Buona Scuola? Gli insegnanti protestano in tutta Italia

Manifestazione-scuola

Questa riforma, portata avanti dal Governo Renzi, non incontra il favore di migliaia di persone che nella scuola lavorano ogni giorno – o sarebbero abilitati a farlo. Donna in Affari offre il punto di vista diretto degli insegnanti che hanno protestato facendo scrivere questo articolo a

Francesca Izzo, giornalista e insegnante


 

La riforma  “La buona scuola” passa l’esame della VII commissione cultura la sera del 9 maggio. Renzi va avanti come un treno, vuole che il suo sia ricordato come il governo del fare, delle riforme. Poco importa se si dovrà passare sul cadavere delle migliaia di precari rimasti fuori dalle assunzioni ovvero coloro che, pur avendo conseguito un’abilitazione attraverso corsi abilitanti (laurea in scienze della formazione primaria, tfa, pas) per entrare in ruolo dovranno superare un concorso.

Che siano tre fischi o 500.000 persone a protestare nelle piazze d’Italia, per il governo e il suo staff è lo stesso: si tratta sempre di dissidenti, che non hanno capito il testo del DdL, che rifiutano il cambiamento; sono una “minoranza”, anche se le scuole rimangono chiuse il giorno dello sciopero generale, anche se un fiume umano attraversa le strade delle città di Roma in difesa della libertà d’insegnamento e i cieli si riempiono di palloncini colorati.  

Nel frattempo il sottosegretario del MIUR Faraone difende la buona scuola a colpi di slide e di twitter mentre il Ministro della pubblica istruzione non esita a definire “squadristi” i manifestanti.  Non c’è nemmeno un reale confronto con i sindacati: le modifiche apportate al DdL sono irrilevanti e non ne scalfiscono l’impianto. Restano i superpoteri ai presidi, che da ora in poi saranno chiamati a  scegliere il loro staff di insegnanti, senza alcun rispetto per punteggi e graduatorie. In che modo verrà garantita la libertà d’insegnamento prevista dall’articolo 33 della Costituzione? Sono reali le preoccupazioni degli insegnanti che denunciano tratti di incostituzionalità nella riforma?

Inoltre, senza voler mettere in discussione la buona fede di molti dirigenti,  che alcuni possano cedere alle lusinghe del clientelismo e del nepotismo dobbiamo metterlo in conto. E chi controllerà il loro operato? Non ci è dato sapere…

Le graduatorie ad esaurimento (composte da vincitori di concorso e docenti abilitati attraverso corsi che hanno valore concorsuale) non avranno più valore ai fini dell’assunzione, quindi saranno chiuse, il 1 settembre del 2015 (articolo 8 comma 10 del ddl scuola). Tuttavia la riforma prevede l’assunzione a tempo indeterminato di 100.701 docenti a fronte dei circa 128.000 circa presenti in gae. Dal piano assunzioni rimangono in sospeso circa 23.000 insegnanti dell’infanzia, che dovrebbero seguire un fantomatico progetto 0-6 di cui ancora non si sa nulla, e gli educatori presenti in Gae che non vengono nemmeno menzionati. Nonostante le rassicurazioni in merito, non viene eliminato il comma 5 dell’articolo 8 in cui si dice che “in caso di indisponibilità di posti non si procede alle assunzioni”. Comma che di fatto non avrebbe ragione di esistere se per tutti gli iscritti in Gae fosse prevista l’assunzione!

C’è invece un’apertura per gli idonei – non vincitori del concorso 2012, che verranno assunti dal 1 settembre 2016.

Assunzione sì, o almeno così sembra, ma a che prezzo? I docenti neo immessi verranno inseriti in un albo territoriale da cui il dirigente potrà attingere, selezionando quelli che ritiene gli insegnanti più preparati. L’anno di prova sarà selettivo e non potrà essere ripetuto. Ogni  tre anni il dirigente dovrà scegliere se riconfermare il docente o farlo confluire nuovamente nell’albo territoriale. Cambieranno le regole della mobilità anche per gli insegnanti già in ruolo prima del settembre 2015: i docenti non chiederanno più una scuola specifica ma entreranno nell’albo e sarà il dirigente a proporre loro un incarico.

Altro elemento di criticità del DdL è il 5 per mille che potrà essere devoluto ad una specifica istituzione scolastica: ciò contribuirà ad aumentare il divario tra le scuole del centro e quelle di periferia.

La riforma agevola inoltre le scuole private, dal momento che le famiglie con figli iscritti alle paritarie potranno detrarre il 19% dalle spese scolastiche.

I docenti promettono battaglia, i sindacati minacciano il blocco degli scrutini. Intanto “La buona scuola” prosegue il suo iter parlamentare e passa al vaglio della Camera.

{gallery}2015/C9-946G{/gallery}