizi, nel quale le PMI possono e devono essere protagoniste. Ma, per valorizzare questo binomio, è necessario puntare sulla qualità. La qualità delle infrastrutture, materiali e immateriali, del territorio e delle città. Estrema importanza, in tale ambito, riveste la riqualificazione urbana, mirata a far tornare le città poli di attrazione anche economica. Le risorse sempre più ridotte obbligano a disegnare una strategia strutturata di riqualificazione complessiva del Paese, evitando gli interventi spot e scollegati del passato. Finanziata, principalmente, sfruttando al meglio le risorse comunitarie e favorendo le partnership pubblico/private diffuse, in grado di coinvolgere anche le imprese micro e piccole”.

Il Presidente di Fondazione Symbola, Ermete Realacci, aggiunge: “per superare la durissima crisi che stiamo attraversando dobbiamo fronteggiare i nostri mali antichi e scommettere sulle cose che rendono il nostro Paese unico: cultura, creatività, ingegno, saperi tradizionali, ricerca. Quando l’Italia fa l’Italia, investendo in innovazione, qualità, bellezza e in green economy, è un Paese in grado di competere sui mercati globali. Le Pmi sono nel dna del nostro Paese e incarnano spesso un modello economico – e sociale – che gravita intorno al concetto di qualità e guarda al futuro; nel quale l’Italia ha tanto da dire al mondo: Expo 2015 è un’occasione per farlo. Per questo le nostre Pmi vanno sostenute con strumenti adeguati, rimuovendo gli ostacoli che le frenano. Per far sì che le storie di successo individuali diventino il successo di un intero sistema produttivo. Il successo di un Paese”.