Atenei del Sud in calo di iscrizioni

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di Mariangela Giusti, Docente di pedagogia interculturale all’Università di Milano Bicocca 

E’ notizia di oggi, riportata sui maggiori quotidiani nazionali, che le immatricolazioni nelle università del Sud Italia sono in calo progressivo: in dieci anni sono stati persi quasi 45 mila iscritti. La notizia è stata diffusa dall’Anagrafe degli studenti del ministero dell’Istruzione. Rispetto al 2004/2005 nell’anno accademico in corso i diplomati che hanno deciso di proseguire gli studi sono calati del 27,5% su base nazionale. Ma al Sud le cose vanno peggio: -56% in Abruzzo, -52% in Molise, -50% in Sicilia, ecc. Questi sono dati negativi sia per la popolazione studentesca nel suo insieme sia per la vita stessa delle città dove sono presenti le università. Il rischio è che qualche Ateneo debba chiudere “desertificando” il territorio. Riguardo alle cause, gli esperti affermano che gli iscritti sono sempre meno per il divario economico rispetto al Nord e che chi si iscrive decide di farlo dove pensa di avere più possibilità lavorative, cioè presso le università del Nord, appunto. C’è da aggiungere che anche le politiche per il diritto allo studio in Italia non sempre e non ovunque sono sufficienti. 

Tutto questo è vero, però a volte le istituzioni educative superiori fanno fatica a rinnovarsi e così un po’ per volta perdono attrattiva nei confronti dei nuovi giovani. Per esempio, un bel progetto che ha avuto l’obiettivo di rinnovare l’offerta culturale di una istituzione culturale storica verso fasce di pubblico nuove e differenziate è quello proposto dalla Pinacoteca di Brera ( è stato denominato, non a caso: “Brera , un’altra storia”): un progetto educativo avviato nel 2012 per sviluppare nuovi percorsi interculturali e produrre nuovi sussidi audiovisivi permanenti per la visita al museo. Gli attori del progetto sono il Ministero, la Pinacoteca di Brera (sezione Servizi educativi); un gruppo di otto mediatori (provenienti da Bosnia, Brasile, Egitto, Filippine, Italia, Perù, Senegal, Ungheria) con diverse esperienze di migrazione. Perché è un progetto innovativo che potrebbe dare qualche idea anche a qualche università storica?
Perché ha sviluppato percorsi innovativi all’interno di una tradizionale pinacoteca di arte antica, individuando e promuovendo nuovi livelli di accessibilità, creando più familiarità tra il museo e una parte di pubblico sottorappresentata (adulti migranti), incoraggiando la loro partecipazione. Gli obiettivi principali di “Brera, un’altra storia” sono stati: favorire l’accesso al museo a nuove fasce di pubblico; sviluppare il potenziale interculturale delle collezioni; accreditare I mediatori museali come interpreti delle collezioni in chiave interculturale; sollecitare nuovi modi di vedere le collezioni in tutti i visitatori (italiani o migranti, abituali o occasionali).
Il percorso progettuale si è basato su un approccio partecipativo: i membri del gruppo di lavoro (storici dell’arte, esperti esterni, mediatori) hanno messo in dialogo le proprie diverse prospettive, esperienze e conoscenze; sono stati costruiti percorsi che possono aiutare tutti i visitatori a esplorare la complessità stratificata di significato, i molteplici intrecci culturali racchiusi nelle opere. Sono stati individuati alcuni temi chiave, ricchi di potenzialità evocative: il viaggio, l’incontro, la maternità…; facendo centro su di essi le narrazioni hanno messo in relazione la biografia dell’opera e del suo autore con la biografia personale del mediatore.

La progettazione partecipata inserisce la voce e la cultura del mediatore nel processo interpretativo delle opere e le loro narrazioni sono state inserite nella programmazione permanente del museo, fanno parte delle audioguide a disposizione del pubblico. Lo strumento narrativo promuove un diverso modo di guardare le opere: I visitatori che hanno partecipato ai percorsi sono più consapevoli del fatto che le opere d’arte non sono solo campo di sapere specialistico, non sono separate dalla vita quotidiana, ma hanno qualcosa da trasmettere.
Questa è una dette tante maniere possibili per rendere attuale un’istituzione museale, per renderla attrattiva e vicina. Chissà che (forse) alcune università si siano chiuse troppo su se stesse? Secondo alcuni esperti, i dati sulle immatricolazioni in calo dicono che sono premiati i sistemi territoriali con più università che collaborano e competono allo stesso tempo, in una dimensione di apertura verso il territorio, verso le città.