Scuole e buona scuola

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di Mariangela Giusti, Docente di Pedagogia Interculturale all’Università di Milano Bicocca

Fra le notizie di oggi, una riguarda l’educazione. Ci dicono i telegiornali e i notiziari che due bambini di sette anni e un’insegnante sono rimasti feriti in seguito al crollo del soffitto di un’aula in una scuola elementare di Ostuni (Brindisi). 

I servizi dei giornalisti riferiscono che i bambini sono feriti in modo “serio”, ma non grave e che l’insegnante si è fatta male scivolando mentre cercava di aiutare gli allievi. I vigili del fuoco hanno dichiarato ai giornalisti che “si è verificato il distacco di 5 metri quadrati di intonaco, per uno spessore di 3 cm collassato all’improvviso, un peso significativo, venuto giù in maniera uniforme”. Sono notizie molto gravi, che rendono addirittura paradossale l’espressione “La Buona scuola” tanto sbandierata dall’attuale ministro dell’istruzione e dal presidente del Consiglio. Quanti motivi, quante cause di errore e di illusione ci sono per non poter parlare di “buona scuola”!! Sì, anche il distacco di cinque metri quadrati di intonaco sulle teste di una scolaresca è un motivo più che valido per NON parlare di “Buona scuola”.

In questa rubrica ci si occupa di educazione e formazione e lo si fa molto spesso con uno sguardo sistemico rivolto alle città, ai luoghi della convivenza, ai luoghi dove l’educazione, la formazione, il piccolo commercio, il mondo del business convivono gomito a gomito, come, appunto: le piazze delle città, le strade, le periferie. Anche le scuole dovrebbero essere luoghi non isolati, dovrebbero essere parte integrante dei panorami urbani (degli etnoscapes, come direbbe Arjun Appadurai). Eppure, le scuole sempre più oramai sono viste da chi vive nelle città come luoghi a parte, dei quali non è necessario interessarsi. Invece è sbagliato, perché dove c’è una scuola c’è movimento, c’è passaggio di persone, c’è il piccolo commercio che vive quotidianamente. Chissà dov’è situata quella scuola di Ostuni: sarà nel centro del paese? Oppure si troverà in una zona fuori dal centro? In una di quelle penose “zone scolastiche” situate ai margini delle città, come a voler isolare la vita degli studenti e dei docenti in uno spazio a sé, lontano dai ritmi della città o del paese.
Tutto questo parlare da parte del Governo di “Buona scuola” dà l’idea di voler costruire un prodotto ideale, una scuola ideale. Ma un prodotto ideale così come una scuola ideale non si costruisce sulla testa delle persone. La mia idea è che in un’epoca come la nostra sempre più tecnologica e sempre più virtuale (dalla quale evidentemente non si torna indietro) c’è bisogno di negoziazione e di controlli reciproci non virtuali ma reali, c’è bisogno di scambi e di comunicazioni fra i diversi ambiti. Essere continuamente all’erta per tentare di individuare le cose che non funzionano: l’intonaco crollato è solo un esempio di come le cose vanno avanti. L’educazione e la formazione dovrebbero essere in grado di fornire lucidità ai minori e agli adulti, non la polvere dell’intonaco, non i calcinacci.