Politica e discriminazione di genere

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Questo il tema del convegno organizzato alla Casa internazionale delle Donne, dall’Associazione “A Roma Si Cambia” con il contributo degli Stati Generali delle Donne, dell’Associazione Adesso!Italia e dell’Organismo Unitario Avvocatura

di Dominella Trunfio, giornalista

Inizia con il ricordo delle 128 partigiane della provincia di Bologna cadute durante la lotta di liberazione dell’Italia dal fascismo, la tavola rotonda sui temi delle differenze e discriminazioni di genere. Un incontro che parte da diversi interrogativi e che riunisce esponenti del mondo politico e professionale, sotto il segno di un’Italia ancora troppo lontana da un’impostazione antidiscriminatoria.

I dati emersi hanno confermato, infatti, il trend negativo. Sul fronte del lavoro: l’80% dei ruoli elettivi in aziende pubbliche è rappresentato da uomini; su quello della politica: su 1.065 consiglieri comunali solo 146 sono donne. Alle cronache balzano poi, le violazioni della legge Delrio sulla composizione delle giunte che non rispettano la presenza femminile del 40%.

“La partecipazione delle donne alla vita politica dovrebbe essere una cosa ordinaria, non straordinaria. Quando lo si fa presente, però, si rischia di sembrare femministe in un’accezione negativa del termine”, ha spiegato Valeria Fiorentini, delegato Assemblea Regionale Pd Lazio.

Bisogna ripartire dai simboli femminili e dalla cultura intesa come conoscenza, secondo Milena Miranda, tesoriere di Adesso!Italia. “Una delle più belle immagini dell’Italia degli ultimi tempi” ha detto “è stata l’elezione del Presidente della Repubblica Mattarella, momento in cui due donne la Boldrini e la Fedeli, hanno rappresentato le alte cariche dello Stato. Abbiamo bisogno di questi esempi per creare il cambiamento”.

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Proprio Valeria Fedeli, vicepresidente del Senato e un passato da sindacalista, è stata tra le relatrici del convegno alla Casa internazionale delle Donne. “L’errore più grande” ha spiegato “sarebbe quello di considerare quella di genere una discriminazione come tutte le altre. Ancora una volta ribadisco che non servono interventi spot ma regole antidiscriminatorie”.

Secondo Fedeli, la discriminazione è prima di tutto una questione politica che richiama alla responsabilità tutti i soggetti pubblici. “A 20 anni dalla Conferenza di Pechino, che ha visto la partecipazione di oltre tremila donne e che ha affermato la pretesa di guardare il mondo non solo in chiave maschile, ci sono tutte le condizioni per superare le discriminazioni. Un passo importante è stato fatto in questa legislatura che ha donne al potere in posti di prestigio”.

Per Pina Maturani, vicepresidente Gruppo PD al Senato, il legame tra politica e mondo civile è poi fondamentale. “La legge produce cambiamento culturale, pensiamo a quante battaglie sono state portate avanti dall’associazionismo, lotte che hanno dato vita a nuove normative e all’abbattimento di molti pregiudizi”.

Interventi, infine, di Paola Sciocchetti, coordinatrice nazionale Donne e Politica per gli Stati Generali delle Donne, Mirella Casiello, presidente dell’Organismo Unitario Avvocatura e Valentina Mantua, coordinatrice del Forum Sanità del Pd Lazio, le quali – ognuna per il proprio ambito – hanno apportato contributi interessanti al tavolo della discussione.