La burocrazia costa ai giovani imprenditori 2,6 miliardi l’anno

Marco-Nardin

Il Rapporto di Confartigianato sull’e-gov non dà buoni risultati: per quanto riguarda la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione l’Italia risulta tra gli ultimi Paesi europei e solo il 36% degli italiani usa i servizi online

“Riusciranno i nostri eroi…?” Così iniziava il titolo di un film di tanti anni fa entrato ormai nell’uso comune per indicare, scherzando, quando una cosa risulta particolarmente difficile da realizzarsi pur essendo abbastanza semplice.  E tale è diventata la lotta alla burocrazia, nonostante tutti i bei discorsi, gli scintillanti programmi e le migliori intenzioni. In poche parole: ridurre tempi e costi della burocrazia con i servizi pubblici on line è ancora una chimera. Sono pochi e insoddisfatti gli italiani che usano la Rete per dialogare con la Pubblica Amministrazione: soltanto il 36% della popolazione utilizza Internet per interagire con lo Stato. Questa percentuale ci vede al terzultimo posto nella graduatoria dei 28 Paesi UE dove la media di utilizzatori di Internet per i rapporti con la PA è del 59%. Peggio di noi fanno la Bulgaria (36%) e la Romania (17%).

Sono questi i risultati di un rapporto di Confartigianato presentato il 9 maggio 2015 a Milano all’Assemblea dei Giovani Imprenditori di Confartigianato, dal titolo “DNA – Digital Network Artigiano”, durante la quale è stato presentato il ‘Manifesto dei nuovi artigiani del XXI secolo’ che disegna l’identikit dei piccoli imprenditori dell’era digitale che non rinunciano ai valori della tradizione manifatturiera Made in Italy.

Secondo il rapporto di Confartigianato, i servizi online della PA sono utilizzati dall’85% delle imprese: si tratta di una quota inferiore di 3 punti rispetto alla media Europa, ma il divario con l’Europa aumenta per alcune tipologie di servizi: per le dichiarazioni Iva e contributi in via elettronica gli imprenditori italiani sono il 33% in meno rispetto alla media dell’UE a 28. L’invio telematico di moduli compilati vede le imprese italiane distanti di 16 punti percentuali dal resto d’Europa. Quanto poi a scaricare moduli dai siti della PA e offrire beni e servizi il gap con l’Europa è di 4 punti percentuali.

“I ritardi dell’e-gov” ha sottolineato Marco Nardin, Presidente dei Giovani Imprenditori di Confartigianato “non contribuiscono a migliorare la situazione delle imprese italiane che pagano a caro prezzo le complicazioni della burocrazia italiana: 30.980 milioni l’anno. Soltanto per le 578.947 imprese guidate da giovani si tratta di un costo annuo pari a 2.588 milioni di euro. Ci auguriamo che il Disegno di Legge di riforma della PA venga rapidamente approvato entro l’estate per poter imprimere una svolta anche sul fronte della cittadinanza digitale”.

Le lentezze nella digitalizzazione della PA – spiega Confartigianato – si riflettono sul basso utilizzo di Internet per compilare e spedire moduli burocratici: appena il 18% degli italiani ha usato questa modalità per ridurre il tempo in coda agli uffici pubblici. L’Europa ci batte con una media del 33% e peggio di noi fanno la Repubblica Ceca (14%), la Bulgaria (13%), la Romania (6%).

Come evidenzia il grafico, tra gli italiani che svolgono pratiche online prevale l’insoddisfazione per la qualità del servizio offerto dalla PA. Il 31% di coloro che ha utilizzato Internet per interagire con gli uffici pubblici si dice deluso per 4 motivi:

–       difficoltà di trovare le informazioni,

–       scarsa utilità delle informazioni stesse,

–       difficoltà a comprendere lo stato di avanzamento della pratica,

–       difficoltà nell’utilizzo dei servizi disponibili sul sito web.

 

Qualche progresso, tra il 2010 e il 2014, è stato compiuto: gli internauti italiani con rapporti online con la PA sono aumentati del 4%. Restiamo però molto distanti dagli sprint compiuti dalla Spagna, dove gli utilizzatori di servizi pubblici online sono aumentati addirittura del 12%, e dal Regno Unito dove sono cresciuti del 10%.

Anche i giovani, nonostante la loro maggiore propensione all’utilizzo della Rete, frequentano poco gli uffici pubblici on line. Gli under 35 che ottengono informazioni dai siti web della PA sono il 24,3% dei giovani internauti, quelli che scaricano moduli della PA sono il 21,1% e si scende drasticamente al 14,1% per i giovani che effettuano pratiche complete, come spedire alla PA moduli compilati.

A livello regionale, la maggiore insoddisfazione si registra in Puglia (38% degli utilizzatori di servizi on line della PA), seguita dall’Abruzzo (36,9%), Sardegna (34,8%), Molise (34,7%).

Le cose vanno meglio in Valle d’Aosta con il 18,6% degli utenti insoddisfatti, Bolzano (20,8%), Trento (24,7%), Liguria (27,9%), Lombardia (28%).

Il Manifesto dei giovani imprenditori

Con la presentazione del rapporto, in occasione dell’Assemblea dei Giovani imprenditori è stato presentato anche il ‘Manifesto dei nuovi artigiani del XXI secolo’, che disegna in 8 punti l’identità dell’imprenditore artigiano che si proietta in un futuro sempre più tecnologico e digitale. Una sorta di guida, un vademecum per insegnare ai giovani cosa è davvero l’impresa artigiana e per aiutarli ad avviare un’attività in proprio.

Il Manifesto infatti – spiega Confartigianato – ‘fotografa’ il Dna dell’artigianato, estraendo gli 8 ‘geni’ che ne hanno caratterizzato la storia millenaria e che lo rendono protagonista dell’economia globalizzata.

Si comincia con l’obiettivo dell’artigiano, che consiste nel realizzare prodotti e servizi ben fatti, e si continua con “il suo stretto rapporto, naturale e costitutivo, con il bello e con l’arte”.

Nel “patrimonio genetico” dell’artigiano c’è poi la continuità nel tempo, con ciò che produce e il suo lavoro che ha un valore di per sé, mentre il profitto è uno strumento e non un fine dell’impresa.

Al quinto punto del Manifesto troviamo la capacità dell’artigiano di rispettare la tradizione coniugandola con una forte propensione all’innovazione. E, ancora, la forte vocazione al lavoro di squadra tipico della cultura artigiana. La tecnologia, poi, è “lo straordinario strumento di lavoro utilizzato per rafforzare la produzione artigiana” che si realizza, all’ottavo punto del Manifesto, in un luogo di lavoro che è parte integrante del territorio in cui opera l’imprenditore.

“Il Manifesto” ha sottolineato il Presidente dei Giovani Imprenditori di Confartigianato, Marco Nardin  “è una sorta di ‘carta d’identità’ dell’artigiano del XXI secolo che serve per riconoscere le nostre radici, i nostri valori e trasmetterli alle nuove generazioni. L’artigianato ha attraversato la storia ma è tutt’altro che un residuo del passato. Oggi tutti ne riscoprono i valori. E proprio su questi valori si fonda il Manifesto per fare dell’artigiano l’imprenditore del futuro, artefice, protagonista e ambasciatore della qualità Made in Italy, per rilanciarne la competitività e dire ai giovani che nell’artigianato esiste un futuro di lavoro gratificante, che sulle proprie abilità, competenze, passioni si può costruire un avvenire”.

 

(D.M.)