Ripensare le Pari Opportunità

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Nelle Marche ha ottenuto un feedback positivo il Progetto (RI)ParO

di Catiuscia Ceccarelli

La ricerca, che si è svolta nel corso del 2014, ha avuto come mission quella di riflettere sulla condizione professionale e sul benessere delle donne marchigiane. Un’analisi attenta e mirata che, senza giudicare, ha studiato le criticità di politiche istituzionali a favore delle donne specialmente in ambito lavorativo. 

La realtà della Regione Marche vede un’economia basata su piccole-medie imprese, spesso a conduzione familiare, con meno di 100 dipendenti. Il focus si è concentrato in particolar modo sulle imprese agricole, appartenenti a un settore che in questi ultimi anni sta dimostrando una presenza al femminile sempre più dinamica e numerosa. Scendiamo nei dettagli del progetto con le Responsabili dell’Osservatorio di Genere della Regione Marche Claudia Santoni e Silvia Casilio.

progetto-riparo(Ri)parO – Ripensare le Pari Opportunità. Di che cosa si tratta?
Silvia Casilio: (RI)parO è un progetto dell’Osservatorio di Genere di Macerata, finanziato dall’Assessorato ai Diritti e alle Pari Opportunità della Regione Marche e realizzato in collaborazione con il Comune di Macerata. L’Osservatorio di genere è un’associazione culturale nata nel 2010: si occupa di studi di genere, promozione della cultura della differenza e della cittadinanza attiva. Con questo progetto l’Osservatorio di genere propone di riconsiderare e rivedere questo tipo politiche in un’ottica di superamento teorico dello strumento delle pari opportunità e della ricaduta che esso ha avuto nelle politiche regionali. (Ri)pensare quindi il concetto di Pari Opportunità e predisporre prassi operative più efficaci alla luce dei risultati valutativi ottenuti sono gli effetti che (Ri)paro intende produrre. Il progetto ha avuto inizio a gennaio e si è concluso a dicembre del 2014.

Qual è l’obiettivo principale di questo progetto?
Silvia Casilio: Originariamente il progetto si poneva l’obiettivo di procedere alla valutazione d’impatto rispetto al sesso – strumento fino ad ora quasi del tutto inutilizzato in Italia e parte integrante della strategia di mainstreaming – in riferimento a quelle politiche regionali che hanno implicazioni rispetto al genere. Tale valutazione avrebbe dovuto verificare l’esistenza di differenze tra le donne e gli uomini all’interno di un determinato ambito politico di analisi al fine di eliminare le disparità e promuovere l’empowerment femminile, migliorando la qualità e l’efficacia delle politiche prese in esame. In un primo momento si era deciso di partire dall’analisi del Rapporto sul personale maschile e femminile basato sui dati che, ogni due anni, le aziende con più di 100 dipendenti devono fornire alle Organizzazioni Sindacali e alla Consigliera di Parità Regionale (Codice delle Pari Opportunità tra uomo e donna). Poi, come spesso accade quando si fa ricerca, alcune difficoltà oggettive (quali ad esempio l’impossibilità di accedere ai dati che o non sono stati ancora pubblicati come quelli dell’ultimo rapporto o non risultano consultabili) ci hanno portato a studiare nuovi percorsi per raggiungere gli obiettivi che ci eravamo prefissate. Abbiamo così deciso di concentrarci sulle lavoratrici di due macro settori in particolare: quello tessile/calzaturiero, particolarmente colpito dagli effetti della crisi, e quello del lavoro autonomo. In particolare, ci siamo concentrate sulle imprese agricole, settore che negli ultimi anni sta diventando strategico e che vede una presenza delle donne sempre più dinamica e importante da un punto di vista quantitativo. Questo spostamento del focus ci ha permesso di fotografare a pieno la realtà della nostra Regione la cui economia si basa su piccole-medie imprese, spesso a conduzione familiare, con meno di 100 dipendenti. L’analisi è stata condotta in collaborazione con le tre sigle sindacali, la Coldiretti e la CNA. Alcuni dei risultati del progetto sono consultabili sul sito osservatoriodigenere.com nella pagina dedicata a (RI)parO. Tutti i dati saranno pubblicati a giugno in un e-book in cui convergeranno gli atti del convegno “Lavoro in Genere” del 25 febbraio 2015 promosso a Macerata dall’Osservatorio di genere a conclusione del progetto stesso.

Da dove nasce l’esigenza di questo progetto?
Silvia Casilio : Come già detto il progetto nasce dalla convinzione che sia necessario rivedere e ripensare il concetto delle pari opportunità per raggiungere e ottenere una effettiva parità tra uomini e donne in politica, nel lavoro, nelle Università, nei consigli di amministrazione che ad oggi ancora non c’è nella Regione Marche, ma anche nel resto del Paese. Partendo dall’analisi di alcune disparità di genere (di reddito, di carriera, di inquadramento, di opportunità), su cui la ricerca ha poi messo l’accento, (RI)parO ha scelto come campo di azione il lavoro (nella sua forma dipendente e autonoma) con l’obiettivo di delineare proposte che si spera possano poi arrivare ad “alterare” e “contaminare” le politiche di genere, in una vera e propria categoria di analisi.

Nelle Marche, che tipo di differenze di genere ci sono ancora tra uomini e donne?
Claudia Santoni : Nella Regione Marche le differenze di genere ancora esistono in termini di disparità in molti settori, ed in particolare ancora nel mondo del lavoro. In particolare, la Legge regionale n. 23 del 2012 ha infatti incentivato e promosso atti e ricerche finalizzate ad approfondire e documentare la condizione lavorative delle donne e le situazioni di discriminazione in atto. Il progetto (Ri)parO, coerente con tale finalità generale, ha aperto un’osservazione privilegiata sul lavoro autonomo delle donne nella piccola-media impresa, anche agricola, scoprendo sia le difficoltà di sviluppo come anche le potenzialità economiche di aziende tutte al femminili, nate in anni recenti e capaci di superare e oltrepassare il problema della crisi economica.

Quali sono i settori produttivi in cui emergono maggiormente queste differenze?
Claudia Santoni : Negli ultimi dieci anni le opportunità di lavoro per le donne nella Regione Marche sono cresciute anche se esistono delle criticità. Il settore produttivo dove la presenza femminile è divenuta rilevante è soprattutto quello dei servizi, in particolare servizi alla persona, turismo, commercio e istruzione. Quella che rimane ancora fortemente limitata è invece la domanda di lavoro ad alta scolarizzazione che rende durissimo il cammino delle giovani donne marchigiane dalla scuola superiore prima all’università poi, fino al lavoro qualificato. Permane infatti un diffuso sex-typing lavorativo che rende le alte qualifiche a connotazione maschile determinando una presenza femminile estremamente ridotta nelle qualifiche dirigenziali, ampia invece in quelle impiegatizie e operaie. Leggendo dunque le tendenze sul lungo periodo, si può dire che rispetto al dato nazionale, nelle Marche l’occupazione femminile è più dinamica di quella maschile, quest’ultima in calo negli anni recenti, anche se tale dinamicità non è sufficiente a coprire i gap di genere ancora esistenti.

Non è strano, secondo voi, parlare ancora di differenza di genere in ambito professionale, nel 2015? E’ un problema italiano o prettamente locale?
Claudia Santoni : Parlare di differenza di genere sembra strano perché per una parte delle donne delle generazioni passate l’obiettivo del raggiungimento della parità appariva come raggiungibile. Così non è stato, le politiche di parità promosse non hanno generato un vero e proprio ribaltamento: non abbiamo una effettiva parità in politica, o nel mondo del lavoro e nella pubblica amministrazione. Le maggiori problematiche in ambito professionale sono: la questione delle retribuzioni, più bassa per le donne anche a parità di posizione occupazionale con gli uomini; la maggiore disoccupazione di tipo intellettuale; una penalizzazione nella ricerca di lavoro a causa dell’evento maternità (problema delle dimissioni in bianco); la difficoltà di affermarsi nelle professioni per via di una inadeguata politica di conciliazione famiglia-lavoro; una scarsa valorizzazione delle potenzialità femminili in particolare nei settori del lavoro autonomo e imprenditoriale (più difficoltà di accesso alle risorse finanziarie rispetto agli uomini).

Ripensare le Pari Opportunità?
Claudia Santoni: Per riequilibrare i ruoli occorrerebbe promuovere delle progettazioni di respiro regionale che abbiano il metodo della valutazione ex ante e ex post come principio guida nei vari settori economicamente rilevanti. In questo modo si potranno delineare proposte innovative capaci di incidere sull’intero corpus delle politiche di genere. Non solo, le imprese dovrebbero cogliere sempre di più il valore e l’impatto sociale di una progettazione interna attenta al genere, per attivare misure specifiche di conciliazione e di valorizzazione delle potenzialità femminili. Infine, dovrebbe continuare un’attenzione istituzionale alla lotta contro ogni forma di discriminazione di genere, a partire dai luoghi di lavoro.
Silvia Casilio: La strada da percorrere, a nostro avviso, è quella già avviata del passaggio dal concetto di uguaglianza a quello di parità ma nella differenza, costruendo dei percorsi concreti e innovativi di supporto per la realizzazione di una pari presenza (compresenza) tra uomini e donne nei luoghi di potere, di lavoro, di responsabilità.