Settore tessile: i controlli del progetto Lavoro Sicuro

stoffe

Si è iniziato da Prato ma le ispezioni nelle aziende cinesi e italiane che operano nel settore verranno effettuati dalle Asl anche in altre zone della Toscana

Dopo l’arrivo degli ispettori le aziende decidono di mettersi in regola. Questo è il risultato più importante ottenuto dall’applicazione del Progetto Lavoro Sicuro. “Il piano straordinario sta dando i primi effetti” ribadisce il Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi. Per ora si tratta solo di una proiezione, in quanto i rilevamenti sono iniziati solo da un paio di mesi e per il momento riguardano solo Prato, ma almeno le aziende che non lo erano, dopo aver pagato la multa si sono messe in regola.

Purtroppo le irregolarità riscontrate durante i controlli sono molte, tanto è vero che solo 30 aziende ogni 100 sono risultate a posto. Tra quelle multate, il 70% è comunque orientato a rientrare nei binari della legalità ma – ci si chiede – se non fossero state controllate, cosa sarebbe successo? In quante avrebbero continuato a tempo indeterminato a non rispettare le regole della sicurezza? E con quali conseguenze? Non per nulla il Progetto Lavoro Sicuro è stato lanciato proprio a seguito del rogo di una fabbrica, la Teresa Moda, in cui persero la vita sette operai cinesi che vi lavoravano – e vivevano.
Il Piano straordinario di controlli è stato avviato da sette mesi e il lavoro che dovranno compiere le ASL durerà a lungo, visto che dovranno effettuare 7.700 controlli entro il 2016, controlli che possono avere effetti importanti, forse anche riuscire a ribaltare l’attuale situazione di irregolarità. Questo se le proiezioni vengono confermate. “Sono proiezioni su dati parziali” spiega il Presidente Rossi riferendosi alle rilevazioni effettuate a Prato, “ma i numeri ci dicono che a Prato qualcosa forse sta cambiando e tra chi già rispettava le norme, chi si adegua dopo o chi ha deciso di aderire al patto per il lavoro sicuro, alla fine oltre il 70 percento delle imprese del distretto parallelo sarebbero orientate a rientrare sui binari della legalità e del rispetto delle regole”.

“A Prato” ha dichiarato Rossi durante l’iniziativa organizzata dalla CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della piccola e media impresa) di Prato l’8 aprile per fare il punto sulle prospettive economiche del distretto, l’integrazione e la sicurezza, “se alle 130 imprese trovate in regola sommiamo le 515 che si sono adeguate a seguito delle prescrizioni e le 165 che hanno aderito al patto per il lavoro sicuro, ne scaturisce una tendenza confortante che potrà trovare sviluppo nei prossimi mesi”.
Durante l’incontro era presente il console cinese Wang Fuguo, anche per via del secondo anniversario dalla nascita di CNA World China, il primo raggruppamento di imprese cinesi in Italia.

Il progetto Lavoro Sicuro ha lo scopo di garantire il diritto dei lavoratori alla sicurezza ma anche quello di far emergere il lavoro nero e mettere in regola i dipendenti. Con questo Piano, verranno scoperte le imprese che non rispettano le regole sulla sicurezza o evadono il fisco.
Verranno controllate 7.700 aziende in tre anni, di cui oltre cinquemila solo a Prato, le altre tra Firenze e Pistoia.
Per realizzare i controlli sono stati assunti a tempo determinato (per i tre anni previsti dal progetto) 74 ispettori delle Asl e sono state coinvolte associazioni di categoria e ordini professionali.
Finora i controlli sono stati quasi 2.000. Per l’esattezza da settembre 2014 a marzo 2015 sono state 1.949 le imprese orientali verificate tra Prato, Pistoia e Firenze. Di volta in volta, agli ispettori della Asl si sono affiancati anche ispettori del lavoro, agenti, forze dell’ordine ed enti.
Particolarmente significativo – si afferma in una nota della Regione – è stato il contributo della Direzione territoriale del Lavoro, presente in 792 casi (soprattutto a Firenze e Empoli) e delle polizie municipali (767 casi, in particolare a Prato).
Tra le aziende controllate ve ne sono 994 (oltre la metà) che si occupano di confezioni e pronto moda, e 535 pelletterie, per lo più tra Firenze ed Empoli.
Un dato particolarmente significativo è che in ben 212 casi gli ispettori si sono trovati davanti a cancelli chiusi e imprese che di fatto non esistevano più.
A Prato, dove i controlli sono stati 894, le imprese già cessate al momento delle ispezioni sono risultate 24 e solo 130 delle rimanenti, il 15%, si è dimostrato in regola. Le altre 740 (1.219 nell’intera area metropolitana) avevano tutte qualcosa che non andava, con 100 sequestri (sui 118 complessivi), 735 prescrizioni e 721 informative di reato, che diventano 1.162 e 1.080 con Firenze e Pistoia. Irregolarità non sempre della medesima gravità.

Tra le irregolarità riscontrate troviamo macchinari non a norma ma soprattutto impianti elettrici fatti di prolunghe o fatiscenti e deficitari (440 casi) – che come abbiamo più volte ribadito negli articoli del nostro giornale sono molto spesso causa di incendi e di incidenti mortali.
Di seguito troviamo scarsa igiene e cucine abusive (114 casi) e la stessa causa che ha provocato la morte dei 7 lavoratori cinesi nell’incendio della fabbrica della Teresa Moda: i dormitori con bombole del gas “abusive”. Si sono infatti scoperti ben 182 dormitori e bombole del gas trovate all’interno degli stanzoni dove non potevano stare.

Solitamente le sanzioni che vengono fatte pagare variano tra i 700.000 euro e 1 milione e 200 mila euro. Il prezzo che devono pagare i lavoratori non in regola può però essere molto più alto: la loro stessa vita.

(D.M.)